La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

La fine atroce di Giulio

Stava in Egitto per preparare una tesi, ma scriveva anche per il Manifesto. Giulio Regeni, dunque più per civiltà che per avvicinarsi al mestiere di cronista, poteva comunque essere considerato uno di quei fantastici appassionati freelance che frequentano il nuovo mondo del giornalismo. Lottava, da sempre, per i diritti e forse è stata fatale proprio la ricerca sul lavoro operaio egiziano a renderlo un elemento scomodo per i governanti del Cairo. Era scomparso il 25 gennaio e l’hanno ritrovato ieri  in un fosso, ai bordi della strada da Alessandria. Le autorità hanno trovato una scusa addirittura ridicola per spiegare la sua morte: incidente stradale. Ma lo stesso procuratore di Giza ha dichiarato che l’autopsia rileva segni di evidenti percosse: coltellate sulle spalle, un orecchio mozzato, tagli sul viso, ecchimosi, ustioni di sigarette sulle braccia. Era nudo dalla cintola in giù. Devono essere stati  terribili gli ultimi istanti della vita di questo ragazzo friulano.

Scriveva, dicevo, sul Manifesto ma sotto pseudonimo perché aveva paura. Era arrivato in Egitto a settembre, studiava arabo ed è scomparso in un giorno importante, anniversario della rivolta di piazza Tahir. L’Italia, a cominciare dal ministro Gentiloni, ha chiesto chiarezza e al Sisi a parole ha promesso un’inchiesta seria. Ma come si fa a credere a un Paese che negli ultimi anni ha incarcerato qualcosa come 35 mila attivisti? Amnesty international e Human Rights Watch hanno parlato di almeno duecento desaparecidos soltanto negli ultimi tre mesi, e documentato 465 casi di tortura. Forse Giulio è stato arrestato alla fermata della metro di Giza. Cercava contatti e verità. Ha trovato, invece, una morte atroce.

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Conosco bene la strada dov’è stato ritrovato. Anch’io l’ho percorsa da Alessandria per raggiungere Il Cairo. Attraversa un gran pezzo di deserto, non si può sfuggire. Ci hanno fermato infatti molte volte e non ho mai visto in vita mia un check point come quelli: addirittura con i carri armati. C’erano carri armati dappertutto, povero Egitto. Altri ne ho trovati nella capitale: dovevo superarli per entrare in albergo, proprio dalle parti di piazza Tahir. Non è di questo che vi voglio parlare, ma di un messaggio. Questo.

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Noura Wahby, è stata la prima a dare l’allarme della scomparsa di Regeni. Il suo profilo Fb è stato attivo fino al giorno del ritrovamento del corpo del suo  amico. La foto di loro due insieme non è più visibile ma questo è l’ultimo post: “Giulio è il mio migliore amico. E’ scomparso dal 25 gennaio. Ci siamo incontrati all’inizio dei nostri studi nel 2014 a Cambridge, Regno Unito. Studia la lingua araba da anni. Ama l’Egitto. Ama la gente. Pensa che meritiamo il meglio. Era mia guida a Cambridge. Avrei dovuto essere la sua guida al Cairo. Ho avuto modo di guardare la mia amata città attraverso i suoi occhi. Abbiamo bevuto ‘nos darba’ in piccoli negozi di succhi di frutta. La scorsa settimana aveva appena scoperto il sahlab (una bevanda tipica a base di latte, ndr). Il 15 gennaio è stato il suo compleanno. Ha imparato a fare il tiramisù nella nostra cucina per la sua ragazza. Sua mamma ne ha mangiato la metà. Questa è una foto di noi due quando abbiamo passato gli esami di primo anno. Allora avevo pensato che avremmo dovuto rifare la stessa foto il giorno della laurea. Dobbiamo fare quella foto. Trovatelo. Per favore”. Purtroppo lo hanno trovato.

One comment on “La fine atroce di Giulio

  1. marisamoles
    4 February 2016

    Povero ragazzo, davvero una fine orribile. R.I.P.

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This entry was posted on 4 February 2016 by in egitto, tribù.

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