La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’inferno infinito della Nigeria

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Silvano Trevisan, l’ingegnere italiano 69enne rapito tre settimane fa nel nord della Nigeria, è morto. Lo ha confermato ufficialmente la Farnesina. Il corpo del tecnico è stato riconosciuto in un nuovo video su Youtube. L’esecuzione era stata rivendicata ieri, sabato, da Ansaru, una costola dei jihadisti di Boko Haram. Trevisan era stato sequestrato insieme ad ad altri sei colleghi tra il 16 e il 17 febbraio nello Stato federale di Bauchi. fonte

Tanti anni fa, più di venti. Stavo in Nigeria per seguire la vicenda dei rifiuti tossici. In una discarica dalle parti di Benin city, nel porto di Koko, erano stati ammassati centinaia di bidoni provenienti dall’Italia. Scaricati, grazie alle complicità locali, da ditte italiane. Nel filmato quelle ditte erano individuabili e, dopo il servizio in televisione, l’allora pretore Amendola aprì un’inchiesta che portò alla condanna di quelle ditte. Anche noi, per fare quelle riprese, fummo costretti a pagare. Come fummo costretti a pagare appena entrati nel Paese solo per riavere il passaporto o per avere la stanza superprenotata dell’albergo. Poi a Lagos tentammo di seguire un’altra vicenda delicata: il sequestro da più di un mese di ventiquattro marinai italiani, bloccati su una nave mercantile. Forse legato alla storia dei bidoni tossici perchè il governo nigeriano voleva un risarcimento e teneva quei marinai come ricatto. La questione del sequestro era ufficiale e allora decidemmo di non pagare nessuna tangente. Ci mettemmo tranquillamente in fila. Dopo nove giorni estenuanti riuscimmo ad ottenere il permesso del ministro dell’informazione e del governatore della capitale. Pieni di pezzi di carta andammo allora al porto a riprendere la nave. L’operatore fece appena in tempo a tirare su la telecamera che ci arrestarono. Ricordo, nome lugubre, si presentarono come SSS: i servizi di sicurezza del presidente. Con potere su tutto e su tutti. Ci dissero: “Quella per noi è carta straccia”. Ci tennero per un giorno in gattabuia e poi ci tolsero i passaporti in quello che era una specie di arresto domiciliare: chiusi nella stanza d’albergo con due ufficiali fuori la porta. Che però la notte andavano via convinti che ormai tanto non eravamo pericolosi (con il buio) e invece noi andavamo all’aeroporto a spedire i servizi girati dalla terrazza che stava proprio sopra il porto. La stessa sorte toccò anche a una troupe del Tg2 guidata dall’amico Stefano Marcelli che ora si batte per la libertà di stampa. Quell’avventura meriterebbe un lungo racconto come la grande paura di vivere a Lagos dove la vita non valeva una “naira”, con gli italiani asserragliati dentro casa e la scoperta del mercato di carne umana. Dopo otto giorni ci mandarono via, per fortuna. Qualche giorno dopo mi arrivò in redazione a Roma una letterina dell’ambasciata nigeriana. Gentissima. Avvertiva: “Per il vostro bene non tornate mai più a Lagos, è un consiglio”. Non ci sono più tornato. Dovevo tornarci due mesi fa, ma invece il destino mi portò a Kabul. Non so se ci ho guadagnato, ma tant’è: fare il reporter ormai non è più facile da nessuna parte. [aprile 2007]  Dossier Nigeria

20 comments on “L’inferno infinito della Nigeria

  1. lorena
    10 March 2013

    Lagos , un’esperienza difficile anche per noi , indimenticabile , si respirava nell’aria il pericolo , dall’aeroporto , all’albergo a tutti si doveva pagare il pedaggio altrimenti non si procedeva . Io sinceramente non ho mai avuto il mal’Africa

  2. ceglieterrestre
    10 March 2013

    :( pe furtuna che su sta tera ce sta incora quarche perzona bona e quarche metro de tera sarva.
    Comunque se annamo de sto passo er futuro è corto.

  3. paolo dinucci
    11 March 2013

    la farnesina ha avuto ben tre settimane per contattare i rapitori e, attraverso le due uniche soluzioni possibili, di fare liberare l’ostaggio. questo vuole dire che abbiamo un ministero degli esteri che non vale assolutamente a niente. sarebbe meglio chiuderlo almeno il cittadino italiano risparmierebbe qualcosa .

