La guerra stradale

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Aveva in mano quattro bottiglie d’acqua di plastica da un litro e mezzo tenute insieme dal cellophane della confezione. Quando il tassista è sceso dall’auto e gli si è avvicinato, lui ha alzato il braccio in aria poi ha caricato il colpo e lo ha colpito in faccia. Il tassista, Alfredo F. 68 anni, è caduto sbattendo la nuca contro il pneumatico di scorta di un fuoristrada parcheggiato. La vittima non ha mai ripreso conoscenza. È in coma, il quadro è critico.  Il suo aggressore, che attraversava sulle strisce con la compagna incinta all’ottavo mese, è stato rintracciato stamattina. E’ un cinquantenne della zona.  fonte

L’episodio è gravissimo, l’ennesimo atto di quella che è diventata una vera e propria guerra della strada (stamattina un altro pedone è stato ucciso da un pirata in Veneto mentre usciva dal tabaccaio). Ne parliamo perchè il caso stavolta è anomalo. La polizia sta accertando i fatti perchè le testimonianze discordano. Premesso che la violenza non è assolutamente mai giustificabile, bisogna sapere come sono andate effettivamente le cose. Quello del tassista, specie con il traffico di oggi, è un mestiere bestiale ma si deve anche ammettere che molti di loro non sono esattamente campioni di educazione stradale. Nell’altro tragico episodio  – che i colleghi richiamano – c’era di mezzo un cane, come se fosse niente, stavolta è coinvolta una donna incinta di otto mesi, quindi lei e il bambino. E se fosse stata travolta? Avremmo ancora riparlato di “omicidio stradale”? Impaurito e furioso dall’essere stato sfiorato, l’uomo (l’aggressore) ha picchiato sull’auto, il tassista allora è sceso: per scusarmi come dicono i colleghi o per reagire? Su un aspetto tutti sono concordi, al di là dei titoli roboanti (“aggredito a bottigliate”): si è trattato di un incidente, la vittima ha sbattuto casualmente la testa. La cosa certa è che troppa gente muore sulle strisce pedonali travolta da auto che corrono troppo. Le strisce, vale la pena di ricordarlo, non sono un consiglio ma un segnale preciso di rispetto per chi attraversa la strada. Tutti noi siamo automobilisti, ma anche pedoni. E da fragilissime prede quando siamo a piedi non possiamo diventare guerrieri appena ci mettiamo al volante. Perchè quando scendiamo ridiventiamo fatalmente persone.

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31 thoughts on “La guerra stradale

  1. E’ morto il tassista aggredito… l’ho letto adesso sul Corriere.it
    Per il resto non commento sugli invasati. A piedi o in macchina che stiano. Accidentale o no la caduta se non lo prendeva a bottigliate in faccia stai tranquillo che era ancora vivo.

    • Mi dispiace molto, sinceramente. La violenza è comunque sempre da condannare. Ma bisogna sempre sapere cosa è successo: per una questione di centimetri forse le vittime potevano essere quell’uomo, la compagna e il bimbo che porta in grembo. La verità non è mai una sola. E fanno bene gli inquirenti ad usare molta cautela. Non si tratta comunque di un criminale e neppure di un “pirata pedonale”. Ma comunque di una vittima.

      • Senti Pino, sai meglio di me che non possiamo fare il processo alle intenzioni, e ancora più assurdo sarebbe fare rewind per immaginare “come sarebbe potuta andare” al contrario: ma che è Sliding Doors?
        Io capisco la rabbia che è una naturale successiva reazione a una grande paura – è risaputo – ; ciò non toglie che sempre più persone ormai devono seriamente imparare a controllarsi che sta diventando un far west: in macchina E a piedi.

        • Appunto, non ne sappiamo niente. E sono d’accordo, lo ripeto, sulla stupidità della violenza. Non sappiamo com’è nata la lite. Ma sappiamo sicuramente una cosa reale, non un rewind: che quella coppia per pochissimo non è stata travolta sulle strisce. E non è accettabile.

