La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Emanuela Orlandi intrigo infinito

Emanuela-Orlandi

Archiviato, fine. Dopo trentatré anni, il caso di Emanuela Orlandi è chiuso, portandosi dietro misteri, depistaggi, mille ipotesi e speranze svanite. Lo ha deciso la sesta sezione penale della Cassazione, accogliendo la richiesta dalla procura generale.  La famiglia ha già annunciato l’intenzione di rivolgersi alla corte di Strasburgo. Ma è proprio nei titoli di coda di un’inchiesta infinita che si nasconde una possibile sorpresa: nei prossimi mesi, al processo per autocalunnia, il fotografo romano Marco Accetti, 60 anni, fornirà forse nuovi dettagli sull’enigma facendo i nomi dei presunti complici. Una vicenda che, come vedremo più avanti, riguarda anche  un’altra ragazza scomparsa nello stesso periodo, Mirella Gregori.

Se fosse viva, Emanuela Orlandi oggi avrebbe 48 anni. Figlia di un commesso della Casa Pontificia del Vaticano, sparì un mercoledì sera, il 22 giugno del 1983, dopo la lezione di flauto. Allora di anni ne aveva solo quindici. Dissero che aveva appena avuto una proposta di lavoro (vendere cosmetici) e anche la parte in un film. Da allora su di lei è stato veramente detto di tutto. Che è morta in quei giorni per uno strano incidente, che è stata portata in Medio Oriente in una tratta delle bianche, che non è stata affatto rapita ma si è allontanata volontariamente. E poi altri piccoli misteri contraddittori: un ragazzo, forse uno della scorta del Papa, che l’andava a prendere sotto casa, un’auto blu, un poliziotto che vede il rapimento, un rapporto del Sisde sparito . Certo è che il giudice Adele Rando ha tentato per  anni di ottenere una rogatoria internazionale per interrogare alti prelati perché c’è qualcosa che non quadra nella scomparsa. Il primo bagliore arriva prima di Natale del 1985 quando la madre di Mirella Gregori, un’altra ragazzina (sedici anni) scomparsa un mese e mezzo prima della Orlandi (il 7 maggio), durante una visita di Papa Giovanni Paolo II in una parrocchia romana, sulla Nomentana, riconosce in un funzionario della sicurezza vaticana l’uomo che andava spesso a prendere la figlia nel bar sotto casa (in via Montebello). Lo dichiara a “Chi lo ha visto?”, riprendo la notizia per i Tg1 delle 13,30 e scoppia un finimondo. Adesso so che si chiama Raul Bonarelli, allora non lo sapevo, e metto i fermo-immagine di tutta la scorta papale. Scoppia il finimondo, l’allora vaticanista De Carli mi fa, sconcertato: “Ma lo sai che c’è anche chi mette a letto il Papa?” Il servizio alle 20 non va in onda. Il funzionario è intercettato mentre organizza una spiegazione di comodo.

