La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Gli ultimi giorni di Enzo

Sono passati otto anni, mica pochi. Eppure quando agosto comincia ad inoltrarsi, il pensiero fatalmente va ad Enzo. Ricostruisco con la mente, giorno per giorno, quell’amicizia forte ma troppo breve. Oggi è il 17? Quel giorno, il 17 agosto del 2004, stavamo ancora insieme in una Baghdad così infuocata che il caldo di questi giorni sembra uno scherzo. Un giorno di pausa, si fa per dire, in una città martoriata dai combattimenti. Ero stato a trovarlo il giorno prima in ospedale ed era nata lì l’idea…dei blog paralleli, due modi diversi di vedere la stessa realtà. Senza sapere che quella sarebbe stata l’ultima settimana della sua vita.

(questo comunicato viene emesso a blog unificati stante la grave situazione di guerriglia urbana in cui versa baghdad) – che carino, pino scaccia. è venuto a trovarmi all’ospedale assieme al suo autista mahdi e al grande operatore norberto sanna (eravamo scesi a  vedere la bomba la prima notte, ricordate?), sfidando le battaglie che oggi bloccano baghdad: quattro ponti bloccati, sparatorie in strada, elicotteri che sparano sui viali. mi ha fatto anche qualche domanda (quali sono le mie salsicce preferite, se è vero che odio i pigiami color lavanda, se secondo me sono meglio le discoteche della versilia o quelle di rimini) così stasera dovreste vedermi nei numerosi tg che lo stakanovista cura nei ritagli di tempo lasciatigli dai suoi numerosi blog. Enzo G. Baldoni  da Bloghdad

(mio padre mi crede ad amman. qualcuno lo avverta, per favore.)

20 comments on “Gli ultimi giorni di Enzo

  1. Rosaria
    17 August 2012

    :(

  2. anna maria
    17 August 2012

    <3

  3. Mirko
    17 August 2012

    Me lo ricordo quel post a blog unificati. Mi ricordo tutto quel periodo. Come se fosse ieri.

  4. Tytty
    17 August 2012

    manca…
    Ty

  5. Francesco Roccaforte
    17 August 2012

    Ogni fine agosto e’ Enzo. Insopportabile caldo (ancora) incubo.

  6. pipistro
    17 August 2012

    anche blogdhad è rimasto negli (ex) archivi di splinder.
    mi piace pensare che il suo contenuto vaghi immortale nella rete, parte di un certo minestrone cosmico…
    ^^v^^

    • pinoscaccia
      17 August 2012

      infatti francesco ci sono rimasto male, io avevo recuperato un bel pò di materiale, vediamo se possibile di pubblicare almeno qualcosa e far rivivere la sua testata che comunque credo di mettere subito nei blog paralleli

      • aurelianoflavio2
        17 August 2012

        mi farebbe piacere leggerli, all’epoca non conoscevo ancora i tuoi blog.
        E intanto, non mi pare che Baldoni, sia stato ricordato oggi…

        • pinoscaccia
          17 August 2012

          sui blog paralleli, che ho linkato, c’è praticamente tutta la storia

          • aurelianoflavio2
            18 August 2012

            ora sono impicciato per i preparativi per la partenza, al ritorno dalle ferie, leggerò. Ciao

      • Maria Concetta Oronzio
        18 August 2012

        Nessuno si è curato di salvare quel grande patrimonio che era Blogdhad? Bene, vedo che la memoria è un esercizio poco praticato, come anche la riconoscenza… spesso le cose preziose vengono messe in mani poco amorevoli e distratte, direi….

        • mericonci
          20 August 2012

          ah, anche a me piace molto la foto del post…eh, pi’? ;)

  7. vincenza63
    17 August 2012

    Reblogged this on Vincenza63's Blog and commented:
    Mi sono persa molto. Mi ricordo la notizia vista in tv, Pino.
    Io ero semplicemente in un mondo a parte. Il mio posto era giusto, il momento anche, la persona… mi ha lasciato dopo sei mesi. L’abbiamo seppellito il giorno dopo. Il mio vecchio io con lui. La vita dopo: una scalata senza mani e senza gambe. Senza scampo. Eppure nella testa qualche volta ho sentito qualcosa esplodere.

  8. Lucio Gialloreti
    18 August 2012

    Bella e struggente immagine…!

  9. Giuseppe Tosques
    18 August 2012

    Sono passati già otto anni, però sembra ieri… :(
    Grazie di aver condiviso questo ricordo.