  2. Non ci sono più speranze per Alfredo Famoso, 68 anni, il tassista aggredito domenica sera in via Morgagni, all’angolo con piazzale Bacone, a Milano. L’uomo era arrivato in coma all’ospedale Niguarda, dove nella notte è stato sottoposto ad un lungo e delicato intervento chirurgico. Secondo i sanitari dell’ospedale «c’è ancora una minima attività cerebrale» e quindi l’uomo non è clinicamente morto, ma resta in coma in condizioni molto critiche. Già durante la notte era stato identificato l’aggressore, un uomo sulla cinquantina, abitante nella zona. Dopo il fatto si era trattenuto qualche minuto sul posto, parlando con alcuni testimoni e lasciando nome e cognome, e si era allontanato solo in un secondo momento, su pressione della compagna, incinta di otto mesi, che non si sentiva bene. «L’uomo che ha aggredito ieri sera il tassista in via Morgagni non è scappato, si è allontanato probabilmente perché convinto che le condizioni dell’autista non fossero così gravi», hanno precisato gli investigatori della Questura di Milano. Secondo una prima ricostruzione, l’aggressore usciva da un vicino supermercato insieme con la compagna, portando l’acqua e le borse della spesa. I due stavano attraversando la strada sulle strisce pedonali tra via Morgagni e piazzale Bacone quando l’auto condotta da Famoso ha frenato bruscamente, quasi travolgendoli. Il 50enne in uno scatto di rabbia ha lanciato un cestello di bottiglie d’acqua contro l’auto. Il tassista è sceso, ed è scattato un diverbio. A questo punto la ricostruzione si fa più confusa. A quanto sembra, il cinquantenne avrebbe scagliato il cestello con le bottiglie (4, avvolte nel cellophane, di una confezione da 6). Dopo aver barcollato, la vittima avrebbe battuto la testa prima su una ruota di scorta esterna di una jeep parcheggiata, poi a terra. «Stiamo attenti a non creare il mostro prima di aver stabilito esattamente l’accaduto» dicono gli investigatori.

  3. Non si tratta comunque di incidente stradale, ma di una aggressione finita tragicamente, come purtroppo capitano tutti i giorni fuori dalla discoteca, bar, stadio o di un condominio.

    • Sarei cauto, come fanno gli investigatori, a parlare di aggressione. Un gesto di rabbia (che ha purtroppo provocato una caduta fatale) dopo aver rischiato – lo ripeto – di essere ucciso sulle strisce.

  4. Nella mia esperienza personale trovo spesso difficoltà a fermarmi davanti alle strisce perché le auto che stanno dietro, hanno la meravigliosa idea di appiccicarsi come zecche al mio parafango posteriore. Soluzione che adotto: rallento anche 30 metri prima (frenare è incidente sicuro), con quasi automatici improperi dell’ automobilista idiota dietro me. Altre teste gloriose invece, mi sorpassano, con tutti i rischi che coinvolgono i pedoni sulle strisce. No, non è affatto facile guidare in queste condizioni.

    • Io uso il sistema della…doppia frenata. Per evitare di essere tamponato. Sappiamo tutti che ormai la strada è una giungla. Ci sono peraltro anche pedoni indisciplinati, ma frenare davanti alle strisce è un obbligo.

    • Anch’io adotto questo sistema da quando, nel 1998, un deficiente mi ha tamponata proprio mentre mi ero fermata per far passare un pedone. Da allora rallento comunque prima delle strisce, considerando anche che spesso in prossimità si parcheggiano dei furgoni e non riesco proprio a vedere i pedoni se non quando ormai sono già sulla carreggiata.

      • ognuno ha il suo sistema, per esempio a ostia gli alberi spesso nascondono cosa c’è dietro l’angolo e allora l’unica soluzione è usare la prudenza
        al di là del tragico fatto di milano, sono mesi che sottolineo le stragi di pedoni sulle strisce: in qualche maniera bisognerà pur fermarle

  5. Bene, avalliamo il linciaggi della folla che tanto il popolo non è abbastanza bue. Gli istinti peggiori che fuoriescono perchè anzichè dire chiaramente che non ha gli istinti autoeducati e che a pestargli un piede non si fa in tempo a chieder scusa che magari arriva un calcio in bocca da uno del genere, no, “poverino si chiama “rabbia””.
    Sai che in casi peggiori (perchè c’era scappato il morto) i carabinieri hanno dovuto strappare il colpevole dal linciaggio della folla? Peccato non abbiano avuto il tempo di farlo anche stavolta, visto che l’investimento “sfiorato” non c’era neanche stato.
    E io sono d’accordo con Walter.

    • Chi ti ha detto che il tassista è sceso per chiudere scusa? La stessa polizia è molto cauta. L’aggressore si è fermato in mezzo alla folla. E non si è trattato di un semplice pestaggio di piedi: ma di rischiare di essere ucciso con tutta la famiglia sulle strisce. Non mi pare difficile da capire. La discussione finisce qui.

