La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Dossier pedofilia: identikit dell’orco

Ricordo la luce negli occhi di Niko, un bambino albanese sui dodici-tredici anni quando un poliziotto italiano lo salvò a pochi metri da un gommone che lo avrebbe portato a una squallida vita da marciapiede in Italia. Stavamo a Valona: Niko era stato rapito un’ora prima, di mattina, in mezzo alla gente davanti alla moschea. Ricordo l’ombra negli occhi di una madre, la mamma di Hagere, quando andai a trovarla nella sua casa in Tunisia. Hegere, lo ricorderete, era una bambina dolcissima uccisa l’altra estate a Imperia. Non si sa bene ancora perché Hegere (la chiamavano la principessa) è stata uccisa. Se da un pedofilo oppure per venderla. Il giorno dopo (era la fine di agosto) ad Andria fu uccisa Graziella, otto anni, e scoprimmo che nello stesso giorno in Italia c’erano stati addirittura cinque episodi di molestie gravi nei confronti di minori. Al nord al sud, senza distinzioni: a Milano, Roma, Riccione, Bari, Sanremo e Torino. E forse, ogni tanto, ci rendiamo conto che il fenomeno è solo nascosto, colpevolmente nascosto, ma reale.

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Secondo una stima del Censis in Italia ci sono 21 mila casi di pedofilia ogni anno (e si parla solo di violenze carnali e molestie gravi). Le denunce però sono soltanto 600 l’anno. La giustizia comunque va avanti e sono circa 1000 i processi ogni anno per bambini abusati o maltrattati. Il 35 per cento riguarda bambini sotto i tre anni. Un particolare terribile è che nell’80 per cento dei casi sono stati giudicati colpevoli i parenti delle vittime. Gli abusi, dunque, avvengono soprattutto in famiglia. Dal padre (47,3 dei casi), ma anche dalla madre (10,5) o da entrambi (11%). Seguono nel’ordine zii, nonni, conviventi dei genitori. Solo nell’8,9 % colpevoli sono gli estranei. In alcuni casi l’abuso sessuale del padre sui figli è visto come un tentativo di riaffermare la propria supremazia nell’ambito della famiglia, una specie di rivendicazione del proprio potere. A volte anche le madri abusano dei loro figli. Si tratta di madri anaffettive, spesso coinvolte in una relazione con un marito che le domina e che le obbliga ad unirsi a lui nell’abuso. In alcuni casi sono altri parenti o persone molto vicine alla famiglia ad abusare dei bambini, sfruttando il rapporto di familiarità e la fiducia che essi nutrono nei loro riguardi.Facile dire, dunque, che non sappiamo.
Ed è anche facile liquidare tutto con l’ignoranza del palazzo di Caivano: secondo i dati della polizia criminale il maggior numero di casi è avvenuto l’anno scorso in Lombardia (157 casi). Seguita subito dopo dal Lazio (121) , Piemonte (72), Sicilia (69), Toscana (65) e via via Campania, Puglia, Emilia Romagna e Veneto. Sicuramente il 46% avviene al nord, il 25,6 al centro, solo il 17,9 al sud. Ci sono liberi professionisti, impiegati, commecianti. L’identikit fornito dalla polizia postale rappresenta un utente medio fra i 20 e i 60 anni di livello culturale abbastanza alto.
Le segnalazioni e denunce delle situazioni di abuso sessuale all’infanzia sono notevolmente aumentate, compaiono forme nuove, tecnologiche e virtuali del problema e probabilmente siamo ancora lontani dal conoscerne le reali dimensioni. Prevenire l’abuso sessuale dei minori significa prevenire tutte le conseguenze a medio e lungo termine che da esso derivano. Si calcola che, in tutto il mondo, siano quasi tre milioni i bambini sfruttati sessualmente. Il giro d’affari che ruota intorno alla pedofilia è gigantesco. Qualcosa come 11 milioni di euro l’anno soltanto con Internet: un solo sito può guadagnare anche centomila euro al giorno. E ci sono almeno 70 mila siti dedicati alla pedofilia in tutto il mondo con 2 milioni di bambini coinvolti e 12 milioni di immagini e foto, oltre a 40 mila chat-room per pedofili. Oltre al mercato tradizionale, ingrossato da 25 milioni di cassette e cd-room per pedofili. I baby-navigatori negli Stati Uniti sono 50 milioni, cioè i bambini che navigano ogni giorno per ore nella rete. Uno su quattro ha dichiarato di aver esplorato un sito porno. Uno su cinque ha avuto proposte a sfondo sessuale (fonte Disney). In Italia sono un milione e mezzo i bambini in età scolare che usano il computer (65,4%). Quelli che navigano in Internet sono 350 mila. Il 73% ha dichiarato di navigare da solo, ossia senza adulto vicino (fonte Eurispes). La pedopornografia è in aumento e utilizza sempre più i canali di diffusione come lo spam e il file sharing rispetto ai tradizionali siti web. E’ quanto emerge da “Minori nella rete”, il terzo rapporto di Save the Children Italia. Anche i telefoni cellulari sono diventati un veicolo di trasmissione di pornografia infantile, attraverso gli mms.
Credo che l’orrore più grande, negli ultimi tempi, sia stato consumato ad Avola. Ventitrè neonati stuprati e torturati nelle culle, nelle vaschette per il bagno, in contesti in cui molti particolari riconducono a riferimenti inequivocabilmente italiani. Uno scenario fotografico (oltre 400 foto) che ha sconvolto gi stessi operatori di Telefono Arcobaleno. Gli specialisti dell’ associazione hanno stimato che l’ età dei bambini coinvolti varia dai nove mesi ai due anni. Basta!

“LA PEDOFILIA E’ UNA PATOLOGIA INTIMAMENTE VIOLENTA E QUELLO CHE COLPISCE E’ CHE SIA RITENUTA UN FATTO PRIVATO: INVECE E’ UN ATTEGGIAMENTO ANTISOCIALE”. (FERDINANDO CAMON)

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This entry was posted on 1 May 2016 by in pedofilia, tribù.

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[341 in prigione]

Un fiocco giallo per padre Paolo Dall'Oglio e Sergio Zanotti, rapiti in Siria.

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