La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

La rivolta delle piramidi

Mi ha chiamato Rami Isufi, proprietario dell’hotel Bologna a Valona, in Albania. Sta in Italia per il matrimonio di un parente. Sono le amicizie forti perchè nate in momenti difficili. Ma anche il passato (lungo, intenso) che ritorna. Anche se adesso l’inferno è quasi un paradiso.

valona

In Albania nel 1997 scoppia la cosidetta rivolta delle piramidi. Tento di entrare dalla Grecia. Se ci ripenso, forse è stato in assoluto il più grande azzardo della mia vita pericolosa. Vado solo, cioè senza operatore. L’appuntamento è a Patrasso: mi aspetta Costas Papadopulos, mitico operatore del Tg1 rientrato nella sua Grecia dopo la pensione (avevo appena fatto in tempo a lavorarci a Roma e mi aveva insegnato molto). Incontro Costas a Patrasso e mi affida a un operatore più giovane per andare al confine con l’Albania. Stiamo qualche giorno alla frontiera, a Kakavia. Poi decido di entrare. L’operatore greco non può o non se la sente, così entro da solo. I doganieri greci mi aprono il cancello: dall’altra parte il posto di confine è abbandonato, non c’è nessuno. Mi richiudono la porta: ormai sono solo con me stesso. Ho parecchia attrezzatura e anche molti soldi addosso. Subito dopo il cancello ci sono quattro taxi albanesi. Mi aspettano con l’aria dei corvi (almeno a me pare). Ne prendo uno, sono spaventatissimo. Sulla strada per Girocastro sono agitato, ogni auto che ci segue mi fa battere il cuore. Poi il tassista si ferma in un villaggio, lascia l’auto dentro un mercato, scende e mi lascia solo. Non vi dico i pensieri, mi rendo conto che sto completamente in mano loro. E non bisogna dimenticare che proprio al sud era scoppiata la rivolta. Finalmente il tassista si rifà vivo e mi presenta un ragazzo, sarà lui a portarmi a Girocastro. Riprendiamo la strada, lui sembra divertirsi, cerca di fare amicizia con le uniche parole che conosce in italiano, cioè i nomi dei calciatori, soprattutto ne conosce uno: Paolo Rossi. Benedetto il calcio che stempera la tensione. Arriviamo finalmente a Girocastro e mi presenta al capo dei ribelli che è un magistrato: è circondato dalla scorta. Mi buttano un kalashnikov: “ti può servire”. Per carità.

Il giorno dopo chiedo di andare a Valona. Non capiscono, allora ho un lampo: “Vlora, Vlora, capito?” Mi fanno aspettare due giorni. Non sto con le mani in mano, comincio a raccontare la rivolta dal di dentro con il telefono satellitare (uno dei primi). Ma non ho le immagni: un operatore mi aspetta proprio a Valona. Se a Girocastro c’era sicuramente un’atmosfera surriscaldata, a Valona c’è proprio la guerra. Carcasse d’auto messe come barricate, incendi al porto, tutti armati, scoppi a ripetizione. Mi portano nella sede del comitato dei ribelli. C’è l’operatore in appalto che mi aspetta. Ci fanno assistere a una riunione, la cosa incredibile è che mi conoscono. Si vede solo Raiuno, avevano sentito i servizi e in un certo mi aspettavano. Divento praticamente la voce dei ribelli, perché a Tirana non danno una notizia della rivolta e gli albanesi la conoscono ormai solo attraverso la televisione italiana (il Paese è povero, ma su ogni casa c’è una parabola). Ricordo bene c’è un’intervista con Zani, il capo dei ribelli o almeno quello che si sentiva il leader della rivoluzione. Attraverso una selva di kalashnikov puntati alla tempia riesco un giorno ad avvicinarlo. Sta trattando con una tv greca, quelli gli offrono stecche di sigarette, appena mi vede li manda via. Mi sorprende: “Tu ieri sera hai detto che io ho trecento uomini. No, ne ho cinquecento”. Incredibile, conosceva a memoria il testo. Vabbè, si fa presto a correggere gli dico con un sorriso invitante. Vuole regalarmi a tutti i costi una stecca di sigarette, mentendo spudoratamente: grazie, non fumo. Allora comincia, con le minacce. “Io potrei far saltare in aria l’Italia. Sai che ho minato tutta la costa pugliese?” Gli spiego che quelle cose non posso mandarle in onda, è intelligente e capisce che deve cambiare tono. Così, nell’intervista esclusiva poi trasmessa, chiede aiuto agli italiani, devono aiutare “i veri albanesi” (cioè quelli di Valona) a liberarsi di Berisha, il dittatore. Sicuramente sono stati traditi da Berisha, ma Valona è sempre stata una Repubblica a se stante, dedita solo agli affari (di tutti i tipi). Come avrebbero sennò tutti quei ragazzini a investire nelle “piramidi” anche trecento milioni di lire? Lo scopro il giorno dopo quando dalla veranda dell’hotel Bologna intervisto l’unico magistrato di Valona mentre alle sue spalle i gommoni caricano tranquillamente disperati.

