La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Divya, luce divina

leiTante volte è difficile spiegare quello che s’incontra per le vie della miseria e del dolore. Quante volte vi ho raccontato di Shatia o di Jovid, i miei figli adottivi afghani e di tutti gli angeli incrociati nel mondo povero e disperato. Succede ai reporter perchè attraversano il pianeta difficile, ma non solo. La storia di Divya, luce divina, è un’autentica favola. Un uomo, australiano, in un viaggio cattura l’immagine di una bambina sola e sporca che gioca sotto un  ponte. La vede dal treno: gli rimane impresso il braccialetto rosa. Chiede di rintracciarla. Un amico fotografo lo fa: ritrova questa bimba di otto anni così povera da vivere sotto il Shastri bridge, in India. La adotta sul serio: le offre un futuro insieme a tutta la famiglia. Adesso va a scuola, è felice. Vorrei poter esser ricco, solo per questo.

ponte

One comment on “Divya, luce divina

  1. Giuseppe Parisi
    26 December 2015

    Quante Divya, luce divina esistono al mondo, miliardi, quante sono salvate, 100 milioni, il 10%, sono molto ottimista.
    Le narrazioni di queste vite disperate sono tante e bellissime, pensiamo alla PICCOLA FIAMMIFERAIA…ma cerchiamo sempre di nascondere, anni fa, in una vacanza estiva a Corvara, immerso nel colori sgargianti delle vera natura, durante una passeggiata alpinistica, una mamma, che mandava il figlio in una scuola di élite, molto costosa, mi raccontava che, i responsabili, non volevano che i piccoli allievi conoscessero quella favola, mamma mia, io, al bimbo curioso, la ho un po’ descritta e motivata.
    I dolori del mondo, se non erompono, si cerca di occultarli, anche in maniera subdola od accusando gli ultimi della loro triste sorte. Bisogna ripartire dalle favole ma non gli attuali cartoni animati di stucchevole lacrimosità, ma le favole e le storie favolose che si raccontavano attorno al fuoco o nelle stalle ad un popolo che non aveva alfabeto ma qualche volta sapeva a memoria la DIVINA COMMEDIA. 40 anni fa, mollemente, in inverno, appoggiato al parapetto a Sestri Levante, col dolce azzurro cielo-mare davanti a me, immerso nel colori sgargianti delle vera natura, aspettando il mio turno per assistere la nonna in ospedale, SI APPOGGIO vicino a me, un vecchio pescatore, parlammo e lui inizio con la sua voce vera, vissuta nella natura a non declamare poesie di Pablo Neruda ma, ad esprimere, tutto il loro pathos armonico. Orbene La piccola Fiammiferaia, la Divina Commedia e le Poesie di Pablo Neruda devono essere la dottrina, il catechismo, almeno di Noi occidentali e se tutti i presupposti cristiani leggessero, riflettendo, la Bibbia nelle varie e diverse traduzioni, non si esibirebbero in enormi castronerie per confermare la loro sciocca religione d’invenzione.

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This entry was posted on 25 December 2015 by in tribù.

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