Come a Kabul

stanza

Il mondo in una foto e non è neanche la peggiore. Stavo a Kabul, fine 2001. La mia minuscola, freddissima stanzetta in una guest house afghana. Il tavolinetto vicino al letto (unico mobilio), il pc e una lampada: accesa da un generatore che solo i “ricchi” (come i giornalisti) da quelle parti possono permettersi. Altrimenti, in periodi di crisi, la luce della candela. Fuori, il buio totale.

Ricordi lontani che mi sono ritrovato ad affrontare da ieri sera in una casa del nostro mondo privilegiato e paradossalmente uno choc maggiore perché ci si rende conto fino a che punto si è diventati schiavi dell’energia. Dicono che un normale appartamento italiano di oggi consumi quanto una fabbrica degli anni 50. Tutto va a corrente, non c’è uno strumento che non sia elettrico: da quelli importanti, come il frigorifero, a quelli superflui, come la macchinetta del caffè.

E poi! Poi la nostra chiave per il mondo. Il computer! E tutto il resto della tecnologia, decine di prese, presette, presine per ricaricare, scannerizzare, stampare. E allora è dramma pieno, ci si sente isolati, fuori da tutto. Per fortuna che c’è il telefono, ma finchè dura la batteria. Non resta che andare a letto. Ma si fatica ad addormentarsi perché non c’è neanche il televisore a farti da ninna nanna. Nè musica, niente.

Poi ci si chiede perché continuano a fare le guerre.

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6 thoughts on “Come a Kabul

  1. CERTAMENTE SIAMO IPERCONUSUMATORI DI ENERGIA, ora bisogna sapere quanto ci costa produrla anche in termimi di consumo ambientale senza recupero … in nostri matemateci con lo snodo DE FINETTI darebbero subito una risposta in una polivalenza di ipotesi + o – distruttive … però non sappiamo che strade prenderà lo sviluppo tecnologico e forse qualche speranza l’abbiamo … il problema è che manca l’accumulo di sapere comune ragionato nella gente come insegna TULLIO DE MAURO inoltre sapienti popolari come ENZO BIAGI, sapienti in politica come NICOLA MATTEUCCI e sapienti intellettuali come UMERTO ECO non esistono, OVVERO esitono ma non sono considerati si è passati dall’Età dell’incerterzza, all’Età dell’ignoranza, all’Età della superficialità. .. pilotata,

  2. Per fortuna sotto la lampada c’ è il Moleskine per prendere appunti. E funziona anche a lume di candela, mentre il computer senza energia, no. Manco di giorno.

      1. E’ vero, ma questo è un altro aspetto da valutare, Marco.
        Un taccuino discretamente conservato però, si può leggere anche tra 1000 e passa anni, mentre i floppy disc di 20 anni fa (e siamo sempre in ambiente digitale), già hanno problemi a interfacciarsi con gli ultimi software e hardware in dotazione.

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