Roma città aperta

palazzone

Mi è capitato di rivedere “Roma città aperta” su Raitre. L’ho seguito con grande emozione, come se fosse la prima volta. Il film di Rossellini è del 1946, l’anno in cui sono nato. Ho rivisto mia nonna, ho rivisto mia madre, ho rivisto tutte le sofferenze che hanno vissuto durante quel disgraziato periodo. E non posso che ringraziarle ancora, ora che stanno in cielo, per tutto quello che hanno fatto per lasciarci un futuro decente. Ho sentito sulla pelle la loro paura, i loro sacrifici, tutto quello che mi hanno raccontato. Ho sentito la forza di proteggerci, grandi donne. La scena-clou, con la morte di Anna Magnani, è stata girata – l’ho già detto – in via Montecuccoli, proprio in quella che diventerà la mia casa, quello che tutti nel quartiere, il Prenestino, hanno sempre chiamato il Palazzone: sta proprio davanti a quella che era la mia finestra, in fondo, in mezzo agli altri palazzi. Ma l’altra sera in tv ho scoperto che si vede anche il Palazzone, in una scena con Aldo Fabrizi. Non so, quella storia l’ho sentita proprio mia, come se l’avessi realmente vissuta. Rivedere i luoghi della mia infanzia è stato uno choc. E dopo tanti anni ho provato ancora tanta rabbia per quella autentica follia che è stato il nazismo. Il film

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13 thoughts on “Roma città aperta

  1. Ho rivisto “Roma città aperta” per l’ennesima volta. Sarà stata la decima o forse l’undicesima non ricordo neanche più quante volte l’avrò vista. Lascia l’angoscia che mi ha lasciato la visione del film ‘Diaz’ quella di pensare ogni volta che non è stata una finzione scenica l’eccidio di tanta gente ma una vicenda storica che ancora oggi lascia interdetti e ci spinge a pensare “non è morire bene il problema ma vivere bene”.

  2. a me succede con il film di Nanni Loy, Le quattro giornate di Napoli. Anche lì rivedo la mia città, i posti che frequentavo ed è vero, dopo resta una rabbia per quanto è accaduto e ripenso a quelli che non ci sono più a cui dobbiamo anche le nostre vite.

  3. A me, quando in tv trasmettono “Le mura di Malapaga” (mix di neorealismo italiano e realismo francese, con Jean Gabin, oscar come miglior film straniero nel 1950), oppure “Che tempi!” con Govi, Sordi e Chiari, o “Achtung banditi” (uno dei pochi film italiani, decenti, sulla Resistenza, girato fra l’altro nel quartiere dove vivo), viene il magone, perchè vedo una Genova che non esiste più, schiacciata da una in cui i bravi cittadini protestano contro le attività portuali o se ne fregano della vendita agli stranieri, di Ansaldo Energia e Ansaldo STS, o dell’eventuale chiusura di ciò che rimane dell’ILVA.

    • ma ogni volta che rivedo Roma città aperta, oppure l’onorevole Angelina o ladri di biciclette o il generale Della Rovere, mi commuovo. Poi faccio un confronto con l’ultimo film interpretato, interamente, dalla Magnani: L’automobile, nel cui finale si vede chiaramente il decadimento morale e sociale dell’italia, rispetto alla voglia di riscatto e di rinascita, dei film neorealisti (almeno di alcuni). E allora mi sale la rabbia
      la scena di cui parlo, comincia al minuto 8.27 circa

  4. Dico la verità, ho cercato…di vederlo, anche perchè mi veniva spontaneo pure se non volevo, ma poi a un certo punto ho cambiato canale perchè troppa angoscia: io-non-ce-la-faccio. Comunque a me commuove proprio Anna Magnani…ineguagliabile vera Attrice, superba, con quello sguardo di fuoco e la sua interiorità densa di vita… quelle persone che vorresti conoscere, frequentare, vere amiche per tutta la vita. Beh, i grandi del passato..poi. Non c’è più nessuno così.

    Bello pure il film messo da Aurelianoflavio2…ed è vero, è così: già cominciava a capirsi..una decadenza morale e sociale, in parallelo alla sete di riscatto, eppure probabilmente sempre la stessa pochezza che ha permesso tutti i precedenti. E’ così.

  5. no, ora questa parola o è pericolosa… o non se ne conosce neppure il significato. Siamo alla sopravvivenza tra follia e ciarlatani.

    (non so con quale pazienza sto cercando di seguire Report….. sempre più senza parole – è che la Gabanelli affonda dritta al sodo come una spada come faccio a non seguirla! ma non ho più parole).

  6. Il sentiero della memoria | La Torre di Babele

  7. Il sentiero della memoria | Amarcord

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