La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’affare kazako, una vergogna italiana

ALMA

Ogni giorno che passa quello che è stato ormai definito “l’affare kazako” dimostra l’incredibile incapacità (o, peