La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’ultimo scherzo

“Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. (Enzo Baldoni)

L’annuncio arrivò di sera, sette anni fa. Ora di Baghdad, naturalmente: una riga, a scorrere, su al Jazeera che metteva fine alla vita spericolata generosa follemente curiosa di una balena. Avrei tante cose ancora da dirvi di lui: sui misteri irrisolti soprattutto, sui semi che ha lasciato, anche su questa foto che – ormai lo posso confessare – gli scattai quasi come sberleffo, come si fa tra ragazzini per rispondere alle tante che lui faceva a me nonostante l’inferno che ci avvolgeva. “Sai, tu sei famoso potrebbero risultarmi utili….” mi diceva bersagliandomi divertendosi ai miei scongiuri senza sapere che invece sarebbe stata questa, la mia a lui, a entrare purtroppo nella storia (le sue a me non le ho viste e non le vedrò mai purtroppo). Di Enzo è stato detto tutto, ma sicuramente prevale la sua grande infinita ironia. Capace di cazzeggiare su qualsiasi cosa e su qualsiasi persona. Talmente piena e coinvolgente quella voglia di giocare che preferisco allora credere a uno scherzo, alla solita goliardata baldoniana. Insomma, che si ripresenti all’improvviso e ci prenda per i fondelli, alla faccia anche di quel funerale a Preci fatto per far contento suo padre, uomo all’antica, un tipo proprio in gamba per fare un figlio così. E anche, magari, per fare la conta degli amici veri (tranquillo, erano tanti). Enzo, ti voglio bene. I blog paralleli

Filed under: baldoni

Quell’intervista a Moqtada al Sadr

All’inizio sembrava una specie di “trota”, insomma solo un ragazzotto che sfruttava un nome pesante, di alto lignaggio religioso: al Sadr. Talmente importante da sostituire il nome di Saddam nel quartiere sciita più popoloso di Baghdad. Poi comincia a girare voce che è stato il giovane Moqtada a far fuori il vecchio ayatollah, poi che aveva inventato l’esercito del Mahdi per infilarsi nella grande torta, poi che aveva ordinato la strage di Nassiryia per far saltare l’accordo con gli italiani, poi ha resistito per mesi all’assedio degli americani. Ora, dopo tre anni di autoesilio in Iran, è tornato a Najaf e ha ricominciato a urlare contro gli invasori, ricopiando lo slogan scritto già otto anni fa, subito dopo l’occupazione, sotto la statua divelta del dittatore. La mente non può che correre all’idea pazza di un mio amico pazzo come Enzo Baldoni che si era messo in testa di intervistarlo. Forse è morto proprio per quel sogno perchè si è trattenuto un giorno di più a casa sua, a Kufa. Peccato che non gli è riuscita, perchè Enzo gli avrebbe fatto sicuramente le domande giuste. Peccato di tutto, accidenti.

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Dalla Mesopotamia in Valnerina, il lungo viaggio di Enzo Baldoni

Preci. Non so da dove cominciare perchè in realtà non avrei voglia di scrivere niente. Non sono venuto qui a raccontare, ma solo per un fatto assolutamente privato, l’appuntamento preso tanto tempo fa con un amico “grande sola” che è arrivato con un leggero ritardo, appena sei anni e mezzo. Solo che Enzo di amici ne ha sempre avuti un mucchio, ce n’erano tanti oggi ma tantissimi non ce l’hanno fatta e allora bisognerà pur dire a chi non c’era cos’è successo. Comincerei come succedeva con lui, partendo da molto lontano. Per esempio dal sole che brillava sulla neve dei Sibillini, dai bicchieri di vino, dal coro che è venuto apposta da Milano. C’era pure la televisione in pompa magna, addirittura in diretta per il Tg Umbria, ma facciamo finta di niente sennò Enzo si storce. E allora che vi racconto, del rappresentante della comunità islamica venuto a rappresentare il dolore per una vittima innocente della violenza. O del gruppo nascosto ma mica tanto della Zonker zone che già ha in animo di fare un funerale a Milano come quello auspicato dal Baldoni, insomma una grande festa, senza lacrime nè parole di conforto. Ci sarebbe anche da dire del prete che in fondo ha fatto un bel discorso, vero. Per tutto il tempo il mio sguardo è passato dal padre alla figlia di Enzo, facce così struggenti ma somiglianti per quell’orgoglio evidente di avere il sangue di un uomo speciale. C’era tutta la famiglia, c’erano amici, colleghi (Deaglio, che ancora aspetta il pezzo da Najaf, la Sgrena) ma gli occhi e il cuore alla fine sono stati tutti per Giusi, la moglie di quel cronista straordinario e un pò folle che ha deciso di passare l’ultimo mese di ferie della sua vita in Mesopotamia invece che qui nella tranquilla Valnerina. Ha detto Giusi, commossa, dall’altare:  ”Pensavo all’inizio di fare una cosa intima, solo noi strettissimi, ma poi ho deciso che il ritorno di Enzo andava condiviso con tutti quelli che gli hanno voluto bene. Beh, adesso che sto in mezzo a voi sono contenta della scelta”. Sono convinto che anche ad Enzo sarebbe piaciuto, nessuno a parlare della sua morte come se non fosse mai avvenuta ma solo di lui e delle sue imprese, perchè giocava a fare il bastardo ma in fondo voleva soltanto fare casino e tutta questa caciara gli avrebbe fatto passare una bella giornata. E la televisione poi, tutti quei flash: non dimentichiamo che era pure fanatico. Avrebbe molto apprezzato anche l’ultimo pensiero: una lapide a forma di balena. Uno come lui se pure il destino l’ha costretto a riposare troppo presto mica poteva avere una lapide qualsiasi. Le foto

(Se proprio devo concludere con una considerazione personale, aggiungerei che proprio non riesco a vedere Enzo dentro una bara. Preferisco ricordarlo come l’ultima volta che l’ho visto, tanto distante da qui, in quella moschea coloratissima di Kufa in mezzo ai feriti. E lui felice di aiutarli). Il video

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