La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Quelle stanze ormai senza più pareti

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Un centrino ricamato sul tavolino del salotto buono, una cucina invasa dai piatti non lavati, il pavimento di uno studiolo ricoperto di libri, un letto disfatto sotto un crocefisso, una piccola cassaforte che regge da sola un palazzo sbriciolato, una porta di casa intatta unico segno che resta di una casa che non c’è più. Quelle stanze …ormai senza pareti non hanno niente di romantico, sono struggenti, stringono il cuore. Sono una vita che ha smesso di esistere. Guardando le immagini mi sembra quasi di fare violenza a persone già distrutte, infrangendo un’intimità sparita. Perché ci intrufoliamo forse nell’aspetto più prezioso, quei ricordi che segnano un’esistenza definitivamente in macerie. Artisti immensi come Springsteen lo colgono e infatti ieri sera ci ha dedicato dall’America dei tanti migranti la sua “City of ruins”. Perchè le rovine del mondo si somigliano tutte. Sono rovine.

Frequentando terremoti, so bene quanto vale il passato che improvvisamente, in pochi secondi, sparisce. Ricordo una vecchia che a Nocera scalo morì precipitando nell’androne della casa lesionata perché, nonostante il divieto, voleva andare al primo piano a recuperare le foto del figlio morto in guerra, l’unico ricordo che la faceva vivere. E all’Aquila, sotto la protezione dei pompieri, famiglie che rientravano per pochi minuti nell’appartamento per prendere magari il vasetto con i fiori o l’album di nozze. L’esodo, un momento di infinito dolore per conservare il frammento di  qualcosa che la natura ha devastato per sempre. Carmelo Bene diceva “noi siamo quello che siamo stati”: ed è atroce spezzare il filo della memoria.

Il funerale del paese delle rondini per me  è questo. Perché dopo le lacrime per le (tante) vittime, restano i sopravvissuti a portare avanti la vita e nessuno sa se siano realmente fortunati a sopportare questo passaggio. Le autorità hanno garantito che ricostruiranno il borgo così com’era, ma c’è qualcosa sicuramente di irripetibile. Il profumo del pane, per esempio. Lo ha ricordato Ottavia Piccolo che ad Arquata del Tronto ha girato giovanissima “Serafino”, una favola ecologista del grande Germi che aveva fissato il suo quartier generale proprio all’hotel Roma di Amatrice. Chissà se è rimasto ancora nelle mura il tanfo dell’inseparabile sigaro. E poi quei canti alla sera di Celentano in piazza, una vera festa fra pecore e capre, primi abitanti del villaggio.

Più sabbia che cemento, già. Sabbia comunque ebbra di odori che rendono insopportabile la nostalgia. Se fossi ancora al tg, avrei voluto parlare di questo.

2 comments on “Quelle stanze ormai senza più pareti

  1. Maria
    28 August 2016

    Sgomento. Quanti morti…quanto dolore… come se a devastare queste case fosse stata una guerra.Una brutta guerra quella del terremoto. Impossibile opporsi a questo nemico,lui,quando si sveglia, vince sempre. La foto sopra penso che si possa commentare anche con i soli pensieri, con gli occhi lucidi , con la dolorosa sensazione di impotenza..Storie di terremotati, storie che ti trafiggono il cuore , storie di piccoli eroi che, facendosi scudo, hanno preferito salvare un’altra vita.
    Ci si chiede sempre: sarebbe stato possibile evitare quello che è successo? Ogni volta che accade il terremoto ci sono sempre tanti interrogativi , sempre gli stessi, come da copione, ma nessuno che controlli seriamente la costruzione delle case in queste zone fortemente sismische. A volte sembra che la facciano apposta ad alimentare programmi tv con conduttori ipocriti. Polemiche..interrogativi…ospiti che si improvvisano tuttologi.. Programmi fatti solo per aumentare l’odiens. Ma davvero fanno qualcosa? Si parla di prevenzione..di perseguire i colpevoli di queste costruzioni che si sono “sbriciolati come biscotti”, ma intanto ci sono stati morti,troppi, e questa è una storia che continua..

  2. Walter
    31 August 2016

    Speriamo invece che le “autorità” non ricostruiranno il borgo così come era. Perché oltre che” più sabbia rispetto al cemento” ( e bisogna pure capire che qualità di sabbia era), pare, almeno dalle molte immagini, che pure con il ferro di pilastri e travi, i costruttori sono stati parsimoniosi. Pare.

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This entry was posted on 27 August 2016 by in terremoto, tribù.

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