E la gente mica ha gli orecchini al naso

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I famosi analisti, quelli che vivono di pane e politica, hanno parlato subito di ritorno al bipolarismo. Molto più ruvidamente si può dire che i risultati di queste amministrative, per quel che contano, hanno dimostrato che i partiti faranno pure schifo ma la situazione è difficile e per uscirne c’è bisogno della politica, e non dell’antipolitica che fa solo macerie. Sinistra o destra sono due visioni diverse naturalmente di vedere le soluzioni, mentre se rottura deve essere allora, come a Lucca, ci si affida a Casapound piuttosto che ai pentastellati. Il popolo, alla fine, resta sovrano e diffida sempre dei tripli salti mortali. Sembra che beve tutto (adepti a parte) ma poi fa i conti fra le promesse e i risultati.

Non ci voleva molto a capirlo e Grillo infatti lo ha capito subito, anche perché il primo schiaffo gli è arrivato a casa: un anno esatto dopo i trionfi, il sogno e le ambizioni dei cinquestelle si sono accartocciati su se stessi. Renzi di cavolate ne ha dette tante ma gli va riconosciuta una battuta fulminante: “Esci dal blog”. Ecco, usciti dal blog sono venuti fuori tutti gli equivoci di un movimento inaffidabile, che ha tradito tutte le aspettative, honesti solo con gli altri, volgari, presuntuosi, arroganti, maestri nel gioco delle tre carte, ma soprattutto incapaci. Inutile girarci intorno: la gestione centralistica dei capataz (c’è chi direbbe fascista), le faide interne che nascondono tanta voglia di potere, i fasullissimi uno-vale-uno mentre al massimo comandano in due,  hanno avuto il loro peso ma è principalmente l’incompetenza la chiave di volta del fallimento. Il tentativo di porsi come nuova forza moderata è stato controproducente e addirittura goffo. Insomma, i grillini non sono capaci di governare. Dopo un anno il mantra della “colpa di chi c’era prima” non regge più. La gente infatti ora si domanda: e dov’è allora il cambiamento? Sicuramente è presto per dichiarare il definitivo declino del movimento, ma il primo sonoro vaffa è comunque fragoroso.

Esci dal blog che ti ho visto

Il principio è sacrosanto: da che mondo e mondo si sa che un avviso di garanzia è a difesa dei diritti e non un atto di accusa. Ci è cascata la Prima Repubblica, pensate un po’, quando l’iscrizione fu sbandierata per  far fuori fior di parlamentari che,  a pensarci oggi, viene il magone. Con il risultato, oltre che umiliare il segreto istruttorio, di non battere neanche di striscio la corruzione e sfornare poi una serie prevedibile di assoluzioni.  Il disastro fu politico e ne paghiamo ora le conseguenze: arrivarono prima le terze file della politica e poi addirittura gli incapaci, la ggggente qualunque che pare inventata da Totò. Il paradosso è che il richiamo alle regole venga proprio da chi ha deciso di stravolgere tutte le regole, assaltando il palazzo a forza di proiettili-indagati e non solo: abbattendo anche tutto il dissenso interno. Il paradosso parallelo è che a plaudire al nuovo codice etico sia proprio quel Di Pietro che su manipulite ha costruito una fortuna. La notizia buona è che il pagliaccio, che si sente un sultano, si sia reso conto che lo scoppiettante movimento  non è altro che un partitaccio come tanti e che è meglio cambiare per l’ennesima volta le carte al volo. Ahò, ‘sta Raggi comincia a costargli un occhio della testa: pensate solo a non poter più gridare  honestà-honestà un giorno sì e l’altro pure. Addio slogan, la giovin sindaca val pena una messa.