Marcinkus e De Pedis. Qualche spiffero comincia ad arrivare ed è terribile. Voci ricorrenti raccontano degli addetti alla sicurezza con il compito di prendere ragazze per festini organizzati da alti prelati. Prima circola l’ipotesi di una morte accidentale, dopo l’uso esagerato di pasticche, qualche tempo dopo l’ipotesi (per nascondere lo scandalo) che a ordinare la sparizione sia stato il cardinal Marcinkus, a quei tempi presidente dello Ior, la banca vaticana (morto nel 2006 in Arizona). Lo chiese, secondo una testimone, a Enrico De Pedis, detto “Renatino”, boss della banda della Magliana, con il quale aveva in comune molti affari. La testimone è Sabrina Minardi, compagna del criminale dall’82 all’84, quando fu arrestato. Adesso è in una comunità terapeutica in Trentino dopo un pesante trascorso di droga, ma il suo racconto è lucido ed estremamente dettagliato: “Feci salire Emanuela Orlandi sulla mia auto, una A112 bianca, dopo l’appuntamento con un’altra auto, una Bmw. che l’aveva prelevata dopo la lezione di musica (forse proprio quella Bmw nera nella quale un vigile urbano ha sostenuto di averla vista entrare davanti al palazzo del Senato: n.d.r.) L’appuntamento era al bar del Gianicolo, Renatino mi aveva detto che avrei incontrato una ragazza che dovevo accompagnare dal benzinaio del Vaticano. Arriva ‘sta ragazzina: era confusa, non stava bene, piangeva e rideva. All’appuntamento c’era uno che sembrava un sacerdote: scese da una Mercedes targata Città del Vaticano e prese la ragazza. A casa domandai: ‘A Renà, ma quella non era…’ Se l’hai riconosciuta, mi rispose, è meglio che te la scordi. Fatti gli affari tuoi. Poi a De Pedis chiesi: ‘in mezzo a che impiccio mi hai messo’, e lui rispose ‘nessun impiccio’. Di lì a pochi giorni tentarono di rapire mia figlia, chiamai immediatamente Renato e mi disse ‘se ti sei scordata quello che hai visto non succederà niente a tua figlia’.  La Bmw la guidava Sergio, poco più che ventenne, alto un metro e novanta, fisico da boxer, capelli chiari e occhi verdi. Molto riservato. Io lo vedevo sempre, faceva l’autista a Renato. Aveva un’Audi bianca. La Bmw la vidi soltanto in quel frangente. Sergio (si tratta di Sergio Virtù, indagato: n.d.r.).  Emanuela è stata tenuta in un’abitazione, vicino a piazza San Giovanni di Dio, uno o due semafori prima della piazza San Giovanni di Dio che aveva un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all’ospedale San Camillo. Di lei si è occupata la governante della signora, Daniela Mobili, sposata con Vittorio Sciattella, vicino a Danilo Abbruciati, il killer della Banda della Magliana freddato nell’82 durante il fallito agguato a Roberto Rosone, vicepresidente del Banco ambrosiano. Venne proprio la donna di servizio a prendera. Io vidi il sotterraneo, poi mi misi a camminà du’ minuti, che mi fregava e me ne andai”.

Sabrina Minardi racconta poi ai magistrati romani l’aspetto più drammatico. “Successe tutto a Torvaianica. Con Renatino, a pranzo da Pippo l’Abruzzese, arrivò Sergio, l’autista, con due sacchi. Andammo in un cantiere, io restai in auto: buttarono tutto dentro una betoniera. ‘Così facciamo scomparire tutte le prove’, dissero. In uno di quei sacchi c’era il corpo di Emanuela Orlandi e nell’altro, secondo me, un bambino di undici anni ucciso per vendetta, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda”. Ma in questo caso le date non coincidono. Il figlio di Nicitra morì dieci anni dopo, il 21 giugno 1993, quando De Pedis era già morto (fu ucciso nel 1990).

L’attentato al Papa. Quasi esattamente due anni prima del rapimento di Emanuela Orlandi, nel maggio dell’81, il Papa scampò miracolosamente a un attentato. E’ possibile che i due episodi siano in qualche modo legati fra loro? Ha cercato di stabilirlo per molto tempo un altro giudice romano, Rosario Priore. Ha interrogato a lungo Ercole Orlandi, il padre di Emanuela. Chi sostiene che i fatti siano frutto di uno stesso progetto è da sempre Oral Celik, ex terrorista turco, legato ai “lupi grigi” che rivendicarono il tentativo di uccidere il Pontefice. Più volte ha dichiarato che Emanuela è viva,  ha due figli ed è nascosta in Sudamerica, sotto altissima protezione. Ci sono testimoni (un poliziotto e un vigile, di servizio quella sera in via della Dataria) convinti che l’uomo visto l’ultima volta con la giovane Orlandi fosse proprio lui, Celik. L’uomo che l’ha fatta salire sulla misteriosa auto blu. Non a forza, ma consenziente, da vecchi amici. Una storia che si rincorre e che smentisce se stessa.  Quaranta giorni prima di Emanuela, il 7 maggio, era scomparsa anche Mirella Gregori. Una correlazione c’è: il Papa nell’Angelus del 3 luglio fa appello ai rapitori per la liberazione delle due ragazze. E nel comunicato n.20 dell’84 i “lupi grigi” ammettono di avere in mano sia Emanuela che Mirella.

Scrivere di Ali Agca è lungo e complicato. Sono stato a un suo processo, a Istanbul. Tutti i colleghi turchi lo hanno descritto come un ex ladro di biciclette con punte da genio. Che si è ritagliato con molta furbizia un ruolo da protagonista, dopo essere stato scelto come killer da sacrificare. Per Agca l’attentato era stato voluto dal Kgb e affidato ai servizi segreti bulgari. Un tourbillon di informazioni  in cui è difficile districarsi. Condite periodicamente da rivelazioni che ingarbugliano ulteriormente il quadro. Come la morte, sempre in Vaticano, di Alois Estermann, il comandante delle guardie svizzere, ucciso dal giovane Cedric Tornay non per una questione di sesso, come è stato ventilato. Secondo alcuni Estermann era una spia bulgara e sarebbe stato addirittura il basista del rapimento di Emanuela Orlandi.  Proprio ieri sera l’ineffabile Agca, con i suoi soliti occhi di ghiaccio, si è rifatto vivo in televisione ribadendo il vecchio copione davanti a Pietro Orlandi. “Emanuela è stata rapita per ottenere la mia liberazione”. Dando dei buffoni a chi non ci crede. Nient’altro che la solita, stantia farsa.

