Anche questa è Italia

Da un anno la sua casa è una decrepita Fiat Cinquecento del 1996, colore blu scolorito dal sole e dal salmastro che a Livorno non manca mai anche nei quartieri più lontani dal mare. Le molle dei sedili sono arrugginite, ottime per distruggere la schiena di un povero Cristo e a far venire i crampi alle gambe. Nelle notti di afa il caldo è insopportabile, d’inverno la lamiera si trasforma in un frigorifero. Salvatore Gino Picoco, 65 anni, un signore gentile ed educato, ex cameriere dell’Accademia Navale, pensione da mille euro, divorziato e senza figli, sopravvive nella sua utilitaria nel suo vecchio quartiere popolare nel centro della città e ogni tanto in qualche dormitorio pubblico. Dalla casa, affittata da anni, è stato sfrattato con la forza per morosità. E’ accaduto il 22 luglio dell’anno scorso, quando il Comune ha interrotto l’assegno di 1750 euro l’anno come sostegno per l’affitto. «I tagli sa, purtroppo non possiamo più aiutarla», gli ha detto un impiegato quando lui ha cercato di capire perché quell’assegno non arrivava più. segue

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12 thoughts on “Anche questa è Italia

  1. Dopo questa manovra questo è quello che succederà a buona parte degli italiani. A regime la riforma pensionistica porterà i giovani di oggi ad andare in pensione a 69 – 70 anni. Uno deve solo sperare di stare sempre bene e di avere la fortuna di riuscire a mantenere un lavoro fino a quell’età. Una roba folle. Eppure ci sono tanti soldi che di evasione di lavoro sommerso e tanti lavoratori del pubblico impiego che sono stati assunti per il voto di scambio. Come al solito si preferisce colpire i soliti noti. Ma il default è vicino. Questa manovra non servirà a niente. E poi teniamo conto che gli USA vogliono affossare l’euro perchè stanno rischiando anche loro il default. Speriamo che gli USA vadano in default. O loro o l’Europa non ci sono alternative.
    Le agenzie di ratings danno gli USA ancora la tripla AAA mentre per noi propongono il declassamento. Il vero problema globale son USA e Israele.

  2. Hai proprio ragione: ““Anche questa è Italia”

    Quante di queste storie tristi nella nostra bell’Italia, ma non solo da noi, anche in altri stati ci sono persone ricche di tanta dignità ma che non hanno più nulla. Se l’economia continua in questo modo, molti di noi perderanno tutto.
    In questi tre anni ho rischiato di diventare povera anche io. Ho smarrito molte cose che avevo conservate per la mia vecchiaia. Adesso alla mia età sono tornata a lavorare e mi ritengo fortunata che ho trovato lavoro e ho la salute, anche se lo faccio con molta fatica per mantenere quel poco che mi è rimasto (Me so’ lassata er rotino di scorta se buco).
    Per il mio riposo e il mio svago m’è rimasta la notte e la natura. Ormai me so rassegnata, non me la prendo più, vivo questi giorni all’attimo. Ma se mi porteranno via tutto, so che non è servito a risparmiare e lavorare per tutta una vita.

  3. Avevo letto questa storia ,l’avevo letta sbalordita.Poi,dopo aver visto il post,volevo commentare con tutto un bel discorso sul welfare ,sulla mancata decurtazione dai vari benefit e vitalizi dei tanti “onorevoli” ma non ho piu’ nessuna parola.Non mi viene nulla.Solo mutismo e rassegnazione.

  4. Una storia triste, apparentemente assurda, ma assolutamente realistica. Mille euro mensili di pensione noi quarantenni probabilmente non li avremo mai.

  5. Er Mediterraneo

    Puro se ‘gni tanto vado fòri tema e derajo ve posto er mì’ commento. Sapete come un anziano passa i giorni di festa in momenti di crisi?
    Io so una de quelli che cerca ogni attimo de sistema la vita senza incazzamme troppo sinnò ero già sparita.
    Ci sono piccole cose che mi danno grande gioia, certo prima quando ero giovanissima mi piaceva la domenica andare a Ostia con il trenino con i pattini a rotelle e sulla pista dello stabilimento ‘Mediterraneo’ mi allenavo insieme a mia sorella Anna Maria. Un panino belle nuotate e la sera sempre con il trenino se ritornava a casa.
    Eravamo belle e giovani ricche di sogni e tanta fantasia.
    Gli anni passano si superano montagne di difficoltà ma le forze non ci mancavano se poteva fa’.
    I figli se fanno grossi, chi se trova da ‘na parte, chi lavora troppo inzomma ognuno pe la su’ strada, e tu pòra vecchiarella che nun te va de chiede agliuto torni a lavorà perché ce so’ sempre ste maledette bollete da paga’.
    Te ritrovi da sola in attesa che arrivi la sòra penzione e drénto la capoccia la voceta amica te dice: Mo che smetti de lavorà poi scrive e dedicatte a quelo che volevi fa’ da giovine.
    Ma de le vòrte l’ inzogni s’avvereno, de le vòrte se sfasciano e chi lavora de fantasia s’ accomoda er resto de la vita come mejo crede.
    Arriva sta sòra Penzione ma arriva a pari passo puro la sòra Crisi e t’aritrovi su le mani ‘na manciata de bruscolini.
    E se seguitano a paga’ le bollette co’ tanti nomi strani ce so’ l’entrate che so’ solo uscite, vabbè mo nun ve vojo arovina la Dimenica tanto quelo che arriva a me arriva puro a voiantri.
    Oggi ch’è festa resto chiusa e gioco co’ la fantasia m’è venuto ‘n mente er pajaro e puro er càro tirato da du’ bòvi.

