Rai, è tornato il metodo Agnes

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In questo panorama infettato di politica, naturalmente l’interpretazione della nomina di Orfeo a dg della Rai è tutta legata ai giochi di potere. Invece io voglio vederla sotto un piano aziendale. E non posso che essere soddisfatto: finalmente si è ripresa un’antica abitudine che ha incassato a suo tempo tanti successi. E’ la linea interna, portando ai vertici oltretutto proprio i direttori del tg (allora unico): Villy De Luca, Pasquarelli e soprattutto Biagione Agnes di cui Orfeo è anche conterraneo. Evitiamo intanto due equivoci di fondo: la politica non potrà mai essere fuori finchè l’editore della Rai resterà il Parlamento e le “divagazioni” amministrative hanno sempre portato disastri come ai tempi dei professori quando la Moratti (c’ero) ordinò un’indagine per stabilire quanto costasse un’ora di televisione, come fossero scatolette di pomodoro. Per evitare dubbi corporativi diciamo che vanno bene anche dirigenti come Leone, Cappon o Fiorespino, nati e cresciuti sotto il segno del cavallo, sicuramente gente che sa muoversi dentro viale Mazzini. Ma non manager caduti chissà da dove che non sanno proprio dove mettere le mani. Credo che nella folle corsa al dirigente esterno Dall’Orto abbia battuto tutti, umiliando la parte operativa. Si merita come commiato un’indovinata battuta di Fiorello: “Ai vecchi tempi se un capellone così si fosse avvicinato al palazzo lo avrebbero arrestato i carabinieri”.

Mario Orfeo ha già dimostrato di essere una persona equilibrata, sia pur di carattere. Il record di ascolti del Tg1 non è certo casuale, così come il livello dei suoi probabili successori, Di Bella o Ferragni li conosco bene, sanno a memoria la macchina. E a chi fa già girare la battuta che il nuovo dg “sa tenere testa ai grillini” mi vien da rispondere che sicuramente saprà tenere testa alla mia amica Maggioni che proprio non si adatta a un ruolo di mera rappresentanza /che si credeva?). E a proposito di grillini certo non può che far sorridere l’ennesima performance del prode Freccero che offre la sua candidatura vantando una competenza superiore pronto a dimostrarla di fronte al presidente della commissione di vigilanza. Ridicolo per tanti motivi ma soprattutto perché quale competenza può avere proprio quel Fico che solo a pensare che sta sulla poltrona di Zavoli viene la pelle d’oca. E poi non sono forse loro i protagonisti nazionali del festival dell’incompetenza?

Infine, a margine: non era Dall’Orto l’uomo di Renzi e adesso lo è Orfeo? Se è vero che il toscanaccio è così tanto democristiano, umilmente gli suggerirei di ereditare una storica battuta dell’imbattibile Andreotti: “Salvo le guerre puniche mi hanno accusato di tutto”. A Renzi forse pure quelle.

Alla corte di Tito Stagno

stagnoHo sempre considerato Tito Stagno un maestro. Non solo nella professione, ma maestro soprattutto di stile. Lavorare con lui era un orgoglio e anche un impegno perchè significava aver raggiunto il tetto. E bisognava meritarselo. Naturalmente in questi giorni in cui si festeggiano i 60 anni della Rai è stato intervistato: anche lui ha una storia personale un pò amara nella parte finale che tuttavia, come ad ognuno di noi, non gli ha impedito di continuare ad amare l’azienda. L’uomo della Luna, un mito televisivo. Ogni estate, nella riunione della “Domenica sportiva” c’incitava a inventarci qualcosa, odiava il banale e sicuramente la partita vista e raccontata da bordo campo è stata una grande mossa. Dopo le corrispondenze da Ascoli Piceno, mi lanciò da inviato, affidandomi le partite lombarde. Avevo il cuore nello zucchero. Quando finalmente approdai al Tg1 naturalmente ero destinato alla redazione sportiva che mi aveva richiesto. Ma si mise in mezzo, lo dico ancora con sorpresa, la cronaca con un altro grande maestro, Roberto Morrione. Il direttore Nuccio Fava, giornalista e uomo di grande equilibrio e generosità, mi lasciò scegliere. Fu deciso che per tutta la settimana facevo il cronista e la domenica mi dedicavo al calcio fino alla fine di quel campionato. La destinazione definitiva fu la cronaca. Ho rivisto Stagno di recente, a Roma, sempre in forma invidiabilissima. Gli ho chiesto ancora scusa di quel “tradimento”. Ma per l’ennesima volta si è dimostrato un grande signore: “Hai fatto la scelta giusta”.

L’inviato “storico”

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Tv7, il mitico rotocalco del Tg1 (il più vecchio nella storia della Rai) a cui ho dedicato gli ultimi tre anni della mia carriera, si è occupato naturalmente dei 60 anni della televisione, con particolare riferimento alle notizie del telegiornale. Questo è il link al video che potete rivedere. Vi devo confidare un grande orgoglio, in quella carrellata di notizie ci sono due volte: per la scoperta di Gladio nel 1990 (al minuto 54′) e per il delitto di Novi Ligure nel 2001 (1h06′). Ahò, so’ soddisfazioni. E adesso capisco perchè mi definiscono “inviato storico” (per non dire vecchio, sembra più nobile).