La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’ultimo bamboccione

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Si potrebbe benissimo sorvolare sulla minchiata dell’ultimo autentico bamboccione, ma la situazione è fin troppo grave per liquidarla con un sonoro vaffa. Dunque, davanti a seicento studenti, l’erede della più grande industria italiana, coperta e foraggiata per decenni da tutti noi cittadini, ha rimproverato i giovani di non avere ambizione, neppure determinazione e soprattutto la voglia di essere coccolati. L’abbiamo già sentita da Padoa Schioppa e da quella “choosy” della Fornero, ridicoli. Ma lui è riuscito ad aggiungere altre ilarità alla Catalano tipo “è meglio lavorare con passione che poltrire tutto il giorno” oppure bugie colossali come “c’è molta richiesta di lavoro, ma non lo sanno prendere”. Certo, inseguire la Fiat in tutto il mondo non è facile. Strano che tutti i ricchi raccontino quanto hanno sudato, mentre quelli normali sono tutti sfaticati. E i drammi, dove li mettiamo? La figlia di Briatore che, poverina, senza lo yacht rischia di subire un trauma, o la figlia di Balotelli che può finire drammaticamente in seconda classe, giusto per fare due esempi. Evidentemente il 42 per cento di disoccupazione giovanile è una finzione per chi è nato e cresciuto nella bambagia. John Philip Jacob Elkann detto Yaki ha avuto tutto spianato. Ricordo di aver sentito con le mie orecchie Edoardo Agnelli cercare sua madre, la signora Margherita che adorava, ma non la trovava mai. Chissà, forse era in cerca di lavoro. Certamente lui non ha avuto tempo se in neppure quarant’anni di vita questo fratello di Lapo ha dovuto studiare molto per scegliere i nomi ai figli: Leone Mosè, Oceano Noah e Vita Talita. Vi pare facile? Sono costretto a dare ragione a quell’antipatico di Della Valle. Conosco bene la sua fabbrica che solo un vero scarparo come lui poteva valorizzare dal sudore del padre fino a farla diventare un fenomeno internazionale. E Yaki invece che ha fatto oltre a mettere d’accordo tutti quelli dell’impero?

28 comments on “L’ultimo bamboccione

  1. “Non capisco cosa abbia insegnare ai giovani uno che non ha lavorato un giorno in vita sua”

    – chiedo scusa se miseramente copio da un commento sul Corriere ma c’è da capirmi: mi sono finite perfino le parole (il che per me è tutto dire).

  2. silvioferraresi
    15 February 2014

    La Fornero si puo’ permettere di definire choosy molti ragazzi, anche io lo sono stato al tempo, e forse nella maturita’ ancora lo sono. Ma dall’Agnelli, che stenta a inanellare due pensieri e che mai ha dovuto progettarsi un futuro e’ ridicolo, come il suo sorriso mezzo ebete.

  3. Lucio Gialloreti
    15 February 2014

    Grande Pino!! E Della Valle mi pare abbia replicato bene . E oserei anche dire che sia anche il primo dei bamboccioni italiani !

  4. Marco Alici (@MarcoAlici)
    15 February 2014

    Non si capiscono, perché Elkann parla di società, di aumenti di capitale, di tassi di crescita, mentre Della Valle parla di scarpe. Finanza da ufficio contro industria che produce. Tutto quello che hanno fatto della Fiat servirà a farla sopravvivere, ma non a fare auto migliori. Infatti…

    Non si capiscono perché Elkann crede (essendo l’unica cosa che abbia mai visto in vita sua) che solo le grandi aziende siano capaci di fare qualcosa di buono. Ma la fusione con Chrysler non gli farà automagicamente fare auto migliori. Il nostro Diego regionale non è un campione di simpatia, e ha la spocchia – tipica, almeno da queste parti – dell’arricchito, ma ha le idee chiare e la lingua sciolta: ha saputo rispondere per le rime. E dal mio umile punto di osservazione, dal punto di vista manageriale è più avanti di Elkann, perché sa giocare “di sponda”, sa governare con maggiore padronanza i meccanismi causa-effetto, utilizzando perfino la filantropia per accrescere la sua immagine.

    • Walter
      15 February 2014

      Elkann dice quello che gli dicono di dire, non ha alcun potere decisionale ma viene usato come brand di qualcosa che non c’ è più. Senza volerlo assolutamente offendere ma, sembra un fantoccio o prestanome, che appare chiedersi in ogni suo sguardo: ma che ci faccio Qui?

  5. marisamoles
    15 February 2014

    Certa gente non sa cogliere l’unica buona occasione della vita (a parte quelle che arrivano con le raccomandazioni …): tacere.

