La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’inferno della Nigeria

Un tecnico italiano è stato rapito nel sud della Nigeria, nella regione del Delta del Niger. L’uomo sequestrato è Marcello Rizzo, un tecnico di origine catanese di 55 anni che lavora come project manager per la Gitto Costruzioni, società edile siciliana impegnata nella costruzione di un ponte sul Niger tra le città di Onistsha e Asaba. Il tecnico viene da Randazzo,  località della provincia di Catania. Rizzo è stato rapito al termine della propria giornata di lavoro, dopo aver lasciato il sito dove si trova la cava, lungo un tratto di strada ostruito da alcuni tronchi di alberi posti di traverso sul fondo stradale. Il commando di rapitori era composto da otto uomini tutti a volto coperto. Fra loro tre erano armati con kalashnikov e cinque di machete. L’autista di Rizzo, dopo essere stato picchiato, è stato lasciato libero e adesso si trova sotto interrogatorio. L’ultimo rapimento

Tanti anni fa, più di venti. Stavo in Nigeria per seguire la vicenda dei rifiuti tossici. In una discarica dalle parti di Benin city, nel porto di Koko, erano stati ammassati centinaia di bidoni provenienti dall’Italia. Scaricati, grazie alle complicità locali, da ditte italiane. Nel filmato quelle ditte erano individuabili e, dopo il servizio in televisione, l’allora pretore Amendola aprì un’inchiesta che portò alla condanna di quelle ditte. Anche noi, per fare quelle riprese, fummo costretti a pagare. Come fummo costretti a pagare appena entrati nel Paese solo per riavere il passaporto o per avere la stanza superprenotata dell’albergo. Poi a Lagos tentammo di seguire un’altra vicenda delicata: il sequestro da più di un mese di ventiquattro marinai italiani, bloccati su una nave mercantile. Forse legato alla storia dei bidoni tossici perchè il governo nigeriano voleva un risarcimento e teneva quei marinai come ricatto. La questione del sequestro era ufficiale e allora decidemmo di non pagare nessuna tangente. Ci mettemmo tranquillamente in fila. Dopo nove giorni estenuanti riuscimmo ad ottenere il permesso del ministro dell’informazione e del governatore della capitale. Pieni di pezzi di carta andammo allora al porto a riprendere la nave. L’operatore fece appena in tempo a tirare su la telecamera che ci arrestarono. Ricordo, nome lugubre, si presentarono come SSS: i servizi di sicurezza del presidente. Con potere su tutto e su tutti. Ci dissero: “Quella per noi è carta straccia”. Ci tennero per un giorno in gattabuia e poi ci tolsero i passaporti in quello che era una specie di arresto domiciliare: chiusi nella stanza d’albergo con due ufficiali fuori la porta. Che però la notte andavano via convinti che ormai tanto non eravamo pericolosi (con il buio) e invece noi andavamo all’aeroporto a spedire i servizi girati dalla terrazza che stava proprio sopra il porto. Quell’avventura meriterebbe un lungo racconto come la grande paura di vivere a Lagos dove la vita non valeva una “naira”, con gli italiani asserragliati dentro casa e la scoperta del mercato di carne umana. Dopo otto giorni ci mandarono via, per fortuna. Qualche giorno dopo mi arrivò in redazione a Roma una letterina dell’ambasciata nigeriana. Gentilissima. Avvertiva: “Per il vostro bene non tornate mai più a Lagos, è un consiglio”. Non ci sono più tornato. [aprile 2007]

Siamo stati per una settimana chiusi nella nostra ambasciata a Lagos. Eravamo andati a fare le riprese alle discariche di bidoni tossici e ci avevano arrestato, nonostante i permessi. Perchè in Nigeria è proibita qualsiasi immagine. Tutto quello che esiste è stato ripreso clandestinamente, sempre. Non è un caso che in aereo si arrivi e si parta di notte. In quella settimana in ambasciata avevamo visto “strani” movimenti. L’inchiesta della magistratura torinese sul traffico di visti parte dal 1989. Noi eravamo lì l’anno prima: allora bastavano poche centinaia di dollari. Senza troppi pudori, quasi davanti ai nostri occhi. Adesso, dicono, di dollari ce ne vogliono duemila perchè il mercato è cresciuto.La Nigeria è un Paese di una bellezza incredibile e anche ricco, grazie al petrolio. Solo che la ricchezza, come succede in Africa, non riguarda certo il popolo. Sicuramente è uno dei Paesi più difficili che ho conosciuto. Violento, corrotto: con grandi coinvolgimenti governativi. Un Paese dove la vita conta molto poco. Ecco perchè, per una delle tante Momoh, diventa un sogno anche finire su un marciapiede. Purchè europeo. [1988]

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2 comments on “L’inferno della Nigeria

  1. oh la vita conta eccome soprattutto per costoro! se davvero non contasse non sarebbero disposti a tutto pur di condurre un’esistenza infernale. quando se ne sono andati di notte ho pensato che c’è tutta l’ingenuità della barbarie non ancora ‘raffinata’, cioè non abbastanza smaliziata. (c’è da dargli tempo anche per questa). Letterina compresa… chissà se i messicani si sarebbero disturbati a tanto.
    C’è un incattivimento generale, dappertutto. Proprio perchè abbarbicati alla “vita” (sempre che sia vita secondo i punti di vista) senza presupporne neppure l’ombra di una mezza tacca di valore.

  2. pinoscaccia
    12 December 2013

    E’ stato liberato Marcello Rizzo, l’italiano di 55 anni, rapito la scorsa settimana in Nigeria. La notizia è stata confermata dalla Farnesina.Secondo fonti locali “è in buone condizioni di salute”. Rizzo, un tecnico di origine catanese di 55 anni che lavora come project manager per la Gitto Costruzioni, società edile siciliana impegnata nella costruzione di un ponte sul Niger tra le città di Onistsha e Asaba. Rizzo da Randazzo, località della provincia di Catania.

    La prima ipotesi circolata, ma subito bocciata, era quella che Rizzo fosse stato sequestro dal Mend, il gruppo di guerriglieri attivo nella regione del Delta del Niger. E’ probabile invece che sia stato rapito da una banda criminale del luogo che punterebbe a ottenere un riscatto.

    “E’ la fine di un incubo, siamo contentissimi – ha detto Franco Amato cognato di Rizzo – . A nome della famiglia voglio ringraziare la Farnesina per il grande lavoro che ha fatto e per la vicinanza. Sono stati davvero eccezionali e noi gli siamo grati”. E dal ministero degli Esteri, poco fa, è arrivata la telefonata che ufficializzava alla famiglia la notizia. “Ha chiamato mio nipote – rivela Amato – per darci la bella notizia e adesso non vediamo l’ora di riabbracciare Marcello. Sarà un buon Natale anche noi e speriamo che lo sia per tutti”. “Grandioso, è una notizia bellissima, non lo sapevamo: adesso lo comunico agli altri”, ha detto il sindaco di Randazzo, Michele Mangione, dopo la notizia della liberazione.

    Rizzo è stato rapito al termine della propria giornata di lavoro, dopo aver lasciato il sito dove si trova la cava, lungo un tratto di strada ostruito da alcuni tronchi di alberi posti di traverso sul fondo stradale. Il commando di rapitori era composto da otto uomini tutti a volto coperto. Fra loro tre erano armati con kalashnikov e cinque di machete. L’autista di Rizzo, dopo essere stato picchiato, è stato lasciato libero e adesso si trova sotto interrogatorio.

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This entry was posted on 7 December 2013 by in africa.

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