La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

La grande paura

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La più bella notizia è arrivata dalla Valnerina quando durante una notte furibonda è nata Talj, segno di speranza in un’Italia mai tanto unita dalla paura. Conosco bene il terremoto, ahimè. E la botta sentita distintamente ieri sera sicuramente ha risvegliato vecchie paure. Lontanissime da quelle di Ancona negli anni 70, ma anche da quelle della California, dell’Iran o del Pakistan, e anche da quelle di Colfiorito  o dell’Aquila, vissute dentro l’inferno. Capisco dunque perfettamente il panico, ma detto molto francamente i social (ormai nostra croce e delizia) hanno azzerato tutto, senza fare distinzione tra i luoghi colpiti e quelli solo sfiorati. Come può essere paragonato il brivido di un tremolio a una devastazione, alle case crollate, ai morti, a paesi rasi al suolo?

Così ieri sera mi tornavano in mente le paure vere di Cesi con la terra che tremava, i crolli di Nocera Umbra e pregavo per il borgo di Visso che ho nel cuore, o per Preci dov’è sepolto Baldoni. O per Ussita che ormai non esiste più. Ripenso a quelle vecchie marchigiane che facevano la sfoglia per quei poveri “fjioli” dei pompieri, o al campanile di Nocera Umbra che mi è crollato addosso o a quell’Isola che non c’è più. Penso anche che fino al giorno prima stavo nuovamente all’Aquila ancora ferita, e che solo la settimana scorsa stavo a Macerata in mezzo a giovani che ancora credono nella politica mentre mi toccava leggere le solite sciacallate immonde.

Stavolta il terremoto l’ha sentito tutta la penisola, da Trento alla Puglia. Ho profondo rispetto per chi ha avuto paura, ma soprattutto per le vere vittime di questo Paese così bello e così fragile. Ma la sedia che dondolava non mi ha impedito di distinguere fra chi ha subito danni e chi si è fatto un selfie “pronto a scappare”.  Sarò strano, o forse ho girato troppo, ma continuo a conservare il valore degli eventi. Un lampadario che tintinna non fa parte dei desideri, ma altri 232 morti a Mosul, i 22 bambini (e otto maestre) morti in Siria, o le altre 25 vittime nel canale di Otranto che vanno ad aggiungersi alle 3740 di quest’anno, alla nuova strage dell’Isis in Somalia insomma non possono stare alle pari con chi da Roma ha postato “sto bene”. Abbiate pazienza, ma la penso così.

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This entry was posted on 27 October 2016 by in terremoto, tribù.

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