La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Analisi di un voto annunciato

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Forse c’entra “il disperato bisogno di regalarci una qualche euforia collettiva”, forse abbiamo sempre la necessità di trovare un profeta, forse siamo un popolo troppo passionale, fatto sta che siamo a una nuova svolta politica. Inutile negare: lo “stellismo”, cioè il dilagare del movimento cinque stelle, è diventato praticamente un fenomeno popolare e di questo bisogna dare atto a Grillo: di aver portato cioè il web per le strade, anche perché probabilmente ormai siamo “dentro” il web, attaccati più allo smartphone che alla memoria. Non è facile spiegare, o forse sì. Provo pacatamente per la prima volta ad analizzare. Dicono che il trionfo sia frutto della disperazione, io credo invece che sia frutto della speranza. Il Paese è messo malissimo e istintivamente proviamo ora una nuova via d’uscita, ci ancoriamo al “proviamo questi, sono giovani, diversi, chissà”. Comprensibile, giusto anche.

Accanto a questo tentativo tutto sommato nobile poi ci sono gli aspetti peggiori che pure contano. Votare “grillino” è diventato cult, c’è la corsa dei cosiddetti intellettuali a mostrarsi “alternativi”, fa chic, esalta l’apericena. Per non parlare della politica, quella vera, che non smette di mostrare il peggio di se. Tutti hanno votato cinquestelle: quelli di destra per ovvie ragioni, quelli di sinistra per liquidare il rottamatore. Sempre pronti a saltare sul carro del vincitore, dimenticando che la storia cambia in fretta. Ricordate il trionfo della Lega dura e pura che urlava “Roma ladrona”? Poi si è scoperta più ladra di Roma e adesso perde pure, sonoramente, in casa propria. Ricordate l’avanzata inarrestabile di Berlusconi? Ora Forzaitalia, di fatto, non esiste più, dilaniata dalle lotte interne. Mi riferisco naturalmente solo alla stagione attuale perché tornare indietro, ai tempi della Dc o di Craxi ci porterebbe fuori strada, quantomeno troppo lontano.

Le stesse lotte interne adesso stanno minando il Pd. I duri sostengono che Renzi non rappresenti più la sinistra. Forse è vero, ma nessuno mi toglie dalla testa che i primi (diciamo i secondi…) a gioire per il tonfo siano proprio quelli della famosa minoranza interna. Che immediatamente hanno chiesto un rimpasto, senza girarci troppo intorno. E’ sempre andata così: per anni hanno combattuto il berlusconismo e adesso si attaccano al renzismo. Stessa storia. Renzi è diventato il nemico comune, è lui adesso quello da abbattere. Nonostante una buona parte della stampa a favore, è mai possibile che sbagli sempre, che sia oggetto dei peggiori attacchi, che sia umiliato in tutte le vignette? Sì, proprio come Berlusconi. Sicuramente di errori ne ha fatti e ne fa tanti, ma sicuramente qualcosa ha smosso, ci sta provando, e non è possibile votare contro il proprio partito pur di colpirlo, capito D’Alema? E’ immorale oltre che sbagliato: a forza di inseguire ancora l’utopia del comunismo si va a finire nella nicchia, partitini inesistenti.

Riassumendo: per sfuggire al fetore si finisce come al solito nell’antipolitica, che è una maniera in apparenza meno disastrosa dell’astensione. Certamente è un voto contro, prima che a favore.

Dunque, via con il mondo nuovo. Ma qui finiamo nel campo del tifo, dove si fa fatica a parlare, si è aggrediti, non si ragiona. Non dimentichiamo che noi siamo quelli delle bandiere per strada, gente da clacson. Onore a Virginia Raggi che ora è anche il mio sindaco (sì, il mio sindaco: la rivoluzione femminile non passa certo per la grammatica): le mando i miei più sinceri auguri perché è come fare gli auguri a tutti noi romani, e parlo come uno che è nato al Pigneto, mica ai Parioli. Ma ci sono alcuni fatti (fatti, non parole) che meriterebbero una qualche attenzione. Evitiamo molto volentieri il fango, ma che sia ostaggio del “direttorio” è acclarato, che abbia discendenze di destra altrettanto, che sia totalmente pura è da accertare. E’ carina, sveglia, ha lo sguardo furbo ma come si fa a sottovalutare il fallimento di tutte le amministrazioni pentastellate, anche in piccoli centri? E’ giusto metterla alla prova ma qualche nome sbagliato nella giunta e la negazione addirittura annunciata del dissenso equivalgono a una brutta partenza che sicuramente troverà altri, ben più robusti, ostacoli. Sì, lasciamola lavorare, ma senza quell’arietta da predestinati del Signore, tutti sani e vergini (troppe volte siamo rimasti delusi). Mi è sembrata francamente una cafonata snobbarla nella prima uscita ufficiale. Ma dopo le macerie del “vaffa” ora è giunto il momento di provare a costruire. Roma è una cosa seria. E anche stavolta tutta Italia ci guarda.

One comment on “Analisi di un voto annunciato

  1. Walter
    24 June 2016

    E’ bene sapere che il Sindaco a Roma si scrive Raggi, ma si dice Casaleggio Associati. Perché questa non decide neanche quale vestito indossare. Fascia tricolore compresa.
    Ma forse hanno capito nel blog pubblicitario del pagliaccio, che a colpi di vaffa, avanti non si va;
    hanno capito che trattare a pezze in faccia i giornalisti, non paga in termini di consenso;
    hanno capito che stare nei salotti televisivi anziché demonizzarli, serve (ora stanno sempre buttati là).
    Speriamo che adesso che sono alla maggioranza a Roma Capitale, capiscano che governare non sia solo fare opposizione alla minoranza. Ma se l’ inizio è “non vogliamo le Olimpiadi a Roma”, già si capisce molto. No, no, e poi invece no.
    Tutti sanno dire no, dal mercato al Senato. E c’è chi lo sa fare meglio e per molto meno di quello che prendono loro.
    Non sanno neanche che la clausola vessatoria della penale di 150.000 € su una attività o funzione pubblica è incostituzionale.
    Se questo è il nuovo …

    Per il resto d’ Italia ci pensa Renzi, che non è stato votato da nessuno, ma messo lì da qualcuno, non certo dallo strumento democratico per eccellenza come il voto.
    Niente paura: all’ analisi (scontata) del disastro di una sinistra che sinistra non è più da tanto, ci pensa Matteo Orfini. E che fa costui? sta valutando. Ecco, bravo, che faccia valutazioni. Il mondo intanto va.

    E a destra che succede? Fanno come i colonnelli di Saddam. Gli bombardano in testa, ma per loro è tutto sotto controllo. Contenti loro …

    E ogni tanto un poco di populismo lo faccio anche io: fanno tutti schifo, senza eccezioni.

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This entry was posted on 23 June 2016 by in politica, tribù.

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