La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Mio caro Totti, succede

Succede. Succede che a un certo punto della vita devi cambiare strada. Mica per scelta, ma perchè il tempo ha regole precise. L’ho provato sulla mia pelle e in fondo è giusto, come ho ripetuto molte volte, si tratta di un’altra stagione della vita. A una scadenza precisa, mi hanno smagnetizzato e dopo una vita da fortunato protagonista sono passato dalla parte degli ospiti, sia pure rispettati. E’ stata dura all’inizio, ancora ubriaco da quel sacro fuoco: a ogni evento mi sembrava di continuare a sentire la campana, come dicono i pompieri, ma non toccava più a me rispondere all’appello dopo decenni in giro per il mondo. Giusto che ci sia ricambio, è fisiologico, mi resta personalmente la consapevolezza di aver lasciato una traccia, che riscopro ogni volta che vado fuori adesso,  portando in giro i frutti della nuova stagione che è quella di scrittore semplicemente sfruttando i frammenti delle avventure passate. Nessun rimpianto, gli sfizi me li sono tolti tutti. C’è chi mi chiama mito e altri sono andati addirittura oltre, paragonandomi a un brand, un marchio. Troppo onore, ho solo svolto con passione il mio lavoro: tanto ho dato ma altrettanto ho ricevuto.

E’ un lungo preambolo per spiegare quanto io sia vicino a Francesco Totti e alle sue sensazioni.Sta alle soglie dei quarant’anni che per un calciatore equivalgono a un muro insuperabile. E’ stato un grande campione e lo dico da non romanista. Deve essere soddisfatto. Sente forse di poter dare ancora qualcosa in campo, ma è la convinzione di tutti noi: anch’io sentirei intatte le forze per proseguire, ma c’è un momento in cui bisogna dire basta. Non sparirà mai perchè i campioni veri lasciano sempre tracce indelebili, appunto. E capisco che quella battuta è solo frutto di amarezza. Certo, con Spalletti non c’è mai stata troppa simpatia e forse chiede di essere solo rispettato. Ma resta il problema di fondo, di anni che probabilmente corrono troppo e che nessuno può fermare. Lui è uno destinato alla leggenda per quello che ha fatto con i piedi e anche con la testa, fantastica macchietta di se stesso. Tranquillo, la tristezza passerà.

Per dimostrargli che non sono chiacchiere, che lo sport supera tutto, gli propongo tre selfie a cui tengo molto: con Rivera, Benvenuti e Pietrangeli. Tre monumenti che non vivono certo di ricordi, ma che dai ricordi traggono la loro forza.

rivera

benvenuti

pietrangeli

tottiiii A questo punto, c’è bisogno di un post scriptum. Totti che si lamenta pubblicamente e Spalletti che lo caccia via dall’allenamento. Chiaro che quando la situazione precipita è sempre colpa di tutti. Probabilmente il giocatore doveva avere più pazienza e l’allenatore doveva usare più tatto: le vie del calcio passano da sempre anche attraverso i risvolti psicologici. Ma Totti e Spalletti non si sono mai amati ed era in qualche modo fatale che finisse così, con la rottura. Però stavolta a rischiare è soprattutto il tecnico. Gli umori del popolo giallorosso sono chiari. Ha scritto un tifoso: “Mandare via Totti da Trigoria è come mandare via la regina Elisabetta da Buckingham palace”. Ha ribadito Venditti: “La casa di Totti è la Roma”. A questo punto non ci sono alternative: Spalletti, famoso per soffocare lo spogliatoio, deve vincere sempre e comunque. Altrimenti, anche se non ha tutti i torti, sarà lapidato. Totti è un po’ piagnone ma la sua storia merita indubbiamente rispetto, così come la sua amarezza. Mi disse una volta Helenio Herrera: “Poi in campo ci vanno loro, i giocatori”. Appunto. Ed essere bravi “coordinatori” significa anche capire gli umori.Talmente lampante: la piazza sta tutta con il “capitano”, una bandiera.

 

11 comments on “Mio caro Totti, succede

  1. Oriana
    19 February 2016

    Non sono una sportiva, anzi, faccio un lavoro dove, a 40 anni, sono tra “i giovani” dell’ufficio, quindi posso solo immaginare, ma posso immaginare come mi sentirei io al suo posto, visto che, di fatto, siamo coetanei.
    Mi immagino che mi sento come 20 anni fa ma tutti mi considerano vecchio. Mi immagino che la mente si sente come 20 anni, ma il tuo corpo no.
    Mi immagino che hai dedicato la tua vita ad una cosa e che quella cosa, dopo 30 anni, di sfugge di mano e tu non hai niente. Senza quella cosa non sei più niente. Sei un pensionato. A 40 anni vivi quello che noi, persone con un lavoro ordinario, vivremo a 70 (già, il sito dell’INPS dice che andrò in pensione nel 2045!) quando, oggettivamente, proprio giovani non saremo davvero più.
    Ti senti di non saper fare altro, che devi riprendere in mano la tua vita e darle una nuova ragione d’essere. Le sportive, spesso, si ritirano e mettono su famiglia, hanno un bambino e improvvisamente la loro vita è di nuovo piena, diversa ma piena. Gli uomini fanno sport e figli contemporaneamente, quindi fa quel fronte poco cambia.
    Io, al suo posto, mi sentirei all’improvviso inutile perché quello a cui ho dedicato tutta la mia vita fino a quel momento, ora non c’è più.
    Ma ci passano tutti prima o poi e sicuramente una via d’uscita c’è.

    • pinoscaccia
      19 February 2016

      Inutile? Assolutamente no, specie se sei riuscito a lasciare una traccia. Mica capita a tutti. Personalmente da bambino sognavo di fare due cose da grande: scrivere e viaggiare. Sono riuscito a realizzarle entrambe e sono diventate addirittura la mia vita. A un certo bisogna smettere, anche di sognare. Ma bisogna sempre guardare avanti: si è davvero vecchi quando non si hanno più progetti.

      • Oriana
        19 February 2016

        È vero, è quello che penso quando guardo mia nonna 91enne il cui interesse principale è diventato guardare “i pacchi” in TV!
        Però un momento di sconforto può capitare a tutti…

        • pinoscaccia
          19 February 2016

          ma non a quarant’anni però….la vita sta davvero ancora tutta avanti, anche se si cambia

          • Oriana
            19 February 2016

            Il problema sta lì: accettare il cambiamento che il tempo ha scelto per noi.

          • pinoscaccia
            19 February 2016

            bisogna accettarlo per forza

    • Marco Alici
      20 February 2016

      La differenza è che lui, da miliardario quale è, a 40 anni ha l’imbarazzo della scelta in quanto a opportunità. Non sta andando in pensione, sta lasciando un lavoro stra-pagato per qualcos’altro che può scegliere in un ventaglio di opzioni che la gente “normale” può solo sognare.
      A parte questo, ritengo il suo uno sfogo comprensibile, soprattutto in un ambiente pieno di tensioni e di pressioni, che uno con la sua storia e con la sua reputazione può anche concedersi. Dopotutto è un uomo… :)

  2. Walter
    19 February 2016

    Uno dei pochi che non ha cambiato mai casacca in tutta la sua carriera. Sicuramente avrà un posto nella dirigenza sportiva della sua squadra.
    Forse era stanco, succede. Meglio di tanti altri che distribuiscono vaffa o dei politici che fanno finta di usare il telefonino per dribblare i giornalisti per strada.

    • pinoscaccia
      19 February 2016

      io conoscevo un direttore che faceva così…..

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This entry was posted on 19 February 2016 by in tribù.

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