Libia, andiamo in guerra

Magari tra qualche giorno conosceremo i dettagli. Cioè perchè (e come) due ostaggi italiani sono stati uccisi in Libia e perchè (e come) altri due sono stati liberati. Forse sapremo se le due operazioni sono legate direttamente o indirettamente. Certo è che la notizia gioiosa ha immediatamente fatto accantonare quella tragica. Di sicuro la Libia è ormai un inferno, lo sanno tutti. Personalmente conosco bene il territorio, avendolo frequentato più volte in Tripolitania e poi in Cirenaica. Mi fa male ripensare a quei giorni quasi da turista, la visita a Leptis Magna, le incursioni notturne nei ristorantini sul porto e anche al folklore chiassoso delle visite romane. Ricordo un Paese gradevole, pronto per lanciarsi nel turismo. Poi la sanguinosa caduta di Gheddafi l’ha fatto precipitare nel caos totale. Gli interessi energetici della Francia e poi degli Stati Uniti hanno provocato il radicale cambiamento, appoggiando le manipolazioni mediatiche del Qatar, e di fatto dando il via all’islamizzazione di tutta l’area. Adesso gli americani non intendono sporcarsi le mani, limitandosi a un appoggio di “intelligence”, mentre l’Italia dovrà metterci una pezza, anche perché l’Isis e gli sbarchi selvaggi non sono più sostenibili. Un intervento militare, diretto, come dire insomma che andremo in guerra. Ossia saremo costretti ad andare in guerra. Non sono certo un guerrafondaio (nessuno ama di più la pace di quelli che conoscono la guerra) ma ritengo che non si può più fare finta di niente, perché il pericolo rischia di diventare reale con la Libia che sta proprio davanti casa nostra. La paura tuttavia c’è. Non solo per quei militari italiani (si parla di cinquemila) pronti ad intervenire, ma anche per le ripercussioni terroristiche che potrebbero avvenire sul nostro territorio. Perché, intervenendo, diventiamo automaticamente nemici dichiarati. Che Dio ce la mandi buona.

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La mia Libia che non c’è più.

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One thought on “Libia, andiamo in guerra

  1. Non andare in guerra per paura di ripercussioni terroristiche a volte, è peggio che andarci.
    Non andarci a prescindere sarebbe meglio, però se non si bloccano questi estremisti dell’ ISIS in lontananza, ce li ritroviamo non nel cortile di casa, ma proprio nel salotto a bruciare tende e distruggere il servizio buono.
    Dopo avere trasformato un regime di feroce dittatura in caos, tutti gli “esportatori di democrazia” si sono tirati indietro. E l’ elezione del Presidente USA è ancora incerta, o forse alla Casa Bianca, all’ Eliseo e a Downing Street hanno capito che il lavoro sporco ce lo dobbiamo risolvere noi italiani, che siamo i dirimpettai. Poi, per la spartizione del bottino o di quel che resta della povera Libia… si vede.

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