E’ il momento del dolore

190514073-611cc99d-3c44-4e54-9ff7-fdd0d6a6357bChi mi segue da tempo sa che ho passato tutta la mia vita  tra guerre e disastri. Con un vezzo professionale: arrivare possibilmente  subito. Ho seguito e sofferto terremoti in tutto il mondo, non solo in Italia, ho lavorato fianco a fianco con Croce Rossa e Protezione Civile, so bene di quanta gente  forte e coraggiosa accorra per le emergenze, la loro professionalità e il loro impegno. Conosco le regole e so perfettamente quali sono i tempi. Questi sono i tempi del rispetto e del silenzio. C’è da aiutare, da soccorrere, da salvare. Si parla poco perché anche le parole tolgono energie, si mangia quasi niente, si dorme ancora meno, è tutta una corsa. Terremoti, alluvioni, tsunami li ho vissuti dal di dentro. Sempre  defilato, perché i giornalisti non devono essere mai protagonisti ma  gli spetta solo il compito di informare e, in coscienza, di raccontare. Poi sono arrivati i social, stravolgendo tutto. Sarebbe molto bello se ci si limitasse a espressioni di conforto verso le vittime e verso chi soffre. All’inizio era così, sforzandosi di diffondere notizie utili, poi si è precipitati verso il marasma polemico, inventandosi ogni scusa per alimentare campagne di odio. Colpa certamente di politici rissosi che cercano solo di far propaganda elettorale. In giorni in cui si scava c’è chi va a fare ricerche sulla proprietà dell’albergo sommerso dalla neve, c’è chi continua a mischiare migranti e terremotati, c’è addirittura chi impartisce lezioni di soccorso. E certo: su Facebook si può essere allenatori  di calcio e il giorno dopo esperti di geopolitica, che male c’è? Tutti fanno finta di essere competenti, sfogando la rabbia in nome del popolo, e si sentono in diritto di sproloquiare su tutto. Beh, quest’andazzo a me comincia a dare fastidio. Molto fastidio.

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Il “gomblottismo” è un male incurabile

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Enza Blundo è un’insegnante di 52 anni. Vive all’Aquila quindi di terremoti dovrebbe saperne. Dopo la sonora sconfitta nelle elezioni da sindaco, il movimento5stelle l’ha messa capolista al Senato  ed è stata eletta. Non solo, è anche vicepresidente della commissione per l’infanzia e l’adolescenza. Povere creature, se questa cittadina rissosa crede ancora alla bufala del risarcimento. Più volte smentita. Ma la voglia di massacrare il governo è troppo forte e ad appena un’ora da una scossa terrificante che ha colpito anche la sua zona ha pensato bene di gettare altro fango.

Va ricordato che, riguardo alla teoria che la magnitudo viene abbassata per ridurre i costi economici per il governo e che fa riferimento a un decreto varato da Monti nel 2012, i risarcimenti non vengono calcolati sulla magnitudo (scala Richter) ma sui danni (scala Mercalli).

In un momento in cui dovrebbe prevalere la solidarietà questa maestrina dalla penna nera si esibisce in una vergognosa bugia. Poi dite perché ci si accanisce contro parlamentari capaci di gettare solo veleno. E’ vergognoso, dovrebbe nascondersi. E questi vorrebbero governare l’Italia? Mentre tutti sono impegnati a ricostruire, loro continuano a cercare solo macerie. Come se non fossero già abbastanza quelle provocate dalla natura.

“Purtroppo puntuale è ricominciato il balletto sulla magnitudo “abbassata ad arte per non risarcire” – scrive su Facebook Enrico Mentana, direttore del tg di La7 -. Bufala già smontata qui dopo il terremoto del 24 agosto. Non speculiamo sulla pelle della gente, per favore. Spiace vedere che ci è cascata anche una senatrice, Enza Blundo del M5S. Crollano meraviglie della nostra storia, si temono perdite umane, centinaia di migliaia di persone non dormiranno più a casa loro per chissà quanto tempo. Le fesserie possono attendere, se proprio non si riesce a farne a meno”.

Caro Enrico, non si tratta solo di fesserie. Ma il progetto politico di buttar giù tutto. E tutti. Sono pianificate, con la convinzione che comunque qualcuno ci casca, come già avverttiva McLuhan. Così il “gomblottismo” è incessante, indecente, pericoloso. Rivolto a chi ha ormai affittato il cervello. Una volta si diceva “piove, governo ladro”. Adesso si prende in prestito anche il terremoto. Povera Italia.

La cospirazione  La bufala

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La grande paura

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La più bella notizia è arrivata dalla Valnerina quando durante una notte furibonda è nata Talj, segno di speranza in un’Italia mai tanto unita dalla paura. Conosco bene il terremoto, ahimè. E la botta sentita distintamente ieri sera sicuramente ha risvegliato vecchie paure. Lontanissime da quelle di Ancona negli anni 70, ma anche da quelle della California, dell’Iran o del Pakistan, e anche da quelle di Colfiorito  o dell’Aquila, vissute dentro l’inferno. Capisco dunque perfettamente il panico, ma detto molto francamente i social (ormai nostra croce e delizia) hanno azzerato tutto, senza fare distinzione tra i luoghi colpiti e quelli solo sfiorati. Come può essere paragonato il brivido di un tremolio a una devastazione, alle case crollate, ai morti, a paesi rasi al suolo?

Così ieri sera mi tornavano in mente le paure vere di Cesi con la terra che tremava, i crolli di Nocera Umbra e pregavo per il borgo di Visso che ho nel cuore, o per Preci dov’è sepolto Baldoni. O per Ussita che ormai non esiste più. Ripenso a quelle vecchie marchigiane che facevano la sfoglia per quei poveri “fjioli” dei pompieri, o al campanile di Nocera Umbra che mi è crollato addosso o a quell’Isola che non c’è più. Penso anche che fino al giorno prima stavo nuovamente all’Aquila ancora ferita, e che solo la settimana scorsa stavo a Macerata in mezzo a giovani che ancora credono nella politica mentre mi toccava leggere le solite sciacallate immonde.

Stavolta il terremoto l’ha sentito tutta la penisola, da Trento alla Puglia. Ho profondo rispetto per chi ha avuto paura, ma soprattutto per le vere vittime di questo Paese così bello e così fragile. Ma la sedia che dondolava non mi ha impedito di distinguere fra chi ha subito danni e chi si è fatto un selfie “pronto a scappare”.  Sarò strano, o forse ho girato troppo, ma continuo a conservare il valore degli eventi. Un lampadario che tintinna non fa parte dei desideri, ma altri 232 morti a Mosul, i 22 bambini (e otto maestre) morti in Siria, o le altre 25 vittime nel canale di Otranto che vanno ad aggiungersi alle 3740 di quest’anno, alla nuova strage dell’Isis in Somalia insomma non possono stare alle pari con chi da Roma ha postato “sto bene”. Abbiate pazienza, ma la penso così.