    Er pajaro gialluto

    M’aricordo quann’ero regazzina
    co’ li mì’ fratelli e la mì’ nonna Betta
    all’arba dar Vicolo dell’Archetto
    se salìva ancora inzonnoliti
    su er càro tirato da du’ bòvi.
    Sti pòri bòvi ar collo c’aveveno
    ‘n campanaccio e puro ‘n corno rosso.
    Pe’ anna a la vigna che sta’
    accosto a la Macchia de Carbonara
    c’era ‘n bel po’ de strada da fa’.
    Intorno la campagna
    ‘n arco-baleno de colori
    e d’odori de fiori.
    Arrivati a la piana tra li filari
    accosto ar pozzo c’era ‘n ber pajaro gialluto
    co’ la freganza der fieno appena tajato
    e c’era puro ‘n cespujo d’erba citronella.
    St’odori de natura se maritano nell’aria
    inzieme ar succo dell’uva matura.
    Er pajaro appena fatto
    era pe’ noantri regazzini
    ‘na pista pe’ fa’ la scivolarèlla
    e li filari pe’ gioca’ annisconnìjo.
    Quanno se faceva l’ora der pasto
    tutti a raduno sotto l’ombra dell’arbero de fico.
    Era ‘na fèsta ricca de giòglia!
    Tutti listesso de ‘no sciame d’ api e de mosche
    attorno a le tovàje annodate a quadretti
    riposti drénto li canèstri.
    ‘N fila bòni aspetta’ er turno de noiantri.
    L’ommini de fatica sdrajati ar fresco sur prato de trifojo
    co’ ‘n tòzzo de pane ‘na fetta de cacio e de presciutto
    ‘n boccone ‘n antro boccone
    eppoi s’attaccavano a la fiasca der vino.
    Pe’ noiantri regazzini
    pe’ punizzione
    pe’ ave’ riccorto solo
    quarche rampazzo d’uva
    ‘na fetta de pane ojo
    e ‘n sorzo d’acqua fresca intinta ner pozzo.
    La sera ar tramonto
    quanno er zole se nisconneva
    dereto li calanchi de Civita
    se caricava su er càro
    er lavoro fatto der giorno.
    Era l’ora der vespero
    se sentiva er richiamo de le campane
    se tornava tuttiquanti ar vecchio borgo
    e noantri regazzini cotti de fatica
    pe’ guarda’ lavorà li pòri contadini.
    Co’ tanta stracchezza pe’ ave solo giocato
    seguivamo er càro carico de bigonzi
    ricormi d’uva profumata.
    Ar seguito inzieme a li contadini
    mì’ nonna Betta co’ la coroja su la capoccia
    portava a casa ‘na fascina de frasche
    pe’ accenne er fòco pe’ l’inverno.
    Tutti sporchi de terra
    e der mosto appiccicoso
    cantavamo in coro accompagnati
    dar sòno de li campanacci
    e dar muggire de li du’ bòvi
    filici de la bella giornata
    ch’era inzieme ar zole malappèna calata.
    franca bassi

  6. In compenso non corriamo il rischio di vedere qualche parlamentare dormire in cinquecento. Invace di toglierseli, gli assegni, pare che con questa finanziaria di sacrifici, loro abbiano pensato di rimpinguarseli. E senza nessuna vergogna.

  7. Qui, per quanto riguarda qui: non solo saranno casi sempre più in aumento. Non solo ricorda un altro caso che ho letto, quello di due sorelle che vivono in macchina… dalla morte del loro padre. Ma mi ricorda le parole di Pipistro… che non ho mai dimenticato da quando le ho lette, già molto tempo fa: ci sono padri, uomini, persone, la notte in aeroporto… vestite di tutto punto, “aspettando” un aereo… che non prenderanno mai.

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