E mentre la platea degli adoranti vota su una decisione già presa (si sa bene chi comanda al di là dei sondaggi beffa), il pagliaccio che si sente un sultano, capace pure  d’inventarsi il “dark  side of the moon” con il messaggio di fine anno alla Nazione, se ne esce con una difesa accoratissima della bufala. Cioè la sua arma di distruzione di massa preferita. Non accetta che l’Antitrust cominci a far pulizia di una Rete inquinatissima e propone una giuria popolare che accerti tutti i falsi di giornali e tv che sicuramente talvolta fanno errori ma che non sono certo “fabbricatori di notizie false” come invece vorrebbe far credere (Mentana lo ha già querelato). Ma l’aspetto più divertente è che …il popolo dovrebbe eleggere gli “inquisitori” indovinate dove? Ma sul blog, vivaddio. Come se le sorti del Paese dovessero passare tutte sul web, ingrassando ulteriormente gli introiti del gestore. Come se non fossero bastate le quirinarie, le comunarie  e altre arie, come se quel blog contasse più del Parlamento dove, non dimentichiamo, abitano i rappresentanti scelti da noi cittadini. Gestire una piccola fetta di elettorato, sia pur esaltato e gli occhi bendati, non giustifica certo questo parlare a nome di tutti come se fossimo già in un regime (l’ho detto).

Siccome il diavolo fa le pentole ma non i coperchi proprio  oggi sullo stesso sito il sultano ha illustrato con una foto falsa la presunta festa della sindaca-quanto-mi-costi: i fuochi artificiali al Colosseo, ben sapendo che in periodo di poreccitudine  non ci sono stati.

Poveri noi: tribunali del popolo, presieduti magari dalla Taverna sister o dai manichini della Upim o da chi si faceva pisciare addosso dalle scimmie-ragno oppure da chi giocava a gara di puzzette al grandefratello? Grazie almeno di aver sdoganato il #vaffanculo. Di cuore, a te e a tutto il sultanato.

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Il “gomblottismo” è un male incurabile

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Enza Blundo è un’insegnante di 52 anni. Vive all’Aquila quindi di terremoti dovrebbe saperne. Dopo la sonora sconfitta nelle elezioni da sindaco, il movimento5stelle l’ha messa capolista al Senato  ed è stata eletta. Non solo, è anche vicepresidente della commissione per l’infanzia e l’adolescenza. Povere creature, se questa cittadina rissosa crede ancora alla bufala del risarcimento. Più volte smentita. Ma la voglia di massacrare il governo è troppo forte e ad appena un’ora da una scossa terrificante che ha colpito anche la sua zona ha pensato bene di gettare altro fango.

Va ricordato che, riguardo alla teoria che la magnitudo viene abbassata per ridurre i costi economici per il governo e che fa riferimento a un decreto varato da Monti nel 2012, i risarcimenti non vengono calcolati sulla magnitudo (scala Richter) ma sui danni (scala Mercalli).

In un momento in cui dovrebbe prevalere la solidarietà questa maestrina dalla penna nera si esibisce in una vergognosa bugia. Poi dite perché ci si accanisce contro parlamentari capaci di gettare solo veleno. E’ vergognoso, dovrebbe nascondersi. E questi vorrebbero governare l’Italia? Mentre tutti sono impegnati a ricostruire, loro continuano a cercare solo macerie. Come se non fossero già abbastanza quelle provocate dalla natura.

“Purtroppo puntuale è ricominciato il balletto sulla magnitudo “abbassata ad arte per non risarcire” – scrive su Facebook Enrico Mentana, direttore del tg di La7 -. Bufala già smontata qui dopo il terremoto del 24 agosto. Non speculiamo sulla pelle della gente, per favore. Spiace vedere che ci è cascata anche una senatrice, Enza Blundo del M5S. Crollano meraviglie della nostra storia, si temono perdite umane, centinaia di migliaia di persone non dormiranno più a casa loro per chissà quanto tempo. Le fesserie possono attendere, se proprio non si riesce a farne a meno”.

Caro Enrico, non si tratta solo di fesserie. Ma il progetto politico di buttar giù tutto. E tutti. Sono pianificate, con la convinzione che comunque qualcuno ci casca, come già avverttiva McLuhan. Così il “gomblottismo” è incessante, indecente, pericoloso. Rivolto a chi ha ormai affittato il cervello. Una volta si diceva “piove, governo ladro”. Adesso si prende in prestito anche il terremoto. Povera Italia.

La cospirazione  La bufala

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