La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Addio al sogno degli Stati Uniti europei

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Ho sempre sognato gli Stati Uniti d’Europa. Il nostro continente che si riappropria della storia, tornando via maestra della nuova come lo era della vecchia civiltà, capace di abbattere – per economia e soprattutto cultura – il predominio occidentale dell’America. Ma evidentemente era solo un sogno, perché  c’è una differenza sostanziale con gli Usa. Lì sono partiti da zero assoluto, un continente su cui si sono riversati tutti gli “scarti” (senza offesa) del mondo.  Disperati in cerca di una nuova frontiera, rimpinguati dall’esercito di schiavi prelevati dall’Africa. E’ stato facile, e anche indispensabile, trovare due  elementi comuni, i più importanti per la convivenza di qualsiasi popolo: una lingua, per capirsi, e la moneta, per svilupparsi. Nord, sud? Dettagli spazzati via dalla guerra d’indipendenza: alla fine non sono rimaste differenze, la California dei desideri uguale al New Mexico dei poveracci, gli agricoltori dell’Arizona uguali ai cervelli di Boston. Le leggi federali come collante, ma gli Stati autonomi di prendere decisioni. Sì, lì è stato possibile perché tutti si sono sentiti americani, anche se ancora ci sono scellerate distinzioni, il sogno era aperto a tutti. Non tutti naturalmente sono diventati ricchi ma l’opportunità era generale, pur con le degenerazioni del caso, il dollaro come obiettivo primario, gli squali pronti ad azzannare tutto e tutti. Comunque un Paese democratico, unito, sia pur con  tutti i guasti del capitalismo.

L’Europa invece. Ci abbiamo provato con una soltanto delle condizioni indispensabili: la moneta unica. Ma evidentemente non basta a fare un popolo, serve quantomeno una lingua: come si fa a parlare di mercato europeo del lavoro quando ancora è una Babele? Da noi, in Italia, neppure c’è un progetto di bilinguismo, com’è prassi nei Paesi del nord. Ma non è neppure questo il punto. Il problema è che l’Europa viene da millenni di storia e le divisioni sono spesso insuperabili. Pensate alla cultura francese e poi a quella inglese, pensate alla tedesca e poi alla spagnola….Non solo dunque fratture economiche , ma esistenziali. Lo spirito nazionalistico è troppo forte e nessuno è disposto a rinunciarci per dirsi europeo. Figuriamoci, c’ è la lotta di campanili addirittura. Così ci siamo ritrovati con i Paesi economicamente più forti a comandare, massacrando chi stava indietro, un Parlamento europeo che non conta niente se non per qualche seggio strapagato e qualche viaggetto turistico. Nessuna legge, la polizia europea appena abbozzata sulla carta. E poi di nuovo i muri. L’immigrazione è stata sicuramente il nodo della Brexit, possiamo capirlo noi che abbiamo sofferto per anni le invasioni senza che nessuno a Bruxelles si degnasse di considerare la nostra una frontiera continentale. Se ne accorgono adesso che i migranti occupano tutti i territori e l’Italia, come si prevedeva, rimane soltanto un approdo.

Come finirà? Al solito sui social, che ormai hanno sostituito la vita reale, si va avanti a battute. Chi dice addio ai Beatles, chi si aspetta che si  torni a parlare francese nei convegni, senza capire che la lingua universale è l’inglese più per via degli Stati Uniti che della Gran Bretagna. Sicuramente ripercussioni ci saranno per gli studenti e anche per il calcio, perché adesso Londra (nonostante l’immediato appello del sindaco) torna la capitale di un Paese extracomunitario. Per il resto non cambia niente perché gli inglesi in effetti sono sempre stati isolani: non hanno mai rinunciato alla sterlina, guidano a destra e hanno la regina. Si possono amare od odiare, ma ci hanno insegnato il codice penale e qualche regola di civile convivenza. Non cambia niente. Qualcosa in comune con gli  italiani c’è: la Giulietta di Shakespeare e il tecnico Ranieri, tanto per  dirne solo due. Dunque, la questione è solo economica, ma qui non mi addentro perché buona norma sarebbe quella di parlare sempre e solo di ciò che si conosce. Mah, vedremo cosa porterà questa botta di democrazia. Di sicuro i potenti resteranno sempre potenti.

One comment on “Addio al sogno degli Stati Uniti europei

  1. GIUSEPPE PARISI
    26 June 2016

    L’ANTROPOLOGIA CULTURALE INSEGNA CHE SIAMO MERAVIGLIOSAMENTE DIVERSI E 3.000 ANNI DI CULTURE DIVERSE E SPECIALIZZATE SONO 3.000 VOLTE PIù RICCHE DI QUELLA DEGLI USA eppoi la loro scuola della violenza è tremenda…il problema da risolvere è che i 3.000 anni di culture meravigliose si diffondano in ogni dove.

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This entry was posted on 24 June 2016 by in europa, tribù.

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Un fiocco giallo per padre Paolo Dall'Oglio e Sergio Zanotti, rapiti in Siria.

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