    • In effetti, è bene che la vicenda sia valutata con accuratezza. Qui, si valuta solo sui dati forniti dalle notizie. Ci sono testimonianze da sentire e da intersecare come riscontro, che solo gli inquirenti possono valutare. Non certo noi. Qui dentro, si può fare certamente una cosa: sensibilizzare a un miglior utilizzo i veicoli stradali e continuare a mandare messaggi e segnali contro ogni forma di violenza.

  6. Svolta nell’inchiesta sul tassista picchiato da un pedone, a Milano, per una precedenza non data. L’aggressore, il 48enne D.G.R., che attraversava la strada con la compagna incinta all’ottavo mese, è stato fermato, su ordine dei pm Alberto Nobili e Maria Teresa Latella, dopo un lungo interrogatorio in questura: è accusato di tentato omicidio e ha un precedente per lesioni. L’uomo si è detto dispiaciuto per quanto accaduto. Il tassista, il 68enne Alfredo Famoso, era stato picchiato in via Morgagni, all’angolo con piazzale Bacone, ed è in coma all’ospedale Niguarda: i medici dicono che “l’attività cerebrale è ridottissima”. Il fermato era a casa con la compagna. Gli agenti hanno prelevato il 48enne, consulente informatico e già padre di due figli avuti con donne diverse da quella con la quale si trovava, dal suo appartamento in via Plinio e lo hanno accompagnato negli uffici di via Fatebenefratelli. La sua compagna ha avuto un malore quando la polizia si è presentata a casa loro.

  7. Capito perchè ero d’accordo con Walter commento delle 15.25?
    «Stiamo attenti a non creare il mostro prima di aver stabilito esattamente l’accaduto» dicono gli investigatori. E sono d’accordo, sennò mi comporterei come “la folla” di cui sopra.

    Ma: “Stando a quanto ricostruito dalle indagini, D.G.R., che stava attraversando le strisce pedonali con la compagna, ha scagliato una confezione d’acqua contro il taxi che, a suo dire, non aveva rispettato la precedenza. La confezione d’acqua ha colpito lo specchietto del taxi e Alfredo Famoso è sceso dall’auto per controllare i danni. A quel punto l’aggressore ha nuovamente scagliato le bottiglie d’acqua contro il volto del tassista e poi, ma il particolare è da confermare, avrebbe colpito ancora Famoso alla testa. Dopo aver barcollato, la vittima avrebbe battuto la testa prima su una ruota di scorta esterna di una jeep parcheggiata, poi a terra. Il tassista è stato condotto poco dopo in codice rosso all’ospedale Niguarda, dove è arrivato in coma” . – Corriere.it –

    Era sceso per controllare i danni.
    E si può intuire che la caduta dopo una scarica di bottiglie d’acqua addosso è “accidentale” quanto lo è un infarto dopo le martellate sul petto.

    • In una storia ancora tutta da ricostruire, hai troppe certezze. Chi ti ha detto che è sceso per controllare i danni? E se fosse sceso per reagire? Già comunque appare falsa la prima versione fornita dai colleghi tassisti (che non c’erano), che cioè era sceso per chiedere scusa. Fermo restando, lo dico dall’inizio, che va condannata ogni forma di violenza e che ci dobbiamo tutti dare una calmata, è morto non certo per le bottigliate di plastica che pure hanno provocato la tragedia, ma per una caduta sfortunatissima. Capisco benissimo il dolore ma i tassisti non possono annoverare il comprensibilissimo cordoglio con “l’ennesima violenza”. Il mestiere in questo caso non c’entra. Diciamo che è stato un alterco fra automibilisti, come purtroppo poteva succedere a chiunque in quella circostanza. Intanto stamattina in Veneto un altro pedone è stato falciato. Troppi morti sulle strade, ogni giorno.

  8. Nel pomeriggio, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, si è recato al Niguarda per esprimere la sua vicinanza al tassista e ai familiari. Pisapia si è intrattenuto alcuni minuti con i parenti, in particolare con un fratello di Famoso, a cui ha chiesto notizie. Quindi Pisapia è tornato a trovare il bambino di dieci anni investito da un furgone in via Fiamma mentre attraversava sulle strisce il 10 febbraio, che dopo l’incidente è stato ricoverato nello stesso ospedale.