  10. clf2000
    19 August 2012

    Enzo mi ha sempre ispirato fiducia. Sarà per la sua faccia sorniona, lo sguardo pacifico, il suo sorriso e i suoi post rassicuranti nonostante non avessi una conoscenza profonda del suo operare rispetto al tuo Pino. Forse è per questo che nei giorni che seguirono, quando in parecchi ci mobilitammo per eliminare dal web le foto obroriose di quel volto così martoriato e oltraggiato dalla morte c’ero anch’io. Ricordo che era diventata una missione nei confronti di un uomo che aveva sempre cercato di fare al meglio il suo lavoro e la sua famiglia. Oggi, a distanza di anni, che scrivo per una testata che mi ha dato fiducia, pur non avendo la presunzione di dire che sono un giornalista, ma per la mia passione di scrivere cerco di portare avanti il vostro insegnamento e, nonostante un giornalista debba rimanere staccato dalle cose, parlare della gente e non solo dei fatti, facendo emergere l’umanità che è negli avvenimenti e nella vita di ogni giorno. Grazie Enzo…grazie Pino

    • pinoscaccia
      19 August 2012

      un giornalista deve essere coscenziosamente corretto, ma non deve staccarsi dalle cose: deve trasmettere, oltre alle notizie, anche le sue emozioni
      e forse è quello che…stiamo cercando di trasferire…

  11. Fabio Ferri
    17 August 2016

    E’ morto Enzo Baldoni.

    (Notte tra il 30/31 agosto 2004).

