Gli angeli del nostro tempo

Sono stato per anni testimonial di Piero Guidi, e lo dico con grande orgoglio. Essere stato scelto, insieme ad  altri valenti colleghi, per rappresentare quei giubbini da reporter è in qualche maniera un riconoscimento. Una volta stavo a Urbino e ho voluto conoscere lo stilista. Sono passato attraverso quei giganteschi “angeli del nostro tempo” e ho conosciuto quest’imprenditore così bravo e così silenzioso, come tutti i marchigiani che valgono. E’ sceso da qualche ufficio in alto, è stato simpatico e generoso. A dimostrazione che lo apprezzavo da tempo, gli ho fatto vedere una delle prime borse firmate da lui, quasi agli esordi, che avevo comprato. “Un cimelio” aveva esclamato sorpreso e me l’ha chiesta in cambio di una nuova, e l’ha messa nel suo “museo”, probabilmente sta ancora lì. Adesso ho scoperto che io sono più vecchio di lui e che purtroppo gli è capitata la più grande disgrazia che può capitare a un padre: suo figlio, Giacomo, ha deciso di raggiungere quegli angeli che lui stesso aveva disegnato. Gli sono vicino, con infinito affetto. Un po’ mi sento della famiglia.

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(Nella foto, con un giaccone Guidi a Teheran)

La storia di una famiglia e di una grande azienda

E la gente mica ha gli orecchini al naso

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I famosi analisti, quelli che vivono di pane e politica, hanno parlato subito di ritorno al bipolarismo. Molto più ruvidamente si può dire che i risultati di queste amministrative, per quel che contano, hanno dimostrato che i partiti faranno pure schifo ma la situazione è difficile e per uscirne c’è bisogno della politica, e non dell’antipolitica che fa solo macerie. Sinistra o destra sono due visioni diverse naturalmente di vedere le soluzioni, mentre se rottura deve essere allora, come a Lucca, ci si affida a Casapound piuttosto che ai pentastellati. Il popolo, alla fine, resta sovrano e diffida sempre dei tripli salti mortali. Sembra che beve tutto (adepti a parte) ma poi fa i conti fra le promesse e i risultati.

Non ci voleva molto a capirlo e Grillo infatti lo ha capito subito, anche perché il primo schiaffo gli è arrivato a casa: un anno esatto dopo i trionfi, il sogno e le ambizioni dei cinquestelle si sono accartocciati su se stessi. Renzi di cavolate ne ha dette tante ma gli va riconosciuta una battuta fulminante: “Esci dal blog”. Ecco, usciti dal blog sono venuti fuori tutti gli equivoci di un movimento inaffidabile, che ha tradito tutte le aspettative, honesti solo con gli altri, volgari, presuntuosi, arroganti, maestri nel gioco delle tre carte, ma soprattutto incapaci. Inutile girarci intorno: la gestione centralistica dei capataz (c’è chi direbbe fascista), le faide interne che nascondono tanta voglia di potere, i fasullissimi uno-vale-uno mentre al massimo comandano in due,  hanno avuto il loro peso ma è principalmente l’incompetenza la chiave di volta del fallimento. Il tentativo di porsi come nuova forza moderata è stato controproducente e addirittura goffo. Insomma, i grillini non sono capaci di governare. Dopo un anno il mantra della “colpa di chi c’era prima” non regge più. La gente infatti ora si domanda: e dov’è allora il cambiamento? Sicuramente è presto per dichiarare il definitivo declino del movimento, ma il primo sonoro vaffa è comunque fragoroso.

Rai, è tornato il metodo Agnes

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In questo panorama infettato di politica, naturalmente l’interpretazione della nomina di Orfeo a dg della Rai è tutta legata ai giochi di potere. Invece io voglio vederla sotto un piano aziendale. E non posso che essere soddisfatto: finalmente si è ripresa un’antica abitudine che ha incassato a suo tempo tanti successi. E’ la linea interna, portando ai vertici oltretutto proprio i direttori del tg (allora unico): Villy De Luca, Pasquarelli e soprattutto Biagione Agnes di cui Orfeo è anche conterraneo. Evitiamo intanto due equivoci di fondo: la politica non potrà mai essere fuori finchè l’editore della Rai resterà il Parlamento e le “divagazioni” amministrative hanno sempre portato disastri come ai tempi dei professori quando la Moratti (c’ero) ordinò un’indagine per stabilire quanto costasse un’ora di televisione, come fossero scatolette di pomodoro. Per evitare dubbi corporativi diciamo che vanno bene anche dirigenti come Leone, Cappon o Fiorespino, nati e cresciuti sotto il segno del cavallo, sicuramente gente che sa muoversi dentro viale Mazzini. Ma non manager caduti chissà da dove che non sanno proprio dove mettere le mani. Credo che nella folle corsa al dirigente esterno Dall’Orto abbia battuto tutti, umiliando la parte operativa. Si merita come commiato un’indovinata battuta di Fiorello: “Ai vecchi tempi se un capellone così si fosse avvicinato al palazzo lo avrebbero arrestato i carabinieri”.

Mario Orfeo ha già dimostrato di essere una persona equilibrata, sia pur di carattere. Il record di ascolti del Tg1 non è certo casuale, così come il livello dei suoi probabili successori, Di Bella o Ferragni li conosco bene, sanno a memoria la macchina. E a chi fa già girare la battuta che il nuovo dg “sa tenere testa ai grillini” mi vien da rispondere che sicuramente saprà tenere testa alla mia amica Maggioni che proprio non si adatta a un ruolo di mera rappresentanza /che si credeva?). E a proposito di grillini certo non può che far sorridere l’ennesima performance del prode Freccero che offre la sua candidatura vantando una competenza superiore pronto a dimostrarla di fronte al presidente della commissione di vigilanza. Ridicolo per tanti motivi ma soprattutto perché quale competenza può avere proprio quel Fico che solo a pensare che sta sulla poltrona di Zavoli viene la pelle d’oca. E poi non sono forse loro i protagonisti nazionali del festival dell’incompetenza?

Infine, a margine: non era Dall’Orto l’uomo di Renzi e adesso lo è Orfeo? Se è vero che il toscanaccio è così tanto democristiano, umilmente gli suggerirei di ereditare una storica battuta dell’imbattibile Andreotti: “Salvo le guerre puniche mi hanno accusato di tutto”. A Renzi forse pure quelle.