I negazionisti

ausch

Sono stato dentro il campo di Auschwitz esattamente ventuno anni fa, il 30 ottobre del 1992. Ricordo benissimo alcune cose che mi hanno colpito: quell’enorme contenitore con gli occhiali tolti agli internati, le baracche, i fornetti, ma soprattutto quelle camere a gas. Mi sono fermato attonito lì dentro pensando all’infamia contro persone inermi. Da buon cronista sono sempre stato diffidente su qualsiasi evento che ci tramanda la storia, sempre scritta dai vincitori, in ogni tempo. Inoltre non sono mai stato tenero con l’attuale politica israeliana, ma negare quell’eccidio frutto della follia è altrettanto criminale. Sono discorsi difficili, ma non devono esserci dubbi, ci sono troppe fonti a confermare quell’aberrazione dell’umanità. Forse non è giusto trincerarsi dopo tanti anni dietro quella strage infinita per giustificare comportamenti aggressivi, ma nessuno può permettersi di negare l’olocausto. L’ultimo in ordine di tempo, assieme a uno dei carnefici (Priebke) è stato il matematico Odifreddi, uno che sa far di conti  ma in quanto a storia meriterebbe molte lezioni. In realtà, una già gliel’ha data Calabresi, l’ottimo direttore de “La Stampa”.  E’ facile parlare della macchina del fango, gettando altro fango.

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6 thoughts on “I negazionisti

  1. Ci sono stata alcuni anni fa, durante un pellegrinaggio in Polonia. Non volevo entrarci, avevo timore di star male, poi mi avviai con gli altri. Feci tutto il percorso come un automa, cercando di non pensare a quello che vedevo. Non ricordavo più gli occhiali, ma ricordo bene i capelli e le valigie, il forno crematorio e Birkenau.
    Pensare che tutto ciò sia stato costruito apposta per inventare una memoria è pazzia.

  2. Anch’io ci sono stato una decina d’anni or sono. Oltre a quelle vetrine monotematiche che contenevano protesi, capelli ecc una cosa mi ha fatto veramente impressione. Ho avuto l’impressione che il tempo si fosse fermato per dirci che tutto questo orrore potrebbe ripetersi. Era una giornata uggiosa con pochi visitatori, camminavo lungo uno di quei vialetti ghiaiosi e ad un tratto ho sentito dei passi cadenzati dietro di me. Mi si è accapponata la pelle, pensavo che girandomi avrei visto delle SS e invece, per fortuna, erano solo due giardinieri. Suggestione, certo ma indotta dalla consapevolezza delle atrocità che vi furono perpetrate.

  3. [OT Terrorismo – Russia]: Volgograd, uno “strano” attentato kamikaze, in mezzo al nulla

    L’attentato kamikaze a Volgograd pone una seria incognita, visto il luogo in cui l’attentatrice si è fatta esplodere, lungo il tragitto di una superstrada, all’interno di un piccolo Bus di linea, con addosso mezzo chilo di tritolo. A pochi mesi dai giochi olimpici invernali di Sochi, questi attentati “anomali” fanno pensare a una mente terrorista sanguinaria intenta a testare gli effetti micidiali di determinati quantitativi d’esplosivo che potrebbero adottare nei prossimi attentati. Le intelligence internazionali investigano sul caso.

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  4. E chi è Odifreddi? Lo si conosce solo per aver tentato di trasformare la matematica in un baraccone dei divertimenti.
    E visto che per costui la storia documentata da immagini e persone, e che l Olocausto è solo una opinione, la mia e di molti altri è che Odifreddi è un coglione con i neuroni al totale sbaraglio mediatico. Che si vergogni davanti a un libro di aritmetica per dummies.

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