E’ tornato a bordo, ma due anni dopo

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L’aspetto più squallido del “ritorno” di Schettino al Giglio è stato il rifiuto sdegnato di chi voleva regalargli un pizzico di umanità. “In lacrime davanti alla mia nave? Ma quando mai? Io non sono un piagnone”. Bulletto fino in fondo e anche ridicolo nel voler buttare tutto in cagnara. Le responsabilità tecniche saranno stabilite dai magistrati, non c’è dubbio che la Costa ha le sue colpe, ma attaccarsi al generatore d’emergenza per spiegare la tragedia della Concordia è quantomeno riduttivo. Poi sul piano morale, ancor prima che su quello giudiziario, Schettino deve rispondere di ben altro. Secondo il codice della navigazione doveva scendere per ultimo come comandante, e invece è sceso per primo. Chi può dimenticare il brindisi con l’ospite russa, i suoi vestiti asciutti, la fuga in scialuppa e quel rintanarsi su uno scoglio? “Torni a bordo cazzo” resterà per sempre l’etichetta di un comportamento vergognoso. “Era in pieno panico”, dice il sindaco del Giglio. E fare il bullo oggi è addirittura patetico. S’è fatto un film nella sua testa. Quando racconta quella notte sogna “Titanic”, lui che strappa il timone al sottoposto, con accanto la slava bionda, salva i passeggeri, grande comandante se butta tutti gli errori sull’equipaggio. Peccato che lui è sceso subito e gli altri invece sono rimasti sulla nave, facendo il suo lavoro che era quello di assistere i passeggeri. Al di là della scemenza dell’inchino e dei trentadue morti. Se non si è commosso a rimettere piede sulla Concordia, sulla “sua nave”, non solo è un bullo, ma è addirittura un mostro.

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3 thoughts on “E’ tornato a bordo, ma due anni dopo

  1. Un perfetto esempio dell’Italico squallore dei giorni nostri!! Non ci sono parole per definirlo, ma una gliela vorrei dire: vergogna…perchè prima del clamore dovrebbe esserci il rispetto, almeno per la morte, una morte così assurda.

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