  6. Posso di nuovo copiare..da facebook?
    questo:

    Di sbruffoni così ormai c’è pieno.Tempo fa ho fatto un colloquio per cassiera di market,necessito di un’entrata fissa,le consulenze (sempre meno) me le pagano davvero dopo anni.L’esaminatore dopo 8 ore di colloquio(diviso in 3 giorni) mi dice:”sei un tecnico,tra l’altro studentessa svogliata e questo posto dubito ti interessi veramente”.Gli ho chiesto se il cv l’avesse letto.Laurea in chimica con encomio,parlo 5 lingue ed ero responsabile di laboratorio.Su consiglio di mio suocero,ho scritto all’headquarter della Catena per “complimentarmi” dei loro selezionatori.

    Non solo la riprova che il “chooooosy” torna al mittente indirizzo imbecilli, ma: il curriculum evidentemente l’ha stra.letto..in otto ore di colloquio suddiviso in tre giorni, dunque questa è soprattutto la riprova… di quanto verta sullo sfruttamento e sul profitto proprio la mentalità, perfino quella di un fruttivendolo: sei laureata? non sei sfruttabile…… serve manodopera problematica e alla fame, perchè possano farne quello che vogliono.
    Nel curriculum al posto della laurea serve questa voce qua.
    (e basta, sprecato perdere tempo e starne pure a parlare)

    • Lucio Gialloreti
      16 February 2014

      E quindi , cara Twiggy, immagino come il bamboccio Fiat ti abbia fato montare il sangue alla testa..per eufemismo!!

      • …e certo mica mi fa sorridere come te! :)))
        no, c’è una lunga fila prima di lui… in quanto a indignazioni varie…ognuno ha le sue top ten :)
        P.s. ma quello è un commento copiato da facebook eh! non ero io..il soggetto in questione, comunque so anche per esperienza personale che è così.

        • Lucio Gialloreti
          16 February 2014

          Allora , Twiggy cara, il bamboccio è l’ultimo recente della tua classifica personale di indignazioni.! Si avevo capito che non eri ovviamente tu , ma sono racconti che fanno veramente rabbia rd esistono nella realtà , purtroppo!

          • …è che l’indignazione l’avevo già data a Fornero & Co. compreso martone…(ecco come si chiamava). Certe uscite veramente da brividi. E proprio quando un popolo ormai esausto e annichilito, si aspettava quella serietà e quello spessore che..,avrebbe dovuto essere coerente e consono alla pretenziosità d’immagine che si son dati. Ma tant’è, siamo abituati anche a questo… nella nostra storia.
            Il bamboccio dunque è solo un disco rotto di una pappardella sentita già, di comodo a chi non ha le capacità per le soluzioni richieste.
            Certo qualche studente avrebbe potuto domandare se “loro” fossero ambiziosi… da voler salire dal livello in cui si trovano, ma sai a volte un dignitoso silenzio… è un’arte ;)))

          • Lucio Gialloreti
            17 February 2014

            Certo Twiggy cara , il bamboccio non è che uno degli ultimi episodi del livello in cui siamo scesi per inefficienza di tanti dell cosiddetta classe dirigenziale! Forse , come tu dici , un dignitoso silenzio degli studenti , ma un ricco , sonoro pernacchio alla Eduardo De Filippo ci sarebbe stato bene!

          • ahahahah! ;)))

          • ;)))

            che Grandi…..

          • Lucio Gialloreti
            18 February 2014

            Grazie Twiggy cara per il sorriso….! :)

          • A te, ;)))

          • Lucio Gialloreti
            19 February 2014

            Grazie a te , cara Twiggy , e spero di trasmetterti un pò della mia calma ! Non sono un medico , ho solo diretto amministrativamente ospedali e Asl per anni…Quindi ero seduto su una polveriera, senza calma non avrei resistito..! Un saluto caro

          • hai letto il mio commento iniziale! come hai fatto!.. ci avevo ripensato perchè troppa roba ho stringato… (quello in cui dicevo che per essere così carino e tranquillo forse sei medico… così capiscono anche gli altri).
            beh io manderei a quel paese tutti invece.
            niente di nuovo lo so, ma anzi sempre di piùùùùùù!!!
            oh.
            volevo ripeterlo.
            e comunque in tema col post: un approfittamento un approfittamento in giro che scusate è …nauseabondo.
            Ciao Lucio caro allora… non ti dico “prenderò esempio da te” perchè sono sincera sto nella direzione opposta… spero sempre arrivi quel gran giorno che potrò permettermi di mandare “la gente” al quel paese, ma lo terrò presente… :))

          • Lucio Gialloreti
            20 February 2014

            Grazie Twiggy per la risposta e certo è difficile essere calmi e tranquilli in periodo di schifo simile. Ma io ho imparato con la mia ormai ex attività professionale che ad ottenere risultati proprio mantenendo la calma e in piene bufere ..

