La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Il sogno di Olivetti

Devastato pesantemente dalla bronchite, ho visto più televisione in questi dieci giorni che negli ultimi vent’anni. Così, mi è capitato di seguire la biografia di Adriano Olivetti. Sicuramente un pò romanzata ma – approfondendo la sua storia – molto simile alla realtà. Adriano Olivetti non solo è stato un grande imprenditore, ma è stato sul punto di cambiare il pianeta, o almeno la parte privilegiata, cioè il nostro mondo occidentale. Semplicemente con l’etica del lavoro. Un grande sogno: spazio alla fantasia, biblioteca, assistenza, solidarietà sociale, la fabbrica come vita. Alzo gli occhi e accarezzo con lo sguardo la mia “Lettera 22”, segno che anche i progetti più bizzarri possono riuscire e conquistare tutti. La ricetta non era difficile ma per questo rivoluzionaria: ridurre i profitti e reinvestire su tecnologia e soprattutto persone. Il rapporto che Olivetti aveva stabilito era di 1 a 50: l’imprenditore poteva guadagnare 50 volte il salario di un dipendente. Morto troppo presto l’ingegnere-poeta di Ivrea, il rapporto anche in Italia si è subito spostato a 1-30.000 e poi 1-300.000… Insomma, sono nati i “padroni” che guadagnavano da nababbi e gli “operai” a dividersi le briciole. Salvo poi portare le ricchezze all’estero. L’altro giorno in una trasmissione ho sentito un giovane imprenditore cinese in Italia che spiegava il perchè della non crisi dell’economia orientale. “Perchè i nostri profitti sono molto ridotti”. Già, ecco perchè il mondo cambia.

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17 comments on “Il sogno di Olivetti

  1. Andulka51
    5 November 2013

    I cinesi hanno tanto da insegnarci… e sono più di 1 miliardo e mezzo…

  2. marisamoles
    5 November 2013

    Infatti, la stessa sciarpa comprata in un negozio “made in Italy” a 39 euro l’ho poi vista a 10 euro in un negozio cinese. :( Capisco che a casa loro i cinesi abbiano una filosofia che permette di accontentarsi di profitti modesti, ma qui le spese, se non altro per quanto riguarda gli affitti dei locali commerciali e le bollette, sono uguali per Italiani e Cinesi. Allora mi vien da pensare che non solo i Cinesi si accontentino (e per la maggior parte per le loro attività hanno una conduzione familiare, quindi niente stipendi da pagare), ma sono soprattutto gli Italiani a voler guadagnare troppo.

    Bella la fiction su Olivetti e lui era, davvero un grande uomo. Già allora, comunque, le sue idee erano guardate con sospetto.

  3. marcellolupo
    5 November 2013

    i cinesi ? non credo proprio !!!

  4. Marco Alici (@MarcoAlici)
    5 November 2013

    Non ho la preparazione necessaria per affrontare l’argomento ma, trovo riduttivo attribuire le ragioni della crescita cinese alla differenza di profitti. Ci sono anche differenze nei costi, differenze nella qualità dei luoghi di lavoro e delle relative norme, come pure differenze del “punto di partenza” (è più facile la crescita di un’economia emergente che di un sistema già evoluto).

    Infine aggiungo come elemento di riflessione sull’industria cinese il caso Foxconn (http://punto-informatico.it/2890753/PI/News/cina-quella-fabbrica-un-inferno.aspx).

    • pinoscaccia
      5 November 2013

      Le ragioni ci saranno comunque e in piena crisi occidentale bisognerà pur cominciare a chiedersele.

  5. Walter
    5 November 2013

    E che devono insegnare i cinesi? La pena di morte o Il loro regime totalitario? Che si vive per lavorare e non viceversa? Oppure che non hanno identità personale e fanno solo parte di un tutto? Che copiare ciò che fanno gli altri è bello, tipo la Ferrari in vetroresina e cartone? O magari che i loro prodotti costano poco perché scadenti sia sul piano della qualità che della sicurezza? O magari che costano ancor meno perché gli operai che li hanno prodotti era in condizione di schiavitù?

    • pinoscaccia
      5 November 2013

      Non hanno sicuramente da insegnare niente sul piano politico e culturale, ma sicuramente sul piano economico bisognerebbe stare a sentirli se già sono di fatto “padroni” di un terzo degli Stati Uniti.

      • Walter
        5 November 2013

        Se sono padroni non certo per merito loro, ma per demerito della cosiddetta “civiltà occidentale”. Sfruttano il momento di grave crisi occidentale, propinando le loro paccottiglie prodotte da schiavi. Ovvio che costano molto meno se chi le produce prende un quinto di salario “normale” e lavora il doppio se non di più.
        Certo che c’ è la crisi, se entrando anche loro nel mercato, le materie prime (acciaio, gas, legname …) ovviamente aumentano di costo. Se erano padroni anche gli operai si doveva stare a sentirli ed imparare, ma non è così. Anche laggiù i padroni fanno oligarchia.

        Conservo gelosamente una Lettera 22 perfettamente funzionante. Non è cinese.

        • pinoscaccia
          5 November 2013

          Anche la mia. Ma evidentemente nessuno ha voluto credere al sogno di Olivetti. Preferendo un’altra via per il mondo occidentale.

        • Marco Alici (@MarcoAlici)
          5 November 2013

          Vero, ma le “paccottiglie prodotte da schiavi” le propinano perché noi le cerchiamo, credendoci furbescamente di “fare l’affare” a comprare scarpe da 10 euro e pretendendo che costino 10 euro anche le nostre. Che puntualmente finiscono per essere prodotte laggiù per poter stare sul mercato.

