I nuovi poveri

“Scrivetelo che l’hanno ucciso, scrivetelo. Lo hanno ucciso”: attimi di tensione ai funerali di Eduardo De Falco, il commerciante di 43 anni che si è ucciso davanti alla sua abitazione a Pomigliano d’Arco (Napoli), dopo aver ricevuto una multa di duemila euro dall’Ispettorato del lavoro per la presenza della moglie, priva di regolare contratto, nella pizzeria a taglio di cui l’uomo era titolare a Casalnuovo.  La rabbia e l’orgoglio

Prima dell’acuirsi della crisi, in Europa nel 2008 erano a rischio povertà 80 milioni di cittadini: oggi il numero è salito a 120 milioni (dati Eurostat). In Italia nel 2008 era a rischio il 25,3% della popolazione mentre oggi siamo arrivati al 28,2%, cioè quasi il 3% in più. Secondo i dati Istat sulla povertà in Italia, nel 2012 le persone in povertà relativa sono il 15,8% della popolazione, cioè quasi 10 milioni,  quelle in povertà assoluta l’8% , ossia al di sotto della soglia di sopravvivenza, circa 5 milioni.  La mancanza di lavoro è naturalmente la causa principale che non risparmia nessuna categoria sociale: dagli imprenditori ai pensionati. E nessuna fascia d’età: accanto al dramma della disoccupazione giovanile (sfiora il 42 per cento) c’è la crisi del lavoro per chi non è più giovane ma neppure ancora troppo vecchio.

 

 

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19 thoughts on “I nuovi poveri

      • Nell’isola di Gran Canaria… Almeno qui i problemi vengono affrontati in modo diverso… Ho imparato che se si vuole essere felici, bisogna saper ricominciare! Ero una imprenditrice in Italia, ero arrivata al punto che se pagavo le tasse, le banche ed il restante, non potevo pagare i miei affidati dipendenti.
        Ora mi sono trasferita con mio marito (ex commercialista che non percepiva più compenso per i suoi lavori, non perchè non volevano pagarlo, ma perchè non potevano).
        Qui si respira tranquillità… Mio marito ora è un commesso ed io dipingo quadri… Qui si può essere ancora felici con poco.
        Sono riuscita addirittura a realizzare un sogno… In Italia non c’è neanche più diritto all’arte!

        • Che bello! Nunzia ti invidio per quel paradiso e ti ammiro per il coraggio. Ma non tutti hanno la tua, la vostra forza. Un abbraccio. E fatti viva, parlaci di arte: ne abbiamo bisogno.

  1. Queste disgrazie sono a mio parere dovute alla troppa fragilità dell’essere umano del XXI… i figli i nipoti e pronipoti di coloro che sono sopravvissuti all’ultima guerra mondiale sono cresciuti con l’aver ottenuto troppo esageratamente dai propri nonni e genitori che al loro volta non gli hanno mai voluto, giustamente, far mancar nulla dopo aver provato le ristrettezze ma non è stato insegnato loro che se c’era benessere era per il sacrificio fatto da loro. Adesso è triste che i più fragili optino come soluzione ai loro problemi di togliersi la vita ma purtroppo oggi i veri sacrifici spaventano lasciando nello sgomento più totale coloro che gli stavano accanto con una mancanza di altruistica solidarietà che esiste ancora nei paesi più poveri dell’Italia…

    • Sono d’accordo, ne abbiamo già parlato, a proposito di vecchie e nuove generazioni. Ma è pur vero che stiamo vivendo una crisi profonda, che spaventa – certo – chi non è stato “addestrato” a certe ristrettezze.

  2. Guardate che non si parla di “ristrettezze” nè di “sacrifici” : qua siamo alle TRAGEDIE.
    E non perchè dei “pappamolla” – giudizio oltre che moralista, assurdo, come tutti i giudizi dati senza conoscere le persone: ma che ne sai? di che vita ha avuto una persona, che magari arriva a un punto di nausea e di stanchezza da non farcela più?? – perchè il panettiere c’è scritto: LAVORAVA DA QUANDO ERA BAMBINO.
    Non veniva quindi da viaggi esotici e cene di ostriche e champagne.
    E non una parola invece, tanto piace la morale, sull’assurdità di una multa fatta alla moglie….. che gli dava una mano? Visto che il fisco più alto di tutta europa non permette di assumere personale di aiuto e il signore in questione dopo essersi ammazzato di lavoro PER UNA VITA…. deve pure sentire i moralisti che sentenziano sul rigore generazionale capito.

