Mr. Enjoy è un’offesa per tutti

gianluca-vacchi-su-buzzfeed-917753_tnSono sorpreso, ma soprattutto angosciato per quei dodici milioni di followers. Dico 12 milioni, una popolazione superiore a Cuba, Grecia, Portogallo e Ungheria tanto per dire. Mai stato moralista, ma il fenomeno di tal Vacchi non riesco proprio a concepirlo. Ho seguito a fatica le vicende di Corona, di certi tronisti e assistito allibito alle performance di personaggi inventati dai social, ma tutti comunque avevano un perché. Non conosco bene la storia ma da quel che so mr. Enjoy è uno nato ricco, che non è una colpa, ma che ha saputo dilapidare tutto e questa lo è. Brutto, volgare, improbabile adesso gli hanno bloccato quel che resta dei soldi e lui ride, balla, prende in giro la legge e gli onesti. Eroe degli sfigati ha azzerato tutti i valori e questo mi preoccupa. Esalta l’illusione che chiunque può diventare qualcuno, ricco, amato, coccolato purchè riesca ad andare oltre: sui tatuaggi, sui balli, sulle zozzerie. Non basta la curiosità a giustificare tanto interesse e certamente le colpe ricadono sui grandi media che l’hanno seguito manco fosse Mick Jagger. Per fortuna qualche segnale in controtendenza arriva. Briatore, quello che ama i ricchi, lo ha pagato 25 mila euro l’altra sera al Twiga di Montecarlo. Ma la pista era vuota.

Ma come può piacere uno che sembra uno scherzo della natura?

I nipotini di Kabul

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Shafiq mi ha mandato stamattina la foto dei figli, Sael e Florence. Sono passati dieci anni esatti da quando li ho visti l’ultima volta. E sedici da quando ho conosciuto Shafiq. Era un ragazzino, adesso è padre di famiglia, ma gli amici non si dimenticano: ne abbiamo passate troppe insieme. Felice dunque di vedere come sono cresciuti i “nipotini” ma molta tristezza sapendo che quel batuffolo che sorride tra qualche anno si metterà un burka addosso e sarà un essere che cammina. L’Afghanistan sta in guerra da sempre ma il suo destino evidentemente è segnato.

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Gli angeli del nostro tempo

Sono stato per anni testimonial di Piero Guidi, e lo dico con grande orgoglio. Essere stato scelto, insieme ad  altri valenti colleghi, per rappresentare quei giubbini da reporter è in qualche maniera un riconoscimento. Una volta stavo a Urbino e ho voluto conoscere lo stilista. Sono passato attraverso quei giganteschi “angeli del nostro tempo” e ho conosciuto quest’imprenditore così bravo e così silenzioso, come tutti i marchigiani che valgono. E’ sceso da qualche ufficio in alto, è stato simpatico e generoso. A dimostrazione che lo apprezzavo da tempo, gli ho fatto vedere una delle prime borse firmate da lui, quasi agli esordi, che avevo comprato. “Un cimelio” aveva esclamato sorpreso e me l’ha chiesta in cambio di una nuova, e l’ha messa nel suo “museo”, probabilmente sta ancora lì. Adesso ho scoperto che io sono più vecchio di lui e che purtroppo gli è capitata la più grande disgrazia che può capitare a un padre: suo figlio, Giacomo, ha deciso di raggiungere quegli angeli che lui stesso aveva disegnato. Gli sono vicino, con infinito affetto. Un po’ mi sento della famiglia.

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(Nella foto, con un giaccone Guidi a Teheran)

La storia di una famiglia e di una grande azienda