La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’inferno di Nairobi

In Kenya 68 morti, 70 in Pakistan, 56 nello Yemen, 143 in Nigeria. Per non parlare dei 72 di ieri in Iraq. E’ già scoppiata la guerra globale e non ce ne siamo accorti? Tutti è legato: c’è un filo pesante che lega la Somalia, da cui provengono i terroristi, alla capitale del Kenya dove hanno colpito. Non casualmente per andare a Mogadiscio si parte da Nairobi, dove vivono parecchi esuli. E c’è un altro elemento che unisce i due Paesi africani: proprio negli slum di Nairobi sta pescando al Qaeda sfruttando la disperazione. Negli anni scorsi li ho visitati, autentici inferni nascosti dietro la facciata pulita del turismo scintillante.

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Nairobi ha almeno cinque slums, le baraccopoli, dove vive almeno un milione di persone. Korogocho non è la più grande, ma è sicuramente la peggiore, la più pericolosa.  Un inferno. C’è un posto, laggiù, che è il peggiore di tutti. Lo chiamano la cucina del diavolo. Un locale dove è racchiuso il peggio del mondo.  Per capire che posto è qui dicono: “Vado al bar a comprare l’Aids”. Pensare che per avere questi quattro pezzi di latta bisogna pagare l’affitto, ottocento scellini il mese. Almeno un miliardo di persone al mondo, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, vive in queste condizioni, una persona su sei, e fra vent’anni saranno il doppio. Gli ultimi della terra, vittime di quella che è definita l’”urbanizzazione della poverta’”.  Giriamo per le strade di Korogocho insieme a padre Daniele Mosetti. Solo perchè stiamo con lui usciamo vivi. Ci presenta un pastore protestante, Khaleb Alingo. Qui certo la religione unisce, non divide. “Prima delle anime bisogna salvare i corpi. Ed è già molto difficile. Come si può non stare insieme in un posto dove ci si accontenta delle briciole del mondo? Ogni mattina che ci si sveglia vivi è un risultato. Puoi morire per tutto, anche perchè trovi uno che ti uccide perche’ è più disperato di te”.

DSC02169E’ un mondo a se stante, Kibera, un altro slum terribile. Con le sue leggi. Il giorno prima che venissimo qui hanno ucciso un ragazzo colpevole di aver rubato. L’hanno giustiziato, lapidandolo. Quel ragazzo non mangiava da giorni. Era comunque destinato a morire.  Oggi è domenica. Sembra una domenica come tante. Il vestito della festa e la partita di calcio, fra due squadre studentesche del quartiere. L’aspetto più allucinante forse è questa idea di normalità. Chi vive nell’inferno si sente in un posto qualsiasi.I bambini sorridono, tutti sorridono. Non molto lontano da Kibera, c’e’ un altro quartiere di fango. Più piccolo,a forse più duro dove gira molta droga. E’ qui, a Karlobanghi, che mi sento veramente alla fine del tunnel. Incontro un vecchio. Mousa è un miracolo vivente perchè ha ottanta anni mentre qui al massimo si arriva a quaranta. Lo spirito è ancora forte. “Vi pare bello qui? No, è molto brutto. Ma questi signori si vogliono o no decidere a pensare a noi, a costruirci le case, a darci da mangiare, a curarci? Ma pensate che questa sia vita?”.

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This entry was posted on 22 September 2013 by in africa, guerre.

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