Quest’Italia bellissima e fragilissima

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La conosco talmente bene che l’ho riconosciuta subito. Il letto che trema, il lampadario impazzito. Ma sapevo pure che era un’onda di riflesso e dunque da qualche parte in Italia si stava consumando il dramma vero. Sono bastate le prime notizie per capire che la botta aveva colpito gli Appennini che proprio il giorno prima avevo attraversato. Così quest’Italia bellissima e fragilissima si ritrova a contare morti e macerie, borghi distrutti, la corsa ai soccorsi e alla solidarietà. Stessa ora dell’Aquila ma stavolta pare che non ci siano stati preavvisi: il terremoto è arrivato all’improvviso e in dieci secondi ha cambiato tutto. Perché contro la natura la lotta è impari. E non date retta a chi dice che è prevedibile: fermo restando che la terra trema sempre non è possibile sapere quando l’energia si svilupperà a tal punto da fare danni e vittime. L‘unica maniera di difendersi è la prevenzione perché il nostro Paese è altamente a rischio sismico e prima o poi la sventola arriverà, come insegna la storia.

Ricordo il terremoto ad Ancona negli anni 70, poi i sei mesi tra Marche e Umbria, per non dire naturalmente dell’Aquila. Frammenti di memoria dolorosi e indimenticabili, fra disagi e paura. Ma non solo dalle parti di casa. Ho conosciuto l’earthquake di San Francisco, poi quello in Pakistan e anche quello di Bam, la città d’arte iraniana. Storie simili ma diverse perché sono diversi gli approcci, con la nostra Protezione Civile sempre in prima fila perché ahimè siamo ormai diventati professionisti delle disgrazie. I morti sono già una quarantina, si aspetta la seconda terrificante botta, ma intanto già il panorama porta alle lacrime con tutte quelle rovine e i paesini che non esistono più. Luoghi di infinita pace che diventano un inferno. Ora non servono le chiacchiere, è il momento dell’emergenza, si pensa ai sopravvissuti, poi arriverà quello più complicato, della ricostruzione. Film già visto, troppe volte. Spero stavolta almeno senza polemiche. E senza improvvisati, stupidi “esperti”.

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6 thoughts on “Quest’Italia bellissima e fragilissima

  1. Il terremoto è come un infarto: nella fase acuta dobbiamo pensare solo a salvare vite, ma poi dovremo metterci in testa di cambiare qualcosa (costruttivamente, ad esempio, sistemando quello che va sistemato) per evitare pericolose recidive.

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