Danke Italien

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Una giornata di applausi e di  orgoglio italiano. C’è chi ricorre su Twitter, da Berlino, a una ironia amara: “Quel che per noi in Germania è davvero irritante è che in Italia la polizia evidentemente controlla la carta d’identità”. E c’è chi critica apertamente le autorità tedesche: “Danke Italien, avete fatto quello che la Germania non era in grado di fare”. Sia chiaro, Luca e Christian sono due eroi per caso. Rispondendo a una chiamata non pensavano davvero di andare incontro a un terrorista spietato. Si sono comportati secondo lo standard: hanno fermato e chiesto i documenti a quel tipo che alle tre di notte vagava davanti alla stazione. Ma quando Anis Amir ha sparato sono stati pronti a rispondere. Nessun apparato di sicurezza, tutt’alpiù controllo del territorio e  regole vecchie ma efficaci. Christian, l’agente ferito, ha 36 anni ed è friulano. Luca, l’agente in prova che ha ucciso il boia di Berlino, di anni ne ha 29 anni ed è siciliano. Un errore clamoroso svelare la loro identità, sull’onda dell’entusiasmo, ma ci è servito a disegnare un’Italia unita almeno stavolta. E sono commoventi, da grande donna, le parole della madre di Luca: “Fa impressione pensare che due ragazzi abbiano percorso strade così diverse, mi spiace che sia morto un giovane, ma sapeva i rischi a cui andava incontro”. Due ragazzi. Parole sagge che arrivano da Canicattì, un luogo a me caro preso spesso ad esempio di una terra lontana.

Giusto, anzi  sacrosanto, farsi qualche domanda sulla presenza del terrorismo in Italia, interrogarsi sulle difese, ma non gioire neppure non dico per un giorno ma almeno per qualche ora per un’operazione sì fortunata ma sicuramente brillante, mi pare folle. Anis Amri è stato 17 mesi in Germania, hanno scoperto che si faceva passare per egiziano e non l’hanno espulso, ad agosto è stato addirittura arrestato per una rissa, e l’allarme dell’intelligence di casa nostra era stato chiaro. Ma invece di massacrare la presunta efficienza tedesca, a noi piace come al solito sputarci addosso. E vien da dire, parafrasando un’antica battuta, che forse dopo l’Italia bisognerebbe fare gli italiani. Oppure mandare al rogo i social, vera catastrofe della nostra epoca dove si può analizzare la geopolitica con la stessa semplicità e supponenza con cui si discute di una partita di calcio o dell’ultima botta di gossip. No, Facebook non fa per me.

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6 thoughts on “Danke Italien

  1. Pino, ce lo diciamo da (…) anni, parecchi. Internet e i social sono solo un mezzo, proprio come la carta stampata. Assai democraticamente suscettibile di veicolare grandi idee e tifo da stadio.
    Cerchiamo di valerci delle prime, calando un velo di pietosa consapevolezza, se non di rassegnazione, sul resto.
    In sintesi: a mio avviso (anche) Facebook fa per te. E all’occorrenza, esistono sempre due utili cartelle: “monnezza” e “monnezza d’autore”.

  2. «Un errore clamoroso svelare la loro identità, sull’onda dell’entusiasmo, ma ci è servito a disegnare un’Italia unita almeno stavolta.»

    Concordo pienamente, specie sulla diffusione dell’identità dei due poliziotti. Mi fa rabbia quando vedo pubblicate sugli articoli le iniziali dei criminali e ora provo altrettanta rabbia nell’aver letto nome e cognome di due poliziotti che, se sono stati eroi per caso, hanno comunque dimostrato sangue freddo ed efficienza, a dispetto della giovane età (specie del 29enne che ha ucciso il terrorista).

    Dimentichiamo, almeno per un po’, questo sangue e cerchiamo di passare delle buone feste.
    Tanti auguri, caro Pino, a te e a tutte le persone che ami.

  3. Credo non sapremo mai (ma forse è giusto coosì) quali mosse e contromosse abbiano portato a questa operazione, ma conta il fatto che i nostri poliziotti abbiano agito, e agito bene. Non altrettanto chi ha dato in pasto la loro identità, purtroppo, ma mettersi in mostra è lo sport nazionale, e non risparmia nessuno. Nemmeno il neo ministro.
    Auguri ai nostri ragazzi e a tutti gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine, che ogni giorno rischiano la vita per proteggere la nostra.

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