La forza della testimonianza

frana quindici maggio 98

La giornata di oggi è dedicata a chi è morto per raccontare. E a tutti i reporter che rischiano la vita o la prigione nel tentativo di descrivere i mali del mondo. Ho fatto questa vita per oltre trent’anni e se ho riproposto questa foto non è per smania di protagonismo, ma perchè da sola rappresenta il lavoro vero di un cronista. Non un posto esotico, ma una parte di quest’Italia bellissima e fragilissima: Quindici, tra frana e camorra. E un rifugio d’emergenza, sfuggendo al fango, per mettere ordine agli appunti, su un taccuino come ai vecchi tempi. Con grande orgoglio dico pure che quest’immagine mi ricorda qualcosa di simile appartenuta a Montanelli e, guarda caso, anche a Domenico Quirico per il quale l’angoscia è attuale. Il simbolo insomma dell’impegno dei vecchi cronisti e di un mestiere che forse è sparito. Fuori dai riflettori, la religione della notizia, la partecipazione emotiva ma un’analisi onesta, senza parteggiare per nessuno se non per la verità. Sottovoce. Un unico scopo: la testimonianza.  Il dovere di raccontare Professione Reporter

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8 thoughts on “La forza della testimonianza

  1. Mi permetto di inserire una piccola testimonianza su un Giornalista assassinato trenta anni fa, nel pieno rispetto e considerazione di tutti gli altri che hanno subito simile fine.

  2. In questo post vero e anche doloroso non ci servono tante parole, le hanno scritte loro per noi. Rispetto e silenzio per tutti quelli che non ci sono più.Grazie.
    @ Walter grazie per il video, dice delle verità.

  3. La foto di Pino non è una semplice foto, è un racconto.

    Credo che raccontare asetticamente, senza aggiungere una propria personale convinzione, sia impossibile. Ma quando un cronista scrive in buona fede, quando ci mette dentro il talento, l’etica e il coraggio di dire cose scomode, allora è un grande cronista.

    Ringrazio Walter per aver ricordato Fava. Pippo Fava è morto perché era scomodo, e non condizionabile. A parte l’aver dato il nome alla strada dove fu assassinato, è stato colpevolmente (volutamente) dimenticato. Forse perché il più importante editore regionale, di allora e di oggi, gli fu sempre nemico: nonostante quello che Fava rappresentava in quegli anni, il giorno dopo il quotidiano “La Sicilia”, dell’editore di cui sopra, ipotizzò un delitto passionale…

  4. Mi sento piccolo di fronte a uomini che lasciano le nostre sicurezze e comodità per buttarsi in situazioni di guerra e di rischi estremi. Io non avrei questo coraggio.

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