La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

La manipolazione arma delle guerre mediatiche

Ogni tanto qualcuno mi chiede di chiarire il senso dell’incipit: “La verità non esiste, esistono i fatti”. Intanto spiego quand’è nato: nei Balcani durante quella che si tentava di  trasformare in guerra santa. I croati accusavano i serbi di abbattere i campanili delle chiese cattoliche. Un giorno a Karlovac un vecchio mi indica la base delle macerie: c’era dinamite. Insomma i croati buttavano giù i campanili per incolpare i serbi e avere l’appoggio dell’Europa. Di esempi ne ho molti altri, fino alla Libia. Arrivavano in redazione filmatini da Bengasi: a fronte di notizie che parlavano di mille morti in un giorno non c’era neppure uno sparo (tutti morti d’infarto?) così decisi di andare giù e fu facile scoprire che al Jazeera gonfiava la repressione fino a giustificare l’intervento contro Gheddafi, a tal punto da trasformare i lavori di ristrutturazione nel cimitero di Tripoli di due anni prima in una “prova” delle fossi comuni. In Siria sta succedendo di tutto e giustamente la gente è frastornata perchè sono entrati in ballo i grandi mezzi di informazione ad accreditare i tranelli, spesso addirittura puerili. E’ di ieri il video del New York Times sull’esecuzione di sette soldati dell’esercito di Assad da parte dei ribelli. Le immagini sono datate  “aprile 2013”: peccato che Amedeo Ricucci le aveva già mandate in onda sulla Rai il 4 dicembre 2012. Ma  assolutamente clamoroso è l’ultimo “infortunio” giornalistico che coinvolge tutta la grande stampa internazionale. La Bbc, la famosa Bbc una volta presa ad esempio come la testata più credibile, lancia una foto drammatica ricevuta (dice) da attivisti siriani. Si tratta delle distesa di cadaveri, tra cui molti bambini, come prova del terribile attacco con le armi chimiche dell’esercito di Assad. Fa il giro del mondo e diventa quasi la “pistola fumante” che giustificherebbe una “lezione” al regime. Ma quella foto è un falso. Non c’entra la Siria, non c’entra Hula, non c’entra Assad, è un’immagine vecchia e lontana sia cronologicamente che geograficamente. E’ stata scattata dal fotografo italiano Marco di Lauro addirittura dieci anni fa, il 27 marzo 2003, in Iraq in una cittadina (Mujayyib) a quaranta chilometri da Baghdad. A questo punto come si fa a capire quello che succede realmente in Siria, come si fa soprattutto a puntare su certi documenti per scatenare la terza guerra mondiale? Fatti, non parole.

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Molti, nel mondo, avevano sperato che con Obama gli Stati Uniti accettassero di essere una Nazione “normale”, potente ma normale, autorevole ma normale; ovvero una Nazione tra altre Nazioni, in grado di guardare agli altri popoli percependone varietà e complicazione, e persino considerando l’esistenza dell’Onu non come un fastidio burocratico, ma come un’occasione politica, un luogo nel quale confrontarsi e dal quale ricevere (o non ricevere) mandati un poco più collegiali di quanto viene deciso dalla sola Casa Bianca o dal Congresso americano. E lo storico discorso di Obama al Cairo nel 2009 («la democrazia non si può imporre») aveva confermato questa speranza. Ma evidentemente avevamo capito male. Chiunque governi gli Stati Uniti si sente investito, prima o poi, di una sorta di supervisione planetaria, che lo autorizza a intervenire con le armi (con l’inglesino di turno al seguito) per ristabilire ordine o punire crimini (come in Siria). I risultati sono in genere catastrofici sotto il profilo politico e anche sotto quello umanitario, vedi l’Iraq dopo Saddam, terra di sangue e di caos. Ma deve scattare qualcosa di pavloviano, e di irresistibilmente megalomane, quando ci si siede su quella poltrona. Michele Serra  L’impegno del Papa per la pace  L’irritazione americana con l’Italia

obama-diritto-alla-guerra1Reportage dal quartiere delle armi chimiche. (…) Ora siamo sulla primissima linea. Nell’aria c’è lezzo di cadavere. Una trincea di terra smossa si congiunge a un rudere sforacchiato dai colpi, collegato a sua volta alle cantine di altre macerie. Scivoliamo in quell’antro, strisciamo verso alcune feritoie. Abu Abib tende il dito verso un palazzone sventrato. «Sono là dentro, è la loro ultima tana». Saranno duecento metri anche meno. Abu Abib ti guarda e sorride. «Ora hai capito come combattiamo qui? Voi giornalisti e le vostre balle delle armi chimiche mi fate ridere. Pensi che se usassi i gas per snidarli da quei palazzi me la caverei? Moriremmo noi e loro. Ma noi non vogliamo morire, vogliamo solo buttarli fuori di lì…e per farlo ci bastano le armi che usiamo ogni giorno. Ci bastano e ci avanzano. Fino a due mesi fa avevamo l’ordine di non attaccare, di creare una barriera per difendere Damasco e impedir loro di minacciare il centro. Ma poi gli ordini sono cambiati e in poche settimane abbiamo riconquistato gran parte di Jobar. Se avessimo voluto usare le armi chimiche lo avremmo fatto all’inizio dell’offensiva. La verità è che qui le armi chimiche non servono a nulla. Qui bastano un po’ di coraggio e i nostri kalashnikov». segue Gian Micalessin  EVITARE UNA GUERRA GLOBALE

Iran-Israele. prove di disgelo  Quei sorrisi di plastica   Glaciale il rapporto tra Obama e Putin  Lo sfarzo

16 comments on “La manipolazione arma delle guerre mediatiche

  1. Sergio Marchi Bisogni
    6 September 2013

    Nell’era di Facebook, è diventato sin troppo facile manipolare l’opinione pubblica. Dai grandi fatti, Vedi questo, ai piccoli fatti interni tutti oggi sono in grado di inventare o modificare una notizia ma nessuno si prende poi la briga di verificarne la veridicità di essa. Si legge una “notizia” ci si indegna e si registra per vera. Figuriamoci quando le fonti della notizia sono testate che uno dovrebbe prendere per autorevoli. E’ forse arrivato il momento di sviluppare un wikigironale dove tutti possono scrivere e tutti possono smentire, quanto meno per venire incontro al vecchio adagio che la verità spesso sta nel mezzo.