  3. infatti condivido nunziatullio, bravissima….
    che poi è esattamente quello a cui pensavo da sempre, molto prima della crisi, solo che io mi vedevo in provenza: a dipinger quadri :))
    … e dopo una vita stravissuta.
    Infatti al riguardo, questo sì che è “individuale”: una società abituata a sperperare…per me non ha senso. E’ solo l’individuo che sperpera, è individuale, chi compra suv e telefoni sono singole persone, e in ogni caso non vado certo a giudicare il singolo come spende e quanto spende perchè sono affari suoi.
    Invece diciamo HANNO sperperato…. quelli sui quali non sento un fiato – tra una predica e l’altra – forse perchè se lo fa il governo va bene, un po’ come ai tempi delle dittature… se lo fa in singolo cittadino infastidisce… com’è?
    Siamo tutti consumisti. Tutti consumiamo, non c’è una persona al mondo che non consumi e che non voglia consumare – sennò suggerisco un ritiro su un eremo…tranne che imporlo a tutti gli altri però – . Lo slogan più sbagliato del ’68 è stato proprio questo, urlare al consumismo. E’ di profitto…che dobbiamo invece parlare, solo e unicamente di profitto! Allora sì, si aprirebbe un bel lunghissimo discorso.

    P.S. in nessun paese d’europa si vede quello che succede da noi, in tutto il nord europa c’è uno Stato che aiuta…. qua multano perfino una moglie che aiuta il proprio marito, ma dai….. è incommentabile.

    • Abbiamo esagerato, inutile nasconderlo. E la piaga è stata per lungo tempo collettiva. E ha sperperato soprattutto chi non se lo poteva permettere, questo è il punto. Non è una predica, è una realtà: sicuramente scomoda perchè bisogna interrogarsi su se stessi. La crisi non è italiana, ma globale, cioè di tutto il mondo occidentale.

  4. Ho sentito un’intervista, parlava un funzionario dell’ispettorato del lavoro. Mi sembra di aver capito che non era tanto per la moglie quanto per una commessa che lavorava lì da molto tempo a 10 euro al giorno. Non che cambi la questione.

  5. ‘N inzogno
    La sera quanno me corico
    so abbraccicata ar cuscino
    inzieme a la sora speranza.
    Faccio de tutto pe sarvà
    la vita che m’èrimasta.
    Nun lo sa quanno sona la ritirata.
    Ciò un desiderio
    vorrei partì da la tera che so nata.

    La sora Cencia(franca bassi)

    Sto poraccio che è partito senza er bijetto der treno, nun è giusto! Micha tutti cianno er coraggio de vive ne sto poro monno.

  6. All’ ennesimo suicidio, con istigazione annessa al quale ci si trova di fronte viene da chiedersi: cosa è la povertà oggi? Quando una persona si può definire povera? Ce ne sono a bizzeffe (haimè) di poveri che vanno alla ricerca di cibo nei rifiuti del mercato o dei cassonetti e passano la notte nei dormitori, anche avendo un conto corrente e un telefonino. I nuovi poveri sono nuovi in tutto; non sono nati e vissuti da tali, ma si sono ritrovati in questa situazione, così, da un giorno all’ altro. Avevano una vita normale, poi un giorno il botto. Puffff.
    Salta tutto.
    Ci si ritrova col culo (si, culo) per terra senza neanche accorgersene, senza preavviso o notifica. Gente qualunque, con un lavoro, una famiglia, una pianta da innaffiare sul balcone e un pesciolino rosso da accudire nel soggiorno. Una vita al contrario dove il futuro e la speranza sono abiti che non coprono più. Non sono persone che sono andate a scalare nel pantano delle restrizioni lentamente, ma sono precipitate senza paracadute nell inferno della miseria dalla notte al risveglio.
    Dal piumone color nocciola di casa, al color nocciola del cartone in una stazione dei treni. Aspettando il coraggio di chiudere la partita sotto l’ Intercity delle 3 e 05 al binario 4.

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