Carte di credito e politica

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Ormai è virale e sono cosciente che equivale a un suicidio sbatterci contro. Ma, visto che ho sempre detto quello che penso, non posso esimermi dal commentare la famosa questione Lotti-Minzo. Non so naturalmente se c’è stato un patto, uno scambio, qualcosa di poco chiaro, ma va chiarita sicuramente la storia della carta di credito che ho vissuto dall’interno.

Dunque, Minzolini diventa direttore del Tg1 e fra i bonus gli assegnano una carta di credito aziendale, in cambio pare dell’esclusiva. Lui la usa, esplode il caso dopo la denuncia dei tanti avversari politici imbestialiti dai “fondi” schieratissimi, troppo schierati a favore del Berlusca. Il direttore generale fa il pesce in barile, Minzo allora si rifiuta di mettere per iscritto i nomi degli ospiti, come credo sia diritto di ogni giornalista e in special modo di un direttore. Ma restituisce i soldi, tutti. Del resto è una pratica consolidata nella Rai: se ci sono spese “sospette” non sono passate, punto. Ma le opposizioni insistono, si va al processo. In primo grado Minzolini è assolto. Poi in appello gli capita un giudice che proprio sta politicamente dall’altra parte e lo condanna.

Ecco che diventa un pregiudicato, da abbattere. Manco avesse sulla coscienza episodi di corruzione o morti sulla strada. Solo una brutta storia di schieramenti dove ormai le regole non esistono più, realtà e bufale si fondono, e un ragazzotto miracolato si permette di incitare alla violenza quando il suo movimento fa pratica di eversione, ogni giorno, giocando alle tre carte con spudoratezza. Questo è. Poi pensatela come vi pare.

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