Quel pomeriggio a Gualdo Tadino

Ricordo bene quel giorno, vent’anni fa. Dopo mesi dentro l’incubo del terremoto finalmente da qualche giorno sembrava tornata la calma. Da Nocera Umbra e poi da Servigliano ci eravamo spostati a Gualdo Tadino con l’illusione che l’incubo stava finendo. E’ domenica, arriva l’Ascoli con cui avevo un rapporto stretto dai tempi della Domenica Sportiva. Mi sembra un’occasione fantastica per sentirsi di nuovo vivi, una giornata di sport. Non ricordo invece le interviste che cita il collega Gubbini perché poi non le ho usate, ma certo nella memoria tengo chiarissimi gli attimi di panico, sì soprattutto quell’assordante, angosciante rumore di lamiere sbattute. Né la fuga impazzita dei calciatori in campo, a partita quasi finita, e di noi spettatori in tribuna. Ci sentimmo tutti colpiti a tradimento. I tecnici poi spiegarono che era una nuova faglia, cioè non lo stesso terremoto, arrivato con una concomitanza sciagurata. Anni più tardi ho sentito altre scosse, ma quel pomeriggio a Gualdo è difficile da dimenticare.

Quella scossa terrificante allo stadio

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