  6. Monique
    5 November 2013

    Ha affascinato anche me la storia di Olivetti, chissà perchè le idee “pulite” ed efficaci non fanno mai scuola…
    Quanto ai cinesi, sono vicina all’idea di Marco. E’ vero che bisognerebbe interrogarsi con onestà sulle ragioni della crisi, ma imparare dai cinesi davvero fatico a condividerlo.

  7. OLIVETTI è stato un Precursore. Una persona altissima, illuminata, uno che parlava di BELLEZZA…. nell’ambito di un’azienda, di una fabbrica, e quindi nella vita… Voi non vi rendete conto: Uno che voleva far EVOLVERE le persone anzichè sfruttarle! aiutarle ma aiutarle a crescere, a diventare autonome, in un clima di fraternità, di amore…dove il sacrificio diventa davvero fare cosa-sacra, e non pesa. Una comunità. Non quelle…insomma una vera comunità dove si lavora per se stessi e per gli altri, dove si procede per crescere insieme, senza egoismi, senza giochi di potere, dove non c’è chi “sta sopra” e chi “sta sotto”, lui sì UMANO! Poi, come ha detto qualcuno ospite di Porta a Porta – puntata che se la trovo la metto qua – “agivano proprio forze spirituali”. La Cina no, se le sogna,. O almeno se le è lasciate molto indietro millenni fa con…Confucio (come tutte le civiltà poi, che ogni tanto tentano dei revival…malriusciti). Per l’appunto il marxismo è materialista, ed è un’altra cosa. E infatti il loro comunismo/capitalismo lo vediamo. Lasciamo perdere la Cina, che sottoscrivo e condivido TUTTO quanto espresso da Walter.
    Non riesco a ricordarmi bene le parole degli ospiti di Porta a Porta – molto belli pure loro – un economista e un sociologo mi pare, e l’attrice Francesca Cavallin, intelligente e profonda, veramente brava! grande ammirazione pure per tutto ciò che ha detto lei!
    Così adesso cerco la puntata e la metterò qua (di Porta a Porta su Olivetti logicamente).
    Evviva Olivetti, il mio nuovo mito è lui…. quanto avremmo bisogno di veri Imprenditori così, anche se secondo me ci sono (ma avranno vita difficile).
    Ah e notare un certo imbarazzo di…Della Valle? mi pare che era lui…. ma mi astengo…

  8. Sì, l’umanesimo.
    Eccola, spero sia tutta intera perchè non ho la pazienza di rivederla tutta (sentite quello che dicono gli ospiti).
    …”perchè la bellezza rende migliori… e voglio una fabbrica che produca anche cultura perchè la cultura rende liberi…voglio che produca libertà e bellezza perchè saranno loro, libertà e bellezza a dirci come essere felici!”
    Adriano Olivetti

    http://www.portaaporta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-d32cbe1c-7933-4aff-a7b3-f1e3e9d75e4f.html

  9. Poi va bene che è tutto cinese ma che volete cinesizzare pure Olivetti?! buffo… ma lui è ‘marchio italiano’! ;))

  10. ceglieterrestre
    6 November 2013

    Er sor Olivetti granne Omo.
    Nun so brava a scioje sto gnommero. ‘N Itaja ce so stati tanti ciarvelli boni, ma mo li capoccioni se ne vanno pe trovà lavoro. Puro li negozzi itajani venneno articoli furestieri, la diferenza? li fanno pagà deppiù!
    Quanno vedo la pecetta furistiera nun compro.
    Ho riscoperto ‘na vecchia bottega che me sistema l’abbiti de quarche anno addietro, regà so mejo de quelli made ‘n cina, armeno so che le stoffe so bone. Mi madre diceva “Fija mia, fino a quanno da un abbito ce poi aricava un bottone, nun lo devi buttà”
    ‘N caro saluto a tutti

  11. http://video.corriere.it/d-eusanio-uomo-che-si-svegliato-coma-quella-non-vita/f1545d52-477e-11e3-b84c-522fdc351fd5

    La voce della verità, la D’Eusanio, in un mare di ipocrisia….
    e poi perchè chiedono le scuse della Rai, scusa? vige il pensiero unico? la Rai si deve scusare di cosa, di come la pensa la D’Eusanio? è cambiato qualcosa nel frattempo, che io non so, non si può più esprimere la propria libera opinione?
    e perchè tutti gli altri invece sì?
    vorrei che mi rispondessero i conduttori benpensanti e ordinariotti…..che forse è il caso tornino a trasmissioni meno impegnative tipo forum magari.

  12. Ok, partita in quarta come al solito, chiedo scusa. Diciamo che la D’Eusanio ci è andata giù con la gamba tesa, su un argomento delicatissimo, ecco. Non che “le schiere” dei crociati siano state mai tenere… – non dimentichiamoci cosa sono stati capaci di dire al Sig. Englaro – comunque vige sempre il vecchio principio, per me, che se gli altri sbagliano non è che si è autorizzati a sbagliare altrettanto… se una cosa è sbagliata lo rimane e punto. Come sempre gli argomenti (delicati) vanno affrontati più seriamente e con più tatto, anche per non fare l’effetto contrario oltretutto (per quanto capisco che ragionare con i cattolici non sia cosa facile…eh).
    Comunque ok, prese distanze, capito, rinnovate scuse per la mia partenza accelerata di cui sopra. (seriamente).

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This entry was posted on 5 November 2013 by in il segno dei tempi.

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