          • già, come mio padre. Un gran signore. Pure mia madre. Io… ma pure io troppo sto calma eh! proprio tanto….uff.
            vabbè. Di sicuro il tuo carattere è apprezzato anche dal capo del blog..perchè non se hai notato sei l’unico con cui mi permette la chiacchierata! ;))
            Ciao Lucio caro, grazie a te delle risposte, certo che siamo tutti stufi dell’arroganza, e la gente vive male…proprio male, questo è sicuro.

          • Lucio Gialloreti
            21 February 2014

            Grazie a te , Twiggy cara, e ti capisco : difficile mantenersi calmi in un periodo come questo , di cui non ricordo precedenti uguali! E l’arroganza domina , evocata anche da piccoli poteri , a tutti i livelli ! Un saluto caro e buon fine settimana!

          • grazie, anche a te :)

  7. e questo… aggiungo solo questo perchè era il primo, in realtà, che mi aveva colpito, e per onore al merito di chi l’ha scritto…
    tenerissimo, persona Grande

    Guarda,piuttosto che essere un meschino e cinico del genere,ringrazio di essere nato in una famiglia di operai ed essere andato a lavorare a 15 anni per aiutare mio padre malato..non avro’soldi, ma’valori e umilta’ ne ho da vendergliene a tipi cosi’.

  8. Certo Della Valle gliele ha cantate bene eh…
    e indirettamente anche ai bamboccioni fornero (per quel che serve…) e a quell’altro come si chiamava? che già fece un discorsetto del genere?
    contenta che gli abbia risposto Della Valle :)))
    mica noi nessuno cioè.

  9. senzanord
    17 February 2014

    Il nostro è un paese che ha perso la classe dirigente. La solidità di uno Stato, secondo me, è fatta anche di buona leadership. Quelle figure provenienti da grandi famiglie imprenditoriali, ma anche da formazioni universitarie di eccellenza pur essendo poveri, che formano il tessuto dirigenziale e imprenditoriale di un solido Stato europeo. Oggi i rampolli delle grandi famiglie sono degli imbecilli, con poche eccezioni, e i cervelli migliori cercano riconoscimento del merito laddove è possibile: all’estero. Tutti parlano dell’immigrazione dal nord Africa, ma nessuno dell’emigrazione di (ottimi) giovani italiani in Germania.

  10. pinoscaccia
    17 February 2014

    “Sono rammaricato che un messaggio nato per essere di incoraggiamento alla fine sia stato interpretato come un segnale di mancanza di fiducia nei giovani”. Lo precisa John Elkann sul sito della Fondazione Agnelli, di cui è vicepresidente, a proposito delle polemiche per le sue parole sul tema dei giovani e del lavoro. Nei giorni scorsi, nel corso di un incontro con studenti, il numero uno di Casa Agnelli aveva definito i giovani italiani come dei “bamboccioni”, che al posto di lavorare preferivano stare a casa.”Il tema dei giovani e del lavoro, di cui si è discusso la settimana scorsa nel corso di un incontro con gli studenti di Sondrio, è troppo importante per farne occasione di polemiche demagogiche o strumentalizzazioni”. John Elkann torna così, sul sito della Fondazione Agnelli, sul tema giovani-lavoro “per essere più chiaro – scrive – sul senso del mio intervento”.

  11. Walter
    19 February 2014

    Vabbuò, si rammaricò; però se stava zitto era meglio per tutti, soprattutto per lui. E visto che replica senza chiedere scusa per le idiozie che ha detto, ma facendo passare per poco comprensivi chi ha insultato, si “copincolla” quanto segue:
    – Lettera di un “bamboccione” sardo-italo-tedesco a un “imbecille
    blasonato” – di Giancarlo Balbina
    Caro John,
    scusami se mi permetto tanta sfrontata confidenza. Vivo in Germania, a Monaco di Baviera, da circa 5 mesi. Faccio parte di quella generazione che “vola” da un posto all’altro, con un bagaglio e qualche ricordo da mettere su un mobiletto di un appartamento di 29 mq. Quelli che al mese costano circa 500 euro, se sei fortunato. Hai mai provato l’eccitazione di guadagnare 800 euro e spenderne più della metà per un affitto? Dio, dovresti provarlo John, è come un fungo allucinogeno, da quanto non sembra reale quello che ti capita di vivere.

