La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Quando ho dormito nella stanza di Wagner

Per noi cronisti è sempre stato semplicemente “Le palme”. Non solo un albergo, ma il centro di tutto. Lì dentro c’era (c’è) Palermo con tutti i suoi splendori, le memorie, ma anche le miserie e i misteri. La prima volta ci dormii all’inizio del 1988, sei mesi dopo il trasferimento al Tg1. Ricordo la sensazione di ebbrezza professionale, una specie d’ingresso nell’università del giornalismo. Occuparmi di mafia, infilarmi nei segreti della cosidetta zona grigia (avevano appena ucciso Insalaco) era la consacrazione da cronista. Alle “Palme” c’erano gli incontri, le riunioni, le soffiate. Ricordo, molti anni dopo, le due settimane passate in attesa del rinvio a giudizio di Andreotti. Anche lui abitava lì, cioè anche Andreotti e cenava ogni sera nello stesso ristorante, anche se in disparte, naturalmente a un altro tavolino. Adesso, il Grand Hotel et des Palmes di Palermo chiude, dopo quasi un secolo e mezzo di storia luminosa. Tutto il mondo ha dormito in via Roma: da Oscar Wilde  a Guy de Maupassant, da Ray Charles a Guttuso, dal poeta  Raymond Roussel al boss Lucky Luciano. Fu quartier generale americano durante la seconda guerra mondiale ma anche base di un supervertice tra mafia e Cosa Nostra. Quanta storia e quante storie in quelle stanze. Come quella del barone Giuseppe Di Stefano, sepolto vivo per quarant’anni in una suite del primo piano per sfuggire a una vendetta trasversale. Raccontai la storia in televisione e la proprietà dell’albergo mi fece un grande regalo ospitandomi in una delle numerose trasferte nella stanza più ambita: quella dove soggiornò a lungo Richard Wagner scrivendo il finale di Parsifal. In uno dei tanti libroni che il leggendario barman Toni Librizzi collezionava c’è anche un mio pensiero accanto a quelli di De Chirico, Buazzelli, Coppola, Al Pacino. Chissà cosa ho scritto. Sono comunque orgoglioso di esserci.

10 comments on “Quando ho dormito nella stanza di Wagner

  1. Uaaaaa…. che post emozionante!!…

  2. Marco Alici (@MarcoAlici)
    30 November 2013

    Un monumento non può chiudere. Non deve chiudere.
    Io – ovviamente! – non ci ho dormito, ma bastava passare lì davanti, anche senza sapere cosa fosse, per capire che quello è un luogo speciale…

  3. Lucio Gialloreti
    30 November 2013

    Caro Pino , ultimamente uno dei miei figli a Palermo per alcune riprese della sua attività , mi ha descritto Palermo come una città meravigliosa ; per lui altro che Parigi!! Immagino quindi quanta storia e quante vicende in questo mitico grande Albergo che chiude , e che tu hai potuto apprezzare! Mi par di capire che scompare un capitolo di storia italiana e siciliana!

    • pinoscaccia
      30 November 2013

      Palermo è una grande capitale mediterranea. Certo, scompare un monumento importante della storia siciliana e internazionale.

      • Lucio Gialloreti
        30 November 2013

        Non avendo mai vista Palermo , pensavo ad una esagerazione di mio figlio…Non solo italiano e silcilano , ma internazionale , quindi!

      • Marco Alici (@MarcoAlici)
        1 December 2013

        Concordo. “Capitale” è esattamente come la definii io la prima volta che ci andai. L’altra cosa che mi colpì fu il netto contrasto che si respira, con monumenti alla cultura e simboli di degrado posti l’uno a ridosso dell’altro, senza soluzione di continuità.

  4. carlenrico
    2 January 2014

    L’ha ribloggato su carlenrico.

  5. Ninni
    2 January 2014

    Io ci abito a Palermo. E’ una vecchia meravigliosa signora che ha visto tempi migliori e visitandola ci si accorge di quanto e come fosse importante, il cuore del mediterraneo.

  6. Pingback: Non si può cancellare la storia | PINO SCACCIA blog

  7. Pingback: L'importanza della memoria | Il mio canto libero

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This entry was posted on 30 November 2013 by in amarcord.

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