    Enzo era buono come una balena.
    Come una balena, Enzo era grande, ed era stato grosso.
    Enzo era vulnerabile come una balena.
    E, come una balena, si è estinto.
    Anzitempo.
    Enzo non era un giornalista.
    Non era un Reporter Free-lance, né l’inviato speciale di una testata prestigiosa.
    Enzo non aveva il culo coperto da nessuno.
    Enzo era uno come tanti di noi, che si era stufato di sentirsi raccontare
    balle sulla guerra umanitaria, dove però gli iracheni che crepano ogni
    giorno sotto il fuoco liberatore statunitense, o italiano, o inglese non hanno
    mai un volto, non hanno mai un nome, ma hanno sempre un marchio: terroristi, islamici
    o, al massimo, secondo una retorica neo-latina rispolverata di recente, “miliziani”.
    Enzo voleva vedere coi suoi occhi, pensare col suo cervello, parlare con la sua bocca.
    Per questo alla balena Baldoni la piscina dell’hotel Palestine appariva un mare troppo limitato.
    Sentiva di dover avventurarsi in mare aperto, oltre i dispacci dell’ADN Kronos
    o i briefing militari del Pentagono.
    Nuotare in mare aperto. In un mare di guai. Ma libero.
    Al contrario di Libero.
    Enzo non amava la morte: odiava la guerra.
    Enzo amava la vita, al punto di giocarci.
    Ma sono certo che non si è mai sognato di mostrare mai a nessuno come muore un italiano.
    Enzo avrebbe di gran lunga preferito mostrare al mondo come un italiano possa amare, bere,
    mangiare, cazzeggiare, rendersi utile o scopare.
    Sì perchè Enzo, non scordiamolo, era per nostra fortuna, un gran cazzarone.
    E non aveva alle spalle né i servizi segreti, né un contratto di guardaspalle per qualche boss di impresa del made in Italy a caccia di new-business.
    E s’è visto.
    Per questo la sua vita, per l’establishment valeva poco e niente.
    Enzo non era una crocerossina (senza offesa per nessuno),
    ma se fosse servito per arrivare più vicino alla verità,
    o ad una famiglia irachena assediata dai tank USA, ci si sarebbe spacciato.
    E ci sarebbe riuscito.
    Enzo non era un “pacifista col Kalashnikov”.
    Il suo mitra era la penna.
    Sapeva suonare la tastiera del computer come pochi jazzisti sanno fare.
    Sapeva improvvisare.
    Enzo aveva nello scrivere il dono della leggerezza profonda,
    un’acciuga più che una balena.
    Conosceva l’arte del piazzare la parolaccia giusta nel punto giusto:
    i suoi vaffanculo, cazzo, merda, culo erano sempre opportuni, garbati,
    mai gratuiti.
    Sempre necessari.
    Note di colore che Enzo sapeva dispensare con garbo.
    Un Copy – Art Director.
    Enzo sapeva che a Baghdad avrebbe rischiato la pelle.
    Ma sapeva che restando a Milano avrebbe rischiato le palle.
    Quelle palle a rischio esplosione a causa del pieno di retorica patriottarda subìto quotidianamente, fuori luogo in una guerra che ormai tutti hanno capito è stata fatta solo per il petrolio
    e per rimettere in moto i settori trainanti dell’economia Made in USA.
    E non necessariamente dei suoi sudditi.
    Enzo le sentiva prossime al botto ogni qual volta apriva il giornale, vedeva un Emilio Fede in tivù, o sentiva volare un Vespa di porta in porta dispensando disinformazione a domicilio.
    Enzo probabilmente si vergognava dentro di sé di essere “un italiano”, cittadino di una Italia capace solo a fare da palo al vero ladro di Baghdad, J.W. Bush.
    Enzo è partito seguendo la vocina che lo chiamava a Baghdad, ma quella vocina altro non era che il nostro senso di colpa nel sentirci complici involontari di una rapina a mano armata colossale.
    Allora Enzo è partito volontario.
    Non mandato da nessuno se non dalla sua coscienza. E’ partito, non è stato inviato.
    Per questo Enzo era scomodo.
    Le sue e-m@il erano una denuncia continua dell’orrore di questa guerra. Sporca. Come ogni guerra. Enzo, facilmente localizzabile, con computer e cellulare, da chi ha uomini e mezzi a disposizione in Iraq, era alla mercé dell’intelligence guidata dall’Echelon di turno.
    Enzo sicuramente si aspettava di più di crepare sotto il fuoco “amico” wasp cattolico/protestante americano, che sotto il fuoco “nemico” islamico/iracheno.
    La bandiera della Croce Rossa l’aveva “fregata”, anzi l’aveva presa in prestito per questo.
    Enzo voleva farci passare oltre la bandiera protettiva di chi stringeva d’assedio da settimane uomini, donne e bambini, allo stremo delle forze in Najaf, e non voleva assolutamente testimoni oculari scomodi che potessero oggi, o domani, dire “Ho visto!”, “Ho fotografato!”, “Ho filmato”, “Ho registrato”, “Ho scritto”, “Ho parlato”: “J’accuse”.
    Tranquilli. Enzo ora è morto. Ammazzato in un giorno in cui, per fatale coincidenza, “la polizia irachena” apriva il fuoco a colpi di mortaio sui fedeli accorsi a mille per proteggere la loro San Pietro dai missili deficienti di Bush.
    Missili ignoranti come un bovaro texano. Missili invidiosi dei 5.000 anni di storia e cultura altrui. E quanto può valere la vita di un ostaggio italiano nel giorno in cui decine e decine di vite irachene sono state spezzate da un governo fantoccio sedicente “Iracheno”, ma che solo il governo Italiano riconosce, mentre gli iracheni non sanno nemmeno di avere.
    Enzo è morto e dobbiamo fare in modo che non venga ucciso due volte da chi ora vorrebbe usarlo per prolungare una missione militare incostituzionale e sporca di troppo sangue.
    Enzo è morto perché voleva con la sua presenza testimoniare che non tutti gli italiani sono complici dei massacratori. Ed è stato massacrato.
    Enzo è morto perchè faceva più comodo da morto che da vivo. Ogni sua e-mail anche la più leggera, anche la più scherzosa, era un atto d’accusa alla guerra di fronte all’umanità.
    Ogni sua corrispondenza, anche la più cazzarona, ti faceva aprire gli occhi sull’inumanità di questa guerra. Di tutte le guerre. Enzo è morto perché in questo fine luglio vacanziero non riusciva più ad andare a dormire tranquillo sapendo che troppi bambini iracheni crepavano ogni giorno carbonizzati, dopo essere morti di sete o di diarrea durante dieci anni di silenziosissimo embargo.
    Enzo è morto perché con le sue quattro o cinque corrispondenze quotidiane chiedeva a chi lo leggeva che questa guerra sporca finisse, e gli italiani, armati, tornassero a casa.
    Ma Enzo parlava a persone “che non avevano cuore per sentire”.
    E che allo scadere dell’ultimatum non hanno saputo fare altro che riconfermare l’impegno del governo Italiano a fianco dell’esercito USA. Enzo è morto, perché, “il video era così ben girato”, perché “la sua camicia era così pulita”, perché “la sua barba era così ben fatta”…
    Enzo è morto perché si è perso tempo, perché quando Governo e Crocerossa hanno cominciato e muoversi, il tempo ormai era già scaduto. E nessuno in Italia, tranne i suoi amici impotenti, aveva mosso un dito, né Frattini aveva ancora capito che Falluja non è in provincia di Rimini.
    Enzo scriveva, parlava, osservava, gridava. Ma Silvio non sentiva. Era troppo lontano da Falluja. Era troppo alto il volume del suo piano bar per sentire le parole di Enzo.
    Enzo Baldoni, una balena buona, indifesa, ingenua, generosa, candida e paracula come l’occhio curioso di un bambino. Enzo l’incosciente e coscienzioso. Enzo Baldoni è morto, e non dobbiamo permettere che il suo nome venga usato come arma contro chi, come lui, si batte per la pace. Quella vera. Non quella eterna.
    E’ morto il mio amico Enzo Baldoni.

    Fabio Ferri
    Art Director, amico di Enzo.
    (:

    • pinoscaccia
      17 August 2016

      Forse sai che ho condiviso con Enzo l’ultimo periodo delle sue battaglie. Forse sai che l’ho accompagnato fino all’ultimo. Forse sai che abbiamo aperto insieme i “blog paralleli”. Forse sai che gli ho voluto bene. E so pure come la pensava, me l’ha lasciato scritto in una email che è quasi un testamento:”Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, da cui voglio tenermi lontano”. Ecco, evita la politica, non gli fa onore. Teniamoci lontano.

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This entry was posted on 17 August 2012 by in baldoni.

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