  4. Però ha ragione pure paolo dinucci, vedi coi due marò come si sono comportati. Quando si decideranno a salvare almeno la faccia, facendoli rimanere in Italia, sarà sempre troppo tardi – e fossi in loro poi cambierei pure lavoro, visto che questa è la “gratitudine” di coloro per cui danno la loro vita.

    OT – poi dici “la rivoluzione estetica”…. (e don chisciotte) ma quando le persone sono così brutte manco col bisturi facciale gliela cancelli… – vedi, io non voglio fare l’infantile dividendo in buoni e cattivi, no, ma parlo solo ed esclusivamente di bruttezza… e insisto con Sartre: “l’inferno sono gli altri” – e mica solo in nigeria

    Ecco un’altra povera isterica: http://www.corriere.it/esteri/13_marzo_10/risata-carcere-burchia_d95e09b2-8971-11e2-9abc-68ed907a89d3.shtml

    Ma secondo voi non sarà questa istericotta ad avere seri problemi e un ritardo mentale?…. ;))

  5. Monique
    11 March 2013

    Indubbiamente, se le condizioni di vita in certi paesi sono quelle descritte le responsabilità sono da ricercarsi a tanti livelli e non è escluso che l’occidente contribuisca a mantenere le cose in questo stato. Tutto questo, però, non giustifica i sacrifici umani.

  6. paolo dinucci
    11 March 2013

    e cosa vuole dire se gli ostaggi erano di diverse nazionalità? forse che la farnesina poteva non occuparsi della faccenda? purtroppo la farnesina é solo un allevamento di parassiti. figurati che se io avessi aspettato l’intervento dei parassiti della farnesina a quest’ora avrebbero ammazzato me e tutta la mia famiglia. na perché non chiudono quella bolgia di pappagalli impettiti che non servono a niente

    • pinoscaccia
      11 March 2013

      significa che non soltanto la farnesina se ne è fregata

  7. paolo dinucci
    11 March 2013

    la farnesina doveva intervenire per la sua parte di competenza cioé quella di salvaguardare la vita di un italiano all’estero e ciò non é avvenuto. se si fosse trattato di qualche parassita della politica avrebbero fatto un terremoto no per quanto riguarda la farnesina sono sempre stati una banda di parassiti usati per le trame più oscure. qui non vale il detto “mal comune mezzo gaudio”

    • pinoscaccia
      11 March 2013

      capisco la tua viscerale avversione per la farnesina, ma non è così in questa occasione: quando ci sono cittadini di vari stati si opera in gruppo

  8. paolo dinucci
    11 March 2013

    assolutamente non si opera in gruppo perché le richieste vengono trasmesse alle nazioni interessate come é avvenuto per ogni sequestro effettuato dall’organizzazione che,erroneamente, viene definita al kaida. la mia non é una “viscerale avversione” ma una approfondita conoscenza dell’organizzazione …che si nasconde sotto il nome di farnesina

    • pinoscaccia
      11 March 2013

      intanto comincia a moderare i termini perchè ne rispondo io

    • paolo dinucci
      12 March 2013

      mi scuso con lei e cercherò di trovare altre parole sforzandomi di fare recepire lo stesso significato comunque, come puo benissimo accertare, io non mi nascondo sotto pseudonimi e siccome quello che dico é la pura e documentata verità sono pronto a risponderne

      • pinoscaccia
        12 March 2013

        no, per legge il responsabile sono io come gestore del blog

  9. vincenza63
    14 March 2013

    Esclusivamente un pensiero amaro sulla fine immeritata di quest’uomo e di tanti altri prima di lui… un sacrificio non monetizzabile

  10. paolo dinucci
    24 March 2013

    MARO’ . cosa ne pensa dell’ultima idiozia del nostro ministero degli esteri? quallo che dico io é solo la verità e quando una persona dice la verità non offende nessuno

  11. Pingback: Il cimitero del Mediterraneo |

  12. ceglieterrestre
    17 February 2014

    La storia di Silvano è finita male. Rispetto per la sua vita che non c’è più.

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This entry was posted on 10 March 2013 by in sequestri.

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