    • pinoscaccia
      6 September 2013

      Sì, buonanotte: tutti possono scrivere… Il problema è proprio questo: che tutti scrivono. Vale invece la vecchia regola: bisogna seguire solo i testimoni diretti. Cioè i reporter che vanno sul posto.

      • Secessionista
        6 September 2013

        Sono d’accordo. Un tempo infatti i giornalisti si guadagnavano la stima dei lettori indagando in prima persona sui fatti. Oggi mi capita sempre più spesso di leggere cose riportare di quarta mano, scritte oltretutto in italiano scorretto, il che dimostra che questi presunti giornalisti non conoscono neppure l’abc del proprio lavoro. Anche se qualche volta non condivido ciò che scrivi, tu almeno il tuo mestiere lo sai fare bene (laddove la parola bene include anche una grossa dose di coraggio).

        • pinoscaccia
          6 September 2013

          Ti ringrazio. Io non ho mai cercato consensi, ma semplicemente raccontato quello che vedevo: il mestiere del reporter è (era) questo. Ormai il lavoro del testimone è quasi sparito.

  2. pinoscaccia
    6 September 2013

    C’è solo un sistema per avvicinarsi alla verità, per cercare di capire: leggere le fonti dirette, cioè di chi sta sugli eventi, senza il paraocchi degli schieramenti. Segnalo oggi un reportage di Gian Micalessin. Non sono d’accordo con lui su tante questioni, ma so che è un reporter serio e documentato. Leggete.

  3. Silvio Torre
    6 September 2013
  4. paolo dinucci
    6 September 2013

    si credo proprio che siano rimasti due tipi di giornalista: il giornalista che scrive quello che gli viene ordinato di scrivere e l’altro che non scrive niente perché ha paura di scrivere.

    • pinoscaccia
      6 September 2013

      Questi due tipi ci sono sempre stati. Purtroppo sta finendo il terzo tipo: quelli che scrivono liberamente quello che vedono. Pochi ma ancora ci sono.

      • paolo dinucci
        8 September 2013

        lei ne conosce qualcuno di questi “pochi”?

        • pinoscaccia
          8 September 2013

          Io non faccio come gli americani con la lista dei buoni e dei cattivi. Ci sono.

  5. senzanord
    6 September 2013

    Quando l’opinione pubblica avrà consolidato, con apatia, la convinzione che i media, di tutti i generi, non sono attendibili, i governi “democratici” smetteranno definitivamente di cercare il consenso popolare, e agiranno secondo convenienza (loro) ancora più liberamente. I voti si possono ottenere comprandoli, con diverse monete.
    Quasi nessuno, oggi, ha fame di conoscere i fatti, perché questi non colpiscono più le coscienze. I Pino Scaccia sono in estinzione, perché in estinzione sono, ahimè, i loro lettori.

  6. E comunque si sorvola tranquillamente invece sull’altrettanta manipolazione popolare. Tutto è diventato di una violenza tale da esserne assuefatti, quand’anche accondiscendenti. “Insomma i croati buttavano giù i campanili per incolpare i serbi e avere l’appoggio dell’Europa.” (…) Questo furioso sgomitare è in cerca invece di indulgenze. Forse i lettori sono stufi di leggere quello che conoscono già: un mondo che va avanti a sopraffazioni in corrispondenza col mondo animale per la conservazione della specie. Tutto qua.

    (e tanto costoro agiscono comunque senza il consenso popolare – non ho capito perchè pretendano pure il voto elettorale – I “fatti” ci hanno inaridito al punto le coscienze che forse è preferibile non interpretarli o, per meglio dire, dopo averli ‘interpretati’, rivolgersi altrove. (specie quando si è completamente impotenti per cambiarli).

    Preferisco pensare al rigorosamente anonimo…”angelo di Milano”. L’unico vero Essere Umano in mezzo a una manica di deficienti… universali.
    (ecco la marisela può avere un esempio…sicuramente non presente alle sue festicciuole ;))

  7. Tant’è che anche con Michele Serra sono d’accordo a metà: comunque anche la megalomania americana è una vecchia storia… ridotta a metà. Perchè, gli arabi sono forse diversi? Arabi e americani amano il denaro più di ogni altra cosa alla stessa identica maniera. E basta con sto “paese normale”! ma perchè “noi” siamo normali?… in arabia saudita sono normali, in libia sono normali, in cina in india sono normali? cos’è la normalità, ovvero la norma? agire per imbarazzanti alleanze e sopraffazioni? allora sono tutti…perfettamente “normali”.

  8. Marinella Brasili
    7 September 2013

    Eccomi!! da ora sono legata a doppio nodo a questo blog..

  9. Già, “l’anima non ha nazionalità”
    preso da facebook

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/camionista_eroe_bimba_salvata_piange_lacrime/notizie/323477.shtml

    (è rimasto umano, come ha detto qualcuno)

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This entry was posted on 6 September 2013 by in guerra & pace, siria.

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