Sant’Apollinaire. Nell’estate del 2005 arriva una telefonata a “Chi l’ha visto?” Dice letteralmente “Andate nella tomba di De Pedis e scoprirete la verità”. Si appura ben presto che l’autore è Carlo Alberto De Tomaso, figlio di Giuseppe detto “Sergione”, proprio quel “Mario” che aveva fatto la prima telefonata alla famiglia Orlandi dopo la scomparsa. “Renatino” è sepolto assai stranamente in una cripta della basilica di Sant’Apollinaire, un “premio” della Curia pare per la sua generosa opera di beneficienza. Il corpo dell’ex boss della banda della Magliana è riesumato e accanto alla cripta viene scoperto un ossario con almeno duecento reperti. Ma le analisi escludono ogni presenza di Emanuela.

Negli anni si parla del fronte anticristiano Turkesh, del Banco Ambrosiano e anche dell’avvistamento a Campo de Fiori delle due ragazze da parte di un certo Pierluigi. Alla fine, prima della chiusura definitiva delle indagini, restano sei indagati: monsignor Pietro Vergari, ex rettore di Sant’Apollinaire, Sergio Virtù (autista di De Pedis), i banditelli Angelo Cassani (“Ciletto”) e Gianfranco Cerboni (“Giggetto”) oltre ai due supertestimoni, Sabrina Minardi e Marco Fassoni Accetti, il fotografo romano autoaccusatosi del rapimento. Per tutti la Procura ha ritenuto di non dover procedere per la mancanza di elementi probatori. Solo per Accetti ci sarà un seguito giudiziario. Di cose ne ha comunque da raccontare. E’ stato lui ad uccidere con il furgone, nella pineta di Castelporziano, il dodicenne uruguayano Josè Garramon mentre andava a controllare – ha dichiarato – Emanuela e Mirella chiuse in un camper. E minacciando successivamente di far fuori nello stesso modo (cioè incidente simulato) anche Fatima, la sorella di Ali Agca se non la smetteva di parlare della pista bulgara. Misteri che si aggiungono a misteri.

Notizie vere e false, ma anche tanti veleni. Il più agghiacciante  quello di un rimborso miliardario (quattro miliardi) alla famiglia Orlandi, oltre all’assunzione del fratello Pietro allo Ior (questo sembra vero). Una malvagità smentita dall’appassionata, continua, strenua ricerca della verità. Proprio Pietro, il fratello, ha raccontato l’incontro a marzo con l’attuale Papa. “Francesco ha preso le mani di mia madre e le ha strette forte, ripetendo due volte ‘Emanuela sta in cielo’. Mi è crollato il mondo addosso, un modo per dirci che Emanuela è morta. Se è così, la sua anima ora deve trovare la pace”.  Forse la storia è davvero finita, ma i misteri restano tutti.  Il silenzio del Vaticano? Forse la spiegazione sta tutta nelle parole dell’attuale rettore della basilica di Sant’Apollinaire, Pedro Huidobro: “Dei propri peccati è meglio non parlare”.

2 comments on “Emanuela Orlandi intrigo infinito

  1. Walter
    13 May 2016

    Caro Pino se ti ricordi, seguo questa vicenda da due anni, in quanto si interseca con “La banda” del quale sto ancora cercando di mettere insieme i pezzi di un puzzle infinito.
    Ci sono anche altre piste e “verità” poco analizzate o non approfondite dagli inquirenti su questa storia oscura, che meritano attenzione:

    oppure:

    Io dico sempre: Tutto è possibile, niente è scontato.

    • pinoscaccia
      13 May 2016

      per un “attacco informatico” al mio canale youtube non posso adesso vedere i filmati, ma so che sul caso di emanuela orlandi e piste riassunte da me sono solo alcune (anche tantissime) ma chissà quante ce ne sono ancora…

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This entry was posted on 12 May 2016 by in misteri, tribù.

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