Quando fu distrutta Bam, città d’arte

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Una violenta scossa di terremoto ha colpito la provincia di Sistan-Belucistan, nel Sud-Est dell’Iran, in una zona rurale dove ci sono case «fatte di mattoni di fango»provocando «centinaia di morti». La scossa è stata avvertita in India, a Nuova Delhi, in Pakistan, a Dubai, nel Bahrein, in Gujarat, Punjab e in Kashmir. La città di Hiduch «è stata interamente distrutta». Si tratta della più violenta scossa ad aver colpito il Paese negli ultimi 40 anni. I costruttori russi della centrale nucleare di Bushehr hanno riferito che gli impianti non sono stati danneggiati. Il terremoto è stato di 7,8 gradi della scala Richter, a 15 km di profondità.  Le prime notizie ufficiali parlano di 81 morti e migliaia di edifici crollati, ma le autorità iraniane hanno parlato di«centinaia di vittime».

Bam (Iran)- Il cimitero e’ fra la citta’ vecchia e quella nuova, in un pezzo di deserto dove il vento e’ sempre forte. E’ qui che continuano a seppellire le vittime di questo terremoto terrificante che in un solo minuto, all’alba di cinque giorni fa, ha fatto piu morti che negli ultimi dieci anni. Il cimitero adesso si e’ moltiplicato, occupa una grande fetta della radura. Hanno messo i corpi a tre a tre perche’ non c’era tempo di scavare le fosse. Ma sono riusciti, pare, incredibilmente a identificare tutti cosi’ sulle tombe hanno potuto scrivere i nomi, su qualcuna c’e’ addirittura un fiore e c’e’ chi viene qui a pregare. Viene chi e’ rimasto. Pochissimi. Il popolo di Bam continua a fuggire in cerca di rifugio, perche’ il freddo adesso e’ diventato troppo forte, insopportabile ed e’ impossibile vivere per strada. Caricano sulle carcasse d’auto quel poco che hanno e lasciano questa citta’ fantasma, la Bam cancellata. E che probabilmente non ci sara’ piu’. Mentre la terra iraniana continua implacabilmente a tremare.

Oggi sono stato nella citta’ d’arte. Avevo visto la vecchia Bam in fotografia, prima di venire qui. Sapevo che era uno dei gioielli architettonici del mondo. Sono salito fin sopra una delle 28 torri, una delle poche rimaste in piedi, per vedere la citta’ dall’alto. Ho trovato solo rovine. Tutto distrutto. Certo l’Iran deve pensare soprattutto ai lutti (le ultime cifre parlano di cinquantamila morti, chissa’ quanti sono i feriti e chissa’ quanti gli sfollati) ma anche la distruzione della cittadella, visitata anche da Marco Polo, una struttura vecchia di 2500 anni , va considerata una grandissima perdita. Ho visto ragazzi piangere li’ sopra. Uno, in un inglese stentatissimo, mi ha quasi commosso. “Ecco…la nostra civilta’ persiana. Solo voi italiani, cosi’ ricchi di storia, potete capirci”. Poi ho vissuto la giornata dell’esodo, angosciante, e il dramma di chi resta per strada perche’ non sa dove andare. Ma quell’ammasso enorme di argilla rossa e’ quel che mi e’ rimasto soprattutto dentro, oggi.   (dicembre 2003)

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Lo zar, l’ayatollah e lo spartiacque

Allora Putin ha stravinto. Al primo turno, in maniera netta come se l’opposizione non esistesse. Nessuno di noi naturalmente è in grado di sapere se i russi davvero lo amano oppure se l’ex superspia ha saldamente in mano l’apparato. Si è votato anche in Iran dove invece il leader Ahmadinejad è stato sconfitto sonoramente. Così il potere è tornato nelle mani dell’ayatollah Alì Khamenei, guida suprema dei “valori della rivoluzione islamica”, insomma un integralista doc. Tutti quelli che banalmente contestavano Ahmadinejad evidentemente non hanno mai saputo che eletto con l’appoggio dei grandi sacerdoti stava cercando di attuare le riforme. Lui scherzava con le parole, adesso le parole che arrivano da Teheran saranno una cosa seria e già ne sono volate di grosse con Israele. In un momento difficile, in cui il mondo si sta trasformando, c’è forse da essere preoccupati per il successo di due uomini forti che sicuramente sono fra i protagonisti del cambiamento. Lo insegna la storia: ogni dieci anni c’è uno spartiacque. Prima il 1991 (crollo dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia) poi 2001 (guerra al terrorismo, cioè scontro con la civiltà mediorientale) e quindi l’appena trascorso 2011 che ha provocato la cosidetta primavera araba. Preludio a una grande, devastante svolta che probabilmente sta per avvenire.

Effetto domino

Lo chiamano effetto domino. Certo che il mondo sta realmente esplodendo. Adesso è (nuovamente) la volta dell’Iran. Le notizie (e le immagini) che arrivano da Teheran sono violente e preoccupanti. Per giovedì si attendono disordini in Libia, la Siria è sull’orlo della crisi e addirittura in Bahrein ci sono fermenti pericolosi. C’è qualcosa che sfugge. Personalmente non ho mai creduto al caso.