  9. «Stiamo attenti a non creare il mostro prima di aver stabilito esattamente l’accaduto» dicono gli investigatori.
    “C’è stato uno scambio di invettive”, uno scambio. Non certo le scuse per aver sfiorato una coppia sulle strisce. E se la donna per lo spavento avesse perso i bambino? E se il povero tassista non avesse battuto la testa in maniera così fatale? Certo, la storia è piena di “se”, ma quando non si conoscono i particolari veri non c’è altro sistema. Ma la storia poteva benissimo essere un’altra e magari anche i commenti sarebbero stati diversi.

  10. A me pare che tutti giriamo coi nervi troppo tesi, in città troppo affollate di gente che ha sempre troppa fretta. Dove gli “altri” sono estranei, ostacoli. Nemici. Allora basta poco a scattare con la violenza, che può finire con l’insulto come con la chiave inglese in testa.
    In questo tragico episodio credo che non ci siano innocenti. Il cattivo umore non ucciderà come lo stato di ebbrezza, ma qualche danno lo fa. Da molti anni percorro sempre la stessa tangenziale. Se vado in sorpasso trovo sempre qualche veicolo molto lento fisso sulla corsia di sinistra, rallento, lampeggio, ma nel frattempo qualcun altro mi passa, fulmineo, da destra. Senza un po’ di pazienza dovrei fare a sportellate ogni santo giorno. Invece ringrazio il Signore che in quasi 25 anni da pendolare non mi sono mai fatto male.

  11. Davide Guglielmo Righi si difende e cerca di fornire la sua ricostruzione dei fatti: “Non ho lanciato la confezione d’acqua contro il taxi e mi sono solo difeso dall’atteggiamento aggressivo di quell’uomo che avevo davanti”. Righi, 48 anni, è un consulente informatico accusato dell’omicidio del tassista Alfredo Famoso aggredito domenica sera in via Morgagni a Milano. Interrogato a San Vittore dal gip Gianfranco Criscione, Righi si è difeso e, da quanto emerge, avrebbe chiarito di non aver lanciato la confezione d’acqua contro il taxi ma che sarebbe stata l’auto a impattare contro la stessa mentre lui e la compagna incinta stavano attraversando la strada sulle strisce pedonali. Un urto da cui è poi nata la lite verbale degenerata in cui Righi avrebbe parlato di un atteggiamento aggressivo da parte del tassista. Un diverbio finito con la vittima che ha sbattuto la testa prima contro la ruota di scorta di un suv parcheggiato, poi sull’asfalto. Sarà l’autopsia, che sarà eseguita la prossima settimana, a chiarire le cause della morte del 68enne, mentre la difesa del consulente informatico ha chiesto di derubricare il reato in omicidio preterintenzionale.

  12. Davide Guglielmo Righi, l’aggressore del tassista Alfredo Famoso, morto martedì scorso dopo due giorni di coma, passa dal carcere ai domiciliari. Lo ha deciso il gip milanese Gianfranco Criscione, che ha derubricato il reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale riconoscendo a Righi l’attenuante della provocazione.

  13. Però se è autodifesa non è neanche “preterintenzionale” allora, scusa. O l’uno o l’altro.
    Poi lascio fare agli investigatori per carità, ma dal link di cui sopra:

