Ma chi è davvero il nemico?

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Parla di pace, continuamente, ma non fa altro che aumentare i rischi di una guerra mondiale. Purtroppo Trump è il classico “americano medio” che sa fare soltanto affari, ma è ignorante come una talpa, non sa niente di quello che succede oltre i confini a stelle e strisce. Non sa niente, per esempio, su sunniti e sciiti, come non lo sanno i soldati americani paracadutati  a Baghdad con il solo ordine di sparare a qualsiasi cosa si muova. Parla con tutti ma nessuno lo capisce.  Basterebbe distinguere con chiarezza i buoni dai cattivi ma è così confuso da mischiare tutto. Manda armi per miliardi di dollari all’Arabia Saudita che però fornisce il petrolio a Cina e India, senza considerare che i sauditi sono stati i finanziatori del terrorismo dell’11 settembre e che sono così aperti sui diritti umani da considerare le donne un incidente della natura. Va a salutare Abu Mazen ma stringe alleanze con Netanyahu, siglando davanti al muro del pianto un accordo totale contro l’Iran che sarebbe il diavolo nucleare, sottovalutando due aspetti: che è disposto a parlare pure con quel pazzo di Kim che i missili ce l’ha già e si diverte a lanciarli e che soprattutto Teheran ha un rapporto forte con la Russia. Ma a Trump cosa importa? Dice di essere amico pure di Putin e allora viene il mal di testa a cercare solo di capire cosa ha dentro la testa quello che dovrebbe essere il leader dell’Occidente (fuori, si sa, ha il ciuffo). Stasera sta a Roma. Se lo vedo, glielo chiedo. E magari poi lo riferisco a tutti quei sapientoni che si destreggiano in geopolitica, come ad ogni attentato, senza mai essere stati che so, una sola volta a Kabul, tappa notoriamente non prevista neppure  nei tour vacanzieri più spregiudicati.

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Dietro la vita di un reporter

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Cosa c’è dietro la vita di un reporter? Chi mi segue da anni sa che ho cercato di raccontare l’orgoglio di attraversare la storia, ma anche tutti i disagi di un mestiere affascinante ma difficile. Sì, disagi: ancor prima dei rischi. Qualcuno già la conosce, ma oggi mi sento di condividere una chicca per tanti anni riservatissima, strettamente privata. Me l’ha chiesta Franco Ceccarelli per farla vedere alle figlie. Era il mio compagno di viaggio in Kuwait, prima guerra del Golfo (1991), insieme a Paolo Casini che ha montato questo blob tutto nostro per esorcizzare fame e paure ma anche per passare il tempo in quel territorio devastato. C’è l’incontro con Oriana Fallaci, c’è la nuvola nera ma ci siamo soprattutto noi che “cazzeggiamo” anche dentro i pozzi che bruciano. Siamo giovani, inesperti ma anche coraggiosi e appassionati. Insomma, la prova che anche i reporter hanno un’anima e che in fondo è “sempre meglio che lavorare”.

Che siamo stronzi piccoli noi? Blob Kuwait

McLuhan aveva ragione

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Allora la colpa non è dei social se a una bufala antica ed evidente ci cascano pure testate come il “Corriere della Sera” e Tg5 (parlo del topolino francese che secondo i buontemponi s’ingrasserebbe a Fiumicino, con evidente danno per l’immagine dello scalo e più in generale dell’Italia ).  Significa che ormai anche loro sono caduti nel precipizio e che, lo dico da giornalista, i giornalisti hanno abdicato alla prima regola del mestiere: la verifica delle fonti. Non è possibile costruire metà giornale (o telegiornale) su quello che offre la Rete e l’altra metà sulle agenzie: altro che omologazione, siamo molto oltre. Non si tratta di errori, è cambiato proprio il sistema.

Nel libro “Giornalismo, ritorno al futuro” (editore Giubilei Regnani) invito, anche piuttosto banalmente, a riscattarsi riappropriandosi delle regole base della professione. Ma invece di recuperare terreno, qui si va sempre peggio. Lo dico con dolore, ma la Stampa (intesa come aggregazione di giornali) non vale più come punto di riferimento. Si sta suicidando, correndo dietro all’”avversario” invece di contrastarlo.  Guardate infatti chi diventa personaggio, chi sono gli “influencer”, da dove arrivano. Basta un’idea originale, o magari solo curiosa, che attira un po’ di click e hai sfondato. Con l’appoggio più o meno condizionato di quelli che ancora si definiscono i “grandi media”. E come si fa, dunque, a recuperare credibilità, a distinguere il vero dal falso? A dire: questa è l’Informazione, l’altro è fuffa?  E’ il trionfo dei ballisti per gioco o per….mestiere.

La “scoperta” in qualche modo è sconvolgente anche se non nuova. E c’è chi ci sta addirittura costruendo un progetto politico: un futuro oscuro, finto, angosciante. Con buona pace di McLuhan che in realtà già negli anni 60 lo ipotizzava. Temeva di ritrovarsi ad affittare il cervello. La realtà ha superato le più fosche previsioni, immolandosi ai robot (o se preferite, agli algoritmi): il cervello lo abbiamo proprio venduto, siamo tutti macchine. Inutile girarci intorno.