La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Il giorno che ha cambiato la storia del mondo

new york 11 settL’11 settembre è stato lo spartiacque. Ormai si dice soltanto il giorno, senza ricordare l’anno. Non c’è bisogno, tutti sappiamo che dodici anni fa è cambiata la storia del mondo. Niente è stato più come prima. La cosidetta guerra al terrorismo ha stravolto la nostra vita. Ho avuto il privilegio di seguire dal di dentro anche quell’evento storico che ha dato una svolta anche alla mia professione. Non più l’altalena con la cronaca italiana, che pure amavo, ma da quel momento in poi ho seguito prevalentemente la politica estera. Non è stata una scelta, ma in fondo un pò il destino. Subito dopo New York, sono andato Kabul e poi a Baghdad. La strada era segnata, sempre dietro la storia. Vissuto da vicino il trauma americano c’era da vedere l’altra faccia (non solo geografica) del pianeta. Sono stati anni difficili, pericolosi, complessi, pieni di dubbi.  Ma anni importanti che mi hanno segnato anche dentro. Oggi è il giorno del dolore e della rabbia, mi auguro soltanto che non si utilizzi l’emotività per giustificare altro odio e nuovo sangue. A livello personale, non posso non ricordare un altro appuntamento con il destino, anche se è un fatto privatissimo: esattamente due anni fa è mancata la mia adorabile “ragazza del ’19“. La madre di un inviato non poteva che scegliere un giorno come questo. [Foto: a Canal street, in fondo il cratere di Ground Zero] Webcam

Arrivo di notte nella  “grande mela” ferita e frastornata. Trovo una città ancora gelata dal dolore. L’aspetto più agghiacciante è il silenzio. Si prega anche senza parole, semplicemente stando insieme, come in Union Square, proprio a ridosso dell’apocalisse. Vado sulla prima avenue, al Bellevue hospital, dove arrivano i feriti, diventato il punto d’incontro spontaneo di chi cerca qualcuno. Cartoline, biglietti, foto, fiori: hanno costruito quello che chiamano ormai il muro della preghiera che in realtà è un grande, angosciante monumento alla speranza infinita, purtroppo spesso l’illusione di ritrovare ancora in vita i propri cari. Tanti nomi italiani alla parete del pianto: Rossetti, D’Antonio, Di Leo, Caggiano, Tipaldi, La Martira, Ulissa Micciulli che cerca la cugina Deanna Galante. Centinaia di nomi italiani. Ma non è semplice cercare, nè capire in una metropoli dove di italiani d’origine ce n’è almeno mezzo milione. La madre di Michelle Scarpetta, 26 anni, chiede aiuto: “Lei stava al 95 piano, qualcuno l’ha vista?” E chi ha visto un’altra ragazza, Giovanna Gambale detta Gennie? “Lei stava più su, al piano numero 105”. La speranza. Tra fiaccole e lacrime anche balli, di una forza struggente contro tutte le violenze. Ma soprattutto canti: disperati, che invocano la pace. Si prega per chi non c’è più ma soprattutto per chi resta. Per il futuro del mondo.  New York, settembre 2001  [Senza le due torri]

Prima di ripartire, un mese dopo, per l’Italia decido per tre giorni di andare a Boston, da dove sono partiti i due aerei carichi dell’odio dei terroristi che poi hanno frantumato le torri gemelle. Mi sono meravigliato di due aspetti che forse spiegano l’apocalisse. Primo: l’aeroporto Logan è ancora un colabrodo. Secondo: ho trovato tracce pesanti di Bin Laden dappertutto. Sono stato nella strada dove viveva la madre (la strada è tutta sua) e nel palazzo dove abitavano due fratelli. Per capirci: il nemico gli Stati Uniti l’hanno sempre avuto in casa senza saperlo. Oppure lo sapevano. Ed è tuttora l’interrogativo più inquietante.  Boston, settembre 2001

Il ricordo sbiadito dell’11 settembre, forse perchè l’America è stufa di guerre

3 comments on “Il giorno che ha cambiato la storia del mondo

  1. vincenza63
    11 September 2013

    Niente sentimentalismi. Infatti… non se ne può più.

  2. Pingback: Albino Longhi | Vita da inviato

  3. Pingback: Lo spartiacque | La Torre di Babele

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This entry was posted on 11 September 2013 by in reporter, terrorismo.

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