La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Metti il Natale a Kabul

Ho sempre “difeso” il Natale. Quando c’era da fare i turni per le feste, rinunciavo sempre al Capodanno: infatti ne ho passati tantissimi all’estero, spesso lontanissimo da casa. Ma non rinunciavo a quella che ancora ritengo una vera sacralità familiare. Talvolta non ci sono riuscito, come sei anni fa. 

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[Kabul, 25 dicembre 2007] Mi dicono che a Flower street ci sia da giorni un albero di Natale che nessuno compra. Flower street è il proseguimento di Chicken street, la via famosa come punto di riferimento dei quasi-turisti che ci cascano, appunto, come polli. Il negozio di fiori è quello dove ho fotografato Shafique anni fa. Vende solo fiori finti e l’albero evidentemente è un’iniziativa per attirare ancora gli occidentali, da veri mercanti quali sono storicamente gli afghani. Volevo andarci oggi a vedere quell’albero, magari ci andrò domani, perchè il mio Natale è stato un giorno di normale lavoro, anzi più pesante del solito. (…) Appuntamento in ambasciata per un brindisi con la comunità italiana.  Il resto della giornata l’ho passato da Nadir, in televisione, dove ho tramesso i servizi. Ho portato torroni dall’Italia e ho chiesto una foto di Nadìa, la bimba di Nadir. E’ stata felicissima del regalino. E’ stupenda ed è esaltante sapere di aver fatto sorridere un bambino. A noi costa così poco.  L’ultimo pensiero, da questo Natale lontano, è per chi come me oggi ha lavorato: infermieri, pompieri, poliziotti, chissà quanti altri. Ma soprattutto faccio gli auguri a quelli che non hanno fatto festa perchè non hanno proprio niente da festeggiare. Per miseria o per dolore.

4 comments on “Metti il Natale a Kabul

  1. adacosco
    24 December 2013

    hai detto bene pino, o “per dolore”

  2. carlenrico
    24 December 2013

    L’ha ribloggato su carlenrico.

  3. Monique
    24 December 2013

    Sembra che motivi per festeggiare il Natale ce ne siano sempre meno, o sempre più sono quelli che non hanno motivo per festeggiare: proprio per questo bisogna difenderlo, perchè ci ricorda che, nonostante tutto, c’è ancora spazio per il buono.
    Auguri a te e grazie per il tuo lavoro!

  4. Mah, per me è una gran carnevalata e basta. (il Natale). Oltre che una gran rottura di balle – per fortuna arriva una volta l’anno… – che solo per quel delirio isterico di fila per il pane o per il traffico di auto, io lo abolirei dal calendario.
    Poi c’è chi lo riempie di un ‘pathos’…ma solo come tradizione o consumismo casareccio, perchè poi del vero significato spirituale frega proprio a pochi per non dire a nessuno. Diventa di quella tristezza simile al carnevale. A un luna-park, ai fuochi d’artificio… a un clown che si toglie la sua maschera di cerone.
    Basta coi “presepi”…non se ne può più! :)) (presepi come metafora…non certo quelli delle statuine che possono invece essere bellissimi).

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This entry was posted on 24 December 2013 by in afghanistan.

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