La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’Ascoli di Costantino Rozzi

E’ una notizia dolorosa perchè non solo cancella una società calcistica, ma l’orgoglio di una città e il miracolo di un imprenditore. Da due giorni, l’Ascoli non esiste più. Il tribunale ha dichiarato il fallimento, chiudendo 115 anni di storia. Finita in prima divisione dopo i fasti di una serie A inventata solo grazie all’entusiasmo e all’impegno di Costantino Rozzi che era riuscito a portare in paradiso una città di 60 mila abitanti. Un personaggio incredibile, scomparso qualche anno fa, al quale proprio nell’ultima giornata i giocatori hanno voluto rendere omaggio indossando quei calzini rossi che l’avevano reso famoso in tutta Italia. Anche il mio destino alla Rai è un pò legato all’Ascoli, non solo perchè c’è il ricordo forte di un amico indimenticabile, Tonino Carino, ma perchè le mie esperienze nella ribalta nazionale erano legate proprio alla squadra bianconera che per alcuni anni ho raccontato alla “Domenica sportiva” e che in qualche maniera hanno costituito il trampolino di lancio verso il Tg1 (trasferito allo sport, sono poi passato in cronaca). La scoperta di una passione vera di quando il calcio non era ancora solo violenza. E la tenerezza di un’intervista con la faccia da bambino (foto).  Quando Rozzi morì, come capita anche alle grandi persone, gli dedicai questo ricordo. 

Una sera al Passetto, il ristorante più panoramico di Ancona. Sto a cena con la famiglia quando mi arriva una bottiglia di spumante sul tavolo. Mi giro e Costantino mi guarda sornione. Me l’ha mandata lui. Un abbraccio per spiegare: “Grazie per tutto quello che hai fatto per l’Ascoli”. Costantino Rozzi era così. Pensare che ero io a doverlo ringraziare. L’Ascoli di quegli anni, irripetibili, era stata la fortuna professionale di tutti noi cronisti di provincia, una maniera di uscire sulla ribalta nazionale. Per me è stata addirittura la svolta perchè il mio trasferimento al Tg1 è  legato a quella grande avventura. Soddisfatti di come seguivo l’Ascoli, alla “Domenica sportiva” decisero di lanciarmi come inviato e frequentai altri campi ( quelli lombardi) fino ad approdare definitivamente alla più grande testata televisiva italiana. Quanto sono lontani quei tempi, eppure così vicini. Adesso che non seguo più lo sport ma eventi purtroppo molto più tragici, quelle domeniche ad Ascoli diventano un ricordo struggente. La passeggiata in piazza prima della partita, il caffè da Meletti e poi quel tuffo nell’entusiasmo marchigiano, le grandi ubriacature popolari quando arrivavano gli squadroni e noi tutti lì a fare il tifo per quella squadretta impertinente costruita da Rozzi a sua immagine e somiglianza. I calzini rossi. Chi non ricorda i calzini rossi di Costantino, le sue contorsioni in panchina? E poi Maradona junior. E poi tante altre cose. Momenti felici. Che restano dentro.  [18 dicembre 1994]

3 comments on “L’Ascoli di Costantino Rozzi

  1. Marco Alici (@MarcoAlici)
    19 December 2013

    Inutile dire quanto, da marchigiano (ascolano, prima che fosse istituita la provincia di Fermo), pur non appassionato di calcio, possa trovare triste una notizia del genere.

    Ma forse è meglio così: visto com’è diventato il calcio oggi, l’esatto contrario dell’idea che aveva Costantino Rozzi (chi non ricorda le sue sfuriate al “Processo del Lunedì” contro gli stipendi miliardari e lo strapotere delle grandi squadre?) l’avrebbe chiusa lui. Ammesso che, da qualche parte lassù, non l’abbia fatto.

  2. carlenrico
    19 December 2013

    L’ha ribloggato su carlenrico.

  3. Lucio Gialloreti
    19 December 2013

    Posso solo tentare di immaginare , caro Pino, quanto dolorosa sia questa notizia e quanto struggente il ricordo di tempi in cui il calcio , si poteva seguire …Non inguardabile come oggi! Restano a te dolci e romantici ricordi ! E’ molto !

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This entry was posted on 19 December 2013 by in sport, tribù.

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