La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

La grande ipocrisia degli arabi ricchi

IMG_6031Gli Emirati Arabi sono sempre stati, per noi cronisti,  la porta verso l’inferno. L’ultimo approdo prima di immergersi nella realtà dura di Iraq e Afghanistan. Oppure, al ritorno, il primo “risveglio” negli agi dopo un periodo di grandi disagi. Ricordo soprattutto la prima volta a Kabul, nel 2001: dopo un mese e mezzo in cui avevo dormito vestito, nel sacco a pelo, e mangiato pochissimo e male, sostai a Dubai per tre giorni. Con un programma preciso diventato poi rituale per tutte le volte successive.  Primo giorno: chiuso in albergo, tra una doccia e un bagno, per riassaporare la voglia di pulito. Secondo giorno: dedicato alla cucina, riassaporando i sapori, a pranzo spaghetti in un ristorante italiano, la sera cena di pesce dai cinesi. Terzo giorno: la febbre consumistica. Dopo tanto tempo senza spendere combattevamo la crisi di astinenza buttandoci nei fantasmagorici centri commerciali, segno di quanto siamo malati. Poi, anche questa rituale, la passeggiata. In una città che non …prevede i pedoni (anche perchè c’è da soffocare per il caldo anche d’inverno) mi limitavo a costeggiare il canale che chiamano mare in cerca di gabbiani. Infilandomi talvolta anche nell’altro mondo, quello dei poveri, in cui comunque trovavo confusione e vita. Ma mi accorgevo che era tutto finto, una città luccicante inventata nel deserto, con i bambini che giocano a pallone sull’erba di plastica, improbabili sciatori che si sfidavano sulla neve sintetica, o turisti pieni di soldi che si abbronzavano in piscine inghiottite dal cemento. Eppure il gioco valeva la candela, per quella che ho sempre chiamato la “camera iperbarica”, cioè il ritorno alle abitudini “normali” prima di tornare a casa. 

DSC02043Potrei raccontarne altre, e spesso l’ho fatto. Sull’ipocrisia soprattutto di questi arabi ricchi. Che ci tolgono il giubbotto antiproiettile perchè “strumento di guerra”, per un certo tempo anche il BlackBerry perchè tramite con il mondo libero, oppure fanno le multe a ragazzi per un bacio innocente quando la città è gonfia di trasgressione, terminale della prostituzione internazionale. Con alcuni casi limite dell’ipocrisia come quella ragazza norvegese condannata dopo uno stupro. Mentre le signore del luogo intorno al velo sfoggiano milioni di gioielli. Guai se fumi durante il Ramadan, ma assolutamente normale inondare le strade di addobbi natalizi in un Paese musulmano. Fra le tante volte che mi sono lamentato di questa follia ripropongo un post lontano dopo una trasferta in Pakistan per il terremoto. Mi aveva impressionato quella volta la massa di cantieri aperti per celebrare la grande finzione. Al lavoro si vedevano solo stranieri, trattati come schiavi: ingaggiati per un lavoro erano poi cacciati via, senza aver acquisito alcun diritto. Un’inchiesta de “La Repubblica” adesso rilancia la piaga di queste persone maltrattate e violentate. Ci sono alcune storie allucinanti. Manodopera a bassissimo costo, di fatto di proprietà dei ricchi padroni, immigrata dall’Asia in Arabia Saudita, Bahrein, Emirati arabi uniti, Kuwait, Oman e Qatar. Sono milioni e hanno zero diritti: spesso vengono uccisi o si suicidano”.  E la colpa è anche nostra, di noi occidentali che alimentiamo questi soprusi con le vacanze finte-chic, gonfiando le loro banche magari di soldi sporchi, o inseguendoli nelle guerre impossibili. Oppure vendendogli addirittura i nostri tesori. Tutto per onorare quel dio maledetto che si chiama petrolio. [Dubai, 2008: i miei amici gabbiani].

canon 120

16 comments on “La grande ipocrisia degli arabi ricchi

  1. Paolo Merolla
    24 January 2014

    Reblogged this on Lo Siento.

