Lo spartiacque

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‘A nuttata è passata, ma lo stordimento è ancora forte. Il 5 dicembre si sta rivelando com’era stato previsto, un festival di analisi più o meno illuminate su cosa succederà adesso. Non voglio infilarmi nella mischia, ma voglio spiegare  perché a un certo punto ho tifato Renzi. Perché ha l’età di mio figlio e ho creduto nei cambiamenti che solo un giovane poteva fare. Ma è il motivo secondario, il principale è un altro: mi sono sempre messo dalla parte del più fragile. Figuratevi che a un certo punto ho anche difeso Berlusconi perché era assurda quella campagna massiccia,  incessante contro di lui. Nell’uno contro tutti, insomma, ho sempre parteggiato per l’”uno”.

Sono diventato laziale dopo una sonora sconfitta nel derby, stavo a Zagabria quando i croati le prendevano, idem con gli azeri, ho sempre difeso gli indigeni e mi sono innamorato di Kabul quando tutti odiavano gli afghani, mi sono meravigliato talvolta di andare d’accordo con i direttori e potrei continuare. Sarà il destino da “cane sciolto”, non so, ma ho cominciato a reagire anche pubblicamente quando ho visto Renzi, che pure ha fatto i suoi errori, attaccato da questo mondo e da quell’altro. Da chi onestamente non lo apprezzava ma anche da dinosauri rancorosi. Così ho fatto la mia scelta che potevo pure evitare. Nella “sconfitta” ho scoperto veleno e meschinerie, mi è servito a capire – al di là delle opinioni – chi meritava la mia attenzione e chi no. Amici e non amici, sia pur virtuali, tra chi ama il confronto e chi sa solo insultare: sicuramente uno spartiacque. Mi è servito a fare pulizia non certo di chi non la pensa come me, ma dei cosiddetti “haters”, gli odiatori, di cui purtroppo il web è pieno.

Adesso i “vincitori” festeggiano, com’era logico prevedere dopo un tifo da stadio, è giusto. Ma attenzione a non scambiarlo per il successo del popolo. In parte forse sì, ma è soprattutto politica. Maledetta politica che passa comunque sempre sopra le nostre teste. E permettetemi nel bilancio di una domenica per me disgraziata un raffronto calcistico: la Lazio ieri  è stata battuta non da una Roma più forte, ma sicuramente più matura. Inutile recriminare, ma l’occasione per crescere e tornare in alto.

Scusate, ma le matite?

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3 thoughts on “Lo spartiacque

  1. Concordo il tuo post. Avrei votato no, ma stare dalla parte di chi sa solo odiare è prerogativa di chi sa appunto, solo odiare. Quindi SI e non me ne pento.
    Si possono avere idee sbagliate, ma l’ odio non è idea. Non sta nel bianco e manco nel nero, figuriamoci tra le sfumature e i colori.

    Per la Lazio, beh è una cosa tua.

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