    Siamo arrivati a un attraversamento pedonale ed eravamo sulle strisce quando per pochissimo non sono stato investito da un’auto, che poi ho visto essere un taxi bianco e che non avevo neanche minimamente sentito. Il taxi mi è passato da destra verso sinistra. La mia compagna era alla mia destra ma leggermente arretrata. A fianco a sinistra avevo, invece, una coppia di ragazzi, che sono poi rimasti sul posto. Nel momento in cui il taxi mi è passato davanti ho avuto l’istinto di proteggere la mia compagna e ho quindi proteso il braccio destro. Nel fare ciò le bottiglie sono andate a urtare contro la vettura, sullo sportello, non saprei essere più preciso. Le bottiglie sono quindi cadute per terra e una è uscita dalla confezione. Nego quindi di aver scagliato le bottiglie contro la vettura per ripicca. Ho quindi raccolto le bottiglie da terra e abbiamo attraversato la strada per andare a casa. Pensavo che la macchina si fosse allontanata e invece ho sentito una brusca frenata, alla quale ci siamo girati tutti, anche Francesca e i due ragazzi. È sceso il tassista, che si lamentava urlando. L’unica parola che ho percepito chiaramente è stata `specchietto´. Si è avvicinato con fare tracotante. Si è portato le mani all’altezza del bordo dei pantaloni, come per tirarseli su, o forse come per tirare fuori qualcosa dalle tasche. Sta di fatto che mi sono spaventato. Nel frattempo avevo sempre in mano le borse della spesa, che avevo entrambe messo nella mano sinistra, mentre con la destra tenevo una delle due bottiglie, quella uscita fuori dalla confezione. Quella rimasta nella confezione la tenevo sotto l’ascella ed era la prima che avevo raccolto da terra. Poiché il tassista si avvicinava con fare minaccioso, ho proteso il braccio sinistro per tenerlo a distanza e gli ho urlato `che cazzo vuoi?´ o qualcosa del genere. Lui mi ha preso per il braccio sinistro e ha iniziato a strattonarmi. Poi mi ha preso anche l’altro braccio e a quel punto c’è stata una velocissima colluttazione nella quale ho dato uno strattone con il braccio destro e, così facendo, ho colpito il tassista. L’ho colpito all’altezza del viso in quanto avevo il braccio già alzato per liberarmi dalla sua presa. A quel punto lui ha mollato la presa e si è irrigidito in una strana posa: è come se si fosse messo sull’attenti. Dopodiché si è lasciato cadere all’indietro e con la schiena ha sbattuto contro la ruota di un Suv che era parcheggiato nei pressi. A seguito di questo urto il tassista ha aperto le braccia per cercare appoggio, ma non trovandolo è caduto per terra sbattendo prima il sedere e poi la schiena. Non mi è sembrato proprio che sbattesse la testa. Dopo l’urto con la ruota di scorta è come se gli fosse mancato il terreno sotto i piedi, come se fosse scivolato. Non pioveva ma l’asfalto era bagnato. Quando era a terra era ancora cosciente in quanto l’ho sentito lamentarsi e l’ho visto muoversi. In particolare era evidente il movimento respiratorio, accentuato dall’addome pronunciato del tassista. Il tutto si è svolto in pochissimi secondi e la mia compagna era ovviamente molto spaventata. Per questo ho deciso di portarla subito a casa, anche se lei, per la verità, voleva rimanere. (…)
    – Corriere. it –

  14. Giusto per chiarire. L’omicidio volontario (art. 575 codice penale) è evidente: si uccide una persona con l’intenzione di ucciderla (ci può essere l’aggravante della premeditazione), l’arresto è obbligatorio e la pena prevista non può essere inferiore ai 21 anni di reclusione. L’omicidio preterintenzionale è un reato diverso (art.584 c.p.) perchè un’azione violenta può causare la morte ma senza volontarietà, cioè non con l’intenzione di uccidere (ci può essere l’attenuante della provocazione). E sembra il caso di Milano, secondo il giudice. L’arresto è facoltativo e la pena prevista è tra i 10 e i 18 anni di carcere. Infine, la legittima difesa. Ovvio che la situazione è molto diversa. Significa reagire a un reale pericolo. Esiste anche il caso di eccesso di difesa se i magistrati non ravvisano l’effettiva pericolosità dell’altro soggetto. Inseguire un ladro per esempio per cento metri fuori il negozio, non più in condizione di pericolo, sicuramente è un’aggravante. Ci sono polemiche per una recente norma voluta dai leghisti che vorrebbero includere la legittima difesa anche nel caso di violazione di proprietà. Tornando a Milano non si può certo sostenere che il presunto tono aggressivo del tassista, pur essendo una provocazione, può ritenersi un rischio per la propria vita.Tutto chiaro?

  15. Ho capito…. ma io non parlavo del “presunto tono”, ma lo spiega nel link com’è andata: c’è stata una colluttazione, iniziata, a quanto pare, dal tassista.
    “Poiché il tassista si avvicinava con fare minaccioso, ho proteso il braccio sinistro per tenerlo a distanza e gli ho urlato `che cazzo vuoi?´ o qualcosa del genere. Lui mi ha preso per il braccio sinistro e ha iniziato a strattonarmi. Poi mi ha preso anche l’altro braccio e a quel punto c’è stata una velocissima colluttazione nella quale ho dato uno strattone con il braccio destro e, così facendo, ho colpito il tassista. L’ho colpito all’altezza del viso in quanto avevo il braccio già alzato (…) ecc ecc.
    Allora pensavo fosse legittima difesa a questo punto, se l’aggredito è stato lui….è ovvio che si è difeso e la caduta è diventata accidentale a quel punto!
    va beh senti, ci rinuncio, non sono adatta per queste questioni, troppa responsabilità.

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