  2. Lucia
    24 January 2014

    Post molto interessante. Faccio una premessa: sono assolutamente contraria allo sfruttamento della manodopera che avviene in questi Paesi arabi, non approvo il consumismo eccessivo, il lusso smodato e ipocrita degli arabi arricchiti, la suddivisione in caste e la mancanza di diritti civili per gli operai. Sono stata a Dubai e sono la prima ad essermi posta tutte queste domande e ad essere giunta alle stesse conclusioni. Che, dunque, condivido perfettamente.

    Mi sento in dovere, però, di aggiungere una considerazione. Sono italiana, vivo a Milano e lavoro come giornalista in uno dei tre principali gruppi editoriali italiani, di cui preferisco non fare il nome. Lavoro da svariati anni con un contratto precario, a parole ma non nei fatti. Senza alcun imbarazzo, l’azienda mi fa lavorare in ufficio a tempo pieno con uno stipendio da fame. Il contratto mi è stato sempre rinnovato a cinque giorni dalla scadenza, con tutta l’ansia – e le assicuro che è tanta – che questo comporta.

    Non ho diritto alla maternità retribuita e nemmeno al sussidio di disoccupazione. Se mi rompo una gamba e sto due mesi a letto o resto incinta, con tutta probabilità mi lasciano a casa, senza che io possa dire nulla. Non posso fare il mutuo perché la banca non me lo concede, vedendo il mio contratto. Molti miei colleghi anche di 38-40 anni, non sono stati rinnovati dalla sera alla mattina e si sono ritrovati a non poter pagare l’affitto da un mese all’altro.

    E’ vero, io almeno non vengo uccisa o non penso di suicidarmi. E non è poco. Però, in tutta onestà, se già non capisco questo sfruttamento in un Paese come gli Emirati che ha 40 anni di vita, francamente lo capisco ancor meno in un Paese come il nostro che vanta duemila anni di storia e decine di menti illuminate. Anzi, a dirla tutta, reputo in proporzione ancora più grave la situazione da noi.

    Riguardo al caso di stupro della ragazza norvegese, sono d’accordo con lei sulla gravità della cosa. Però, le confesso che non è meno agghiacciante pensare che in Italia, Paese dalla storia millenaria, fino al 1981 veniva riconosciuto il Delitto d’onore…

    Con stima, una sua affezionata lettrice

    • pinoscaccia
      24 January 2014

      Infatti mica nego i disagi, spesso profondi, del nostro mondo. Vergognosi, a volte. Va pure detto però che noi abbiamo molta più storia ma sicuramente meno soldi. Tutto il mondo occidentale è in crisi profonda per un tenore di vita che non possiamo più permetterci. Avrei da aggiungere altre cose perchè negli Emirati sono stato molte volte e il contrasto con gli arabi poveri, che continuano a morire e a uccidere in nome di quell’oro nero che siamo noi a richiedere, è allucinante. Il senso del mio discorso è tutto qui. Cara Lucia, tutta la mia solidarietà.

  3. Lucia
    24 January 2014

    Grazie della risposta e della solidarietà. Su quanto il dio denaro rovini il mondo, mi trova perfettamente d’accordo…a presto

  4. Come condivido tutti e due! Bella conversazione!
    poi mi è piaciuto specialmente: …francamente lo capisco ancor meno in un Paese come il nostro che vanta duemila anni di storia e decine di menti illuminate.

    Pensare sempre al portafoglio ci ha messo in mano a tutto questo, tanto da non poterci più permettere neanche una vita normale – normale – e ritrovandoci ora davvero costretti a pensare solo al portafoglio per sopravvivere, schiavi di un ingranaggio che non si ferma più. Esperienza che evidentemente riguardava tutto il mondo… nessuno escluso, tutt’è cominciare a rendersene conto.

  5. senzanord
    25 January 2014

    schiavi di un tenore di vita che non possiamo più permetterci. E come cattivi padri di famiglia paghiamo i debiti con altri debiti. Ma andiamo in ansia se, come i vasi comunicanti, si riversano nel nostro mondo i poveri più poveri e perseguitati dei continenti vicini. E allora, siccome la concorrenza lavorativa ormai è fatta da loro, abbassiamo le retribuzioni a tutti e togliamo le conquiste di civiltà dei lavoratori. I nostri Governi neanche si sognano di incentivare il livello delle produzioni verso l’eccellenza, unica ricetta per uscire dalla mediocrità del lavoro a basso costo.
    Il paragone con gli Emirati arabi mi sembra improprio. Quelli non sono Stati, sono enormi proprietà private, dove il bilancio statale corrisponde al bilancio personale dell’Emiro.

    • pinoscaccia
      25 January 2014

      Nessun paragone, ma un atto di accusa contro chi è estremamente ricco e massacra i lavoratori rendendoli schiavi.

  6. Incentivare il livello delle produzioni verso l’eccellenza??!?
    è peggio che parlargli arabo!
    stragoverna la mediocrità e qua si parla di eccellenza?? addirittura.
    Stragoverna la mediocrità quando remano addirittura contro..l’umanità, per il proprio vantaggio personale. Altro che incentivi. L’altra sera Rodotà – mi piace tanto Rodotà – diceva come sulla salute non si può ridurre tutto a un agire economico: ingenuo…ho pensato, non sa che per le multinazionali, sì quelle dei “vaccini”… se muori lasci spazio? se ti ammali diventi azionista?
    A costoro interessa solo continuare a produrre debiti per uno stile di vita completamente avulso, “separato”, e pretendere che ci sia chi li paga per loro, indebitando anche le persone oneste che hanno sempre vissuto solo del proprio lavoro. E adesso impedendo perfino di lavorare. Chissà come li paghiamo, in natura…. una specie del sotto-villaggio indiano forse, “in un Paese come il nostro che vanta duemila anni di storia e decine di menti illuminate”.
    Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr Pernacchia.
    sì, tutto il mondo è una grande Spa, con incentivi per il peggio.

  7. Poi noi facciamo discorsi primitivi…. qualcuno è in grado di tradurre questo?
    proprio NON LO CAPISCO… è inutile

    http://it.wikipedia.org/wiki/Bitcoin

    • pinoscaccia
      27 January 2014

      è la più famosa delle 80 monete digitali: virtuali, solo per scambi sul web

  8. mia madre sentiva in un programma – non si ricorda quale – che non è solo virtuale: pare che un giovane di vent’anni possa diventare ricchissimo all’improvviso con questi bitcoin. Proprio oggi c’era un articolo su repubblica, mi hanno detto, ma lo devo ancora cercare. Ovviamente restiamo con interrogativi sulle riserve auree degli stati ma ti dirò che purchè la smettano di farci la guerra e romperci i c….. per me i soldi possono anche farli uscire da stampante 3d insieme alla bacchetta magica.

  9. intanto ho trovato questo:

    http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/26/foto/trento_parrucchiere_accetta_bitcoin-76984140/1/#1

    poi l’articolo di repubblica lo cercherò.

  10. dev’essere questo

    http://www.selpress.com/albaleasing/esr_visualizza.asp?chkIm=16

    il problema è che sfugge al controllo perchè li vendono e si trasformano in soldi veri… c’è chi li compra pensando che possono diventare un domani molto preziosi… e c’è chi dice rimarranno soltanto virtuali e carta straccia.
    Inquietante comunque

  11. Pingback: L’albero a Dubai | LA TORRE DI BABELE

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This entry was posted on 24 January 2014 by in fermate il mondo voglio scendere.

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