La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Magia e miserie del Brasile

brasilia

Che fantastico ma anche che strano Paese, il Brasile. Bellissimo e poverissimo, gonfio di contraddizioni, meta di vacanze da sogno, bello da mozzare il fiato, ma in gran parte disperato. Fino a qualche anno fa non lo conoscevo, l’occasione per andarci addirittura quattro volte è stata la lunghissima e travagliata storia di Cesare Battisti, paradossale omonimo di un eroe ma invece terrorista cialtrone, salvato solo dall’impuntatura di Lula e appoggiato da quattro intellettuali da strapazzo incapaci di distinguere fra battaglie ideologiche e omicidi. Ho passato notti dentro il Tribunal Federal ubriaco di chiacchiere prolisse e inutili per scagionare un assassino e provo un po’ di tristezza ora a rivedere quei palazzi accerchiati da gente furiosa in quella città “utopica, Brasilia, disegnata poco più di mezzo secolo fa da urbanisti e architetti visionari, che alberga tutti i palazzi del potere” dove a ogni week end rimanevamo solo noi cronisti. Adesso un giovane cocciuto magistrato ha deciso di far fuori l’ex presidente, “l’operaio metallurgico mito della sinistra”, e la tosta Roussef, “l’ex guerrigliera torturata durante la dittatura militare”, che l’ha sostituito e che è disposta a tutto per difenderlo nonostante la dichiarata battaglia alla corruzione dilagante. Certo, Sergio Fernando Moro attua sistemi da Mani pulite  “usando media e giustizia come marionette di uno show che ha come unico fine quello di affondare i due leader che hanno governato il Brasile negli ultimi tredici anni, con o senza prove”. Lo scontro è ormai assoluto e frontale e somiglia sempre più a una guerra politica. Non so, naturalmente, come finirà: temo personalmente una conclusione all’italiana con le terze e quarte file farsi avanti senza aver ripulito niente. Ma penso anche che tra qualche mese, ad agosto, ci saranno le Olimpiadi proprio a Rio e allora ripenso a quella facciata grandiosa quanto falsa, con il lungomare in festa e le favelas nascoste, quasi negate. Oltre a tutte quelle sere passate a sentir parlare di giustizia fra una caipirinha e l’altra. O addirittura di cashasa.

pino

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This entry was posted on 18 March 2016 by in tribù.

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