    Voglio dirti una cosa, John. In questo mio soggiorno bavarese ho incontrato decine di italiani laureati e pluri-specializzati, artisti, scrittori, ingegneri, matematici, chimici; quasi tutti trentenni, incazzati e sofferenti. E sai perché? Perché il loro “viaggio” non è una vacanza, ma una ragione di sopravvivenza, indotto da un mondo diseguale dove i ricchi sono molto più ricchi, mille volte più ricchi, del primo dei poveri. Lo sapevi questo, John? Andare lontano dal proprio paese non è mai facile. È un esercizio che richiede forza di volontà, voglia di emergere, fortuna e altre qualità che, senz’altro, un imprenditore sagace e risoluto come te conosce bene. Uno come te che viene dal nulla, che si è fatto da solo; mica come quelli che nascono in famiglie ricche e benestanti, con cognomi importanti, che studiano in Università private pagando rette mensili universitarie, che valgono tanto quanto lo stipendio annuale di un lavoratore qualsiasi. Di mio padre, per esempio. Cazzo John, tu sei diverso. Tu hai faticato, hai lavorato duro, hai rischiato e ci sei riuscito. Tu sei un esempio da seguire. Insegnami come si fanno i soldi partendo dal nulla; come si fa a prendere in giro quei “bamboccioni” che stanno bene solo a casa con la mammina che gli rimbocca le coperte. Non credere a chi racconta che l’azienda per la quale lavoravano, magari ha chiuso o delocalizzato e sono rimasti con le pive nel sacco da un giorno all’altro; insegnami le magie del jet-set con quella “nonchalance” che dimostri di avere negli ambienti che contano. Anche io voglio essere così, e fanculo la coscienza che mi dice qualcos’altro. Voglio essere un ricco spavaldo. Possedere una Ferrari, una squadra di calcio, avere un Rolex nel polsino, un abito Ferrè e Valentino per tutti i giorni, far parte di una decina di C.d.A., partecipare a quelle feste mondane dove ci sono i giornalisti specializzati nei gossip, che mi chiedono, in mezzo a centinaia di persone: “È una bella festa questa” e io che rispondo: “Certo l’ho organizzata io”. Che soddisfazione!
    Sai John, io credo nella teoria del caos. Nessuno ha deciso di nascere in una famiglia povera o ricca, bello o brutto, alto o basso, in Congo o in Svizzera, in Afghanistan o in America. C’è sempre qualche “causa maggiore” che decide per noi. Tu non hai mica deciso volontariamente di far parte di quella èlite italiana del 10%, che detiene più della metà della ricchezza del paese; così come io non ho deciso volontariamente di nascere in una famiglia monoreddito in Sardegna e di far parte, invece, della squadra del 46%, quella dei disoccupati a cui politiche criminali a vantaggio di quelli come te stanno levando il futuro. Sai John, le frasi che hai detto a Sondrio: “i giovani non trovano lavoro perché stanno bene a casa”; e bisogna essere “più ambiziosi” per riuscire nella vita, mi hanno fatto pensare che il più delle volte la ricchezza dà alla testa, impedisce un’analisi razionale degli eventi. In Italia non ci sono più imprenditori, tantomeno capitalisti disposti a rischiare. Il vero imprenditore è quello che investe il proprio capitale, rischia i propri soldi su progetti che reputa validi, investe sugli uomini, sulla conoscenza e sulle idee. Tanti imprenditori, per come li conosciamo ora, non investono i loro capitali; li fanno girare nella finanza creativa, per creare denaro su denaro, senza alcuna ricaduta sociale. Lo ha fatto anche la Fiat, negli anni novanta, ma tu ovviamente non lo sai, forse eri a Cambridge a studiare economia.

    La mia lettera, John, per non tediarti troppo, finisce qua; ma vorrei dirti ancora una cosa. Se mai un giorno io dovessi diventare ricco come te e mi chiamassero a dibattere, in qualche università, di economia e sviluppo, di investimenti, di giovani, non direi mai frasi come quelle che hai pronunciato tu, e per un motivo sostanziale. Ci sono valori che i soldi e la ricchezza non possono né comprare né valutare, cioè il rispetto e la dignità delle persone. Ricordati sempre che in un paese di 60 milioni di cervelli, c’è e ci sarà sempre qualcuno più intelligente, capace e preparato di te; purtroppo, forse, non altrettanto fortunato. Ogni mattina, alzandoti dal letto a baldacchino sul quale riposa tutte le notti il tuo plutocratico sedere, ricorda questo non secondario particolare, e ringrazia la teoria del caos alla quale devi tanto, forse tutto. Ti servirà per essere più umile e forse, anche più avveduto di quanto dai l’impressione di essere. Il tuo bamboccione sardo-italo-tedesco.

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This entry was posted on 14 February 2014 by in acid camera.

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