girocastroDopo almeno un mese decido di salire a Tirana. Non è così semplice, intanto per le strade che sono a livello medioevale, e poi perché mica posso andare con un’auto targata Valona. Così assisto a un meccanismo che poi diventerà familiare. Il cambio auto avviene a Fier, posto durissimo. Lì prendo un’auto targata Tirana e proseguo. L’autista ha fretta, teme il buio tornando indietro, mi lascia quasi di corsa sotto l’hotel Tirana, arraffa quella montagna di dollari promessi per il…passaggio, e va via sgommando.  La storia della rivolta è lunga e complicata, l’ho seguita per anni e non è facile scanzionare le date. Ho troppi flashes per ordinarli in maniera organica. Ricordo i carri armati in piazza Skandenberg, le nostre fughe durante il coprifuoco per andare a mangiare gli spaghetti da Carmelo, gli squadroni di Berisha che rubavano telecamere a tutte le tv straniere, e poi tutti i ritorni a Valona, un andirivieni faticoso e pericoloso con l’incubo delle rapine. Poi l’arrivo dei militari italiani, le cene con i marò del battaglione San Marco, la città divisa spesso in due tanto che il mitico colonnello Gianfranco Scalas (padre di tutti i p.i.) ci mandò addirittura i carri armati come scorta.

A un certo punto la rivolta finì, anche per l’intervento dell’Italia. A Valona arrivò Prodi (presidente del consiglio) e nella scorta sapete chi c’era? Zani, il bandito. Ma dopo la caduta di Berisha cambiò tutto: i ribelli visti con il kalashnikov me li ritrovai in posti di comando, chi deputato con Fatos Nano, chi direttore dell’aeroporto. E il proprietario dell’hotel Bologna, Rami Isufi, da capo degli scafisti a imprenditore rispettato. Qualche problemino lo ebbe con la “missione Arcobaleno”. Si rese latitante, ma la vecchia amicizia mi procurò un’intervista a sorpresa. Fu lui a chiamarmi a Roma: mi invitò a casa, tornai di corsa a Valona. Blindatissimo, la parola d’ordine per superare gli “ostacoli” era semplicemente il mio nome, mi aspettava. Quando me lo trovai di fronte era infuriato con i giudici italiani. Raccolsi il suo sfogo e mi ringraziò. Mi telefonò ancora qualche tempo dopo, risolti i problemi giudiziari e mi invitò ancora, da turista. Valona in effetti era trasformata, con alberghi a cinque stelle, gli scafisti avevano cambiato rotta.Di Zani non so. Le ultime notizie lo danno condannato all’ergastolo, ma non si dove sta.

Sono tornato molte altre volte in Albania, anche di recente. E’ trasformata, soprattutto Tirana. Adesso è una città piena di colori e di voglia di vivere. Anche se al nord, a Skutari, c’è ancora la “legge del Kanun” che risale al medioevo, con centinaia di ragazzi sepolti vivi. Contraddizioni di un popolo balcanico che vuole entrare in Europa. Certamente non c’è più quello che chiamano “enderr e madhe”, il grande sogno che nel 1991 portò in Italia quindicimila albanesi in una volta sola. Allora scappavano, ora tornano a casa.

9 comments on “La rivolta delle piramidi

  1. Walter
    2 September 2013

    – Una vita da inviato –
    Si vuole … anzi, si pretende il libro.

    • pinoscaccia
      2 September 2013

      adesso ho un agente letterario: dice che non funzionerebbe….

  2. albertotuf
    2 September 2013

    Recentemente l’ho vista in un vecchissimo servizio per la Domenica Sportiva, un Ascoli-Fiorentina del 1983 (se non ricordo male) e ancora di più è montata la speranza di riuscire a fare un percorso simile al suo. Tanta ammirazione, davvero.

  3. http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/?id=3.1.297244118

    Bravo! Ha capito che è liberissimo di credere e pensare esattamente ciò che preferisce… purchè si rispetti la legge. Dunque resta solo da spiegargli che la violenza è un atto criminale, oltre che incivile, che va contro la legge. Ma già è un bel passo avanti aver capito la premessa di cui sopra! dico sul serio.

  4. GiorgiusGam
    5 September 2013

    [OT Oltre la Rete]: L’Adriatico non è più il mare calmo di una volta, o quasi

    Ogni tanto capita di dare una sbirciatina nell’assurdo (per ora) sito del “Sismografo Umano” – Secondo le sue previsioni, la sfiga avvertita (da lui) il 03/09 scorso (previsione Magnitudo superiore a 4.0) dovrebbe verificarsi al largo di Ancona entro la finestra del 6 settembre…

    MORE: http://bit.ly/1dSev2o

  5. La rivolta del senso estetico – OT – : letto su facebook! quella marisela sta diventando davvero imbarazzante…per la volgarità. – pure con pretese di “cultura (?!) Ora ricordo chi era quella a cui riferivo questo commento tanto tempo fa!

    questo: (a proposito di Pippa Middleton, e non che abbia simpatia neanche per la famiglia reale, con tutto rispetto…questo sempre ;))

    “Se ne esce non so chi… perchè non sono sicura del nome, mi pare una bellissima ‘nobildonna’ ospite a Porta a Porta, che criticandone l’abbronzatura esattamente dice: “forse avrà voluto ricordare il padre che lavorava in miniera”.
    C’è solo un “ma”: alla “nobildonna” sfiora l’idea che si perde l’opportunità di incontri di valore? perchè una persona veramente di valore… e con un certo spessore rimane impietrita dinanzi a tanta volgarità e piccineria, e volge completamente altrove… i propri interessi.

    A presa diretta c’è stata l’ennesima gaffe di conferma.

  6. Pingback: La storia di Edgar | PINO SCACCIA blog

  7. Pingback: Il mio piccolo scugnizzo albanese | PINO SCACCIA blog

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This entry was posted on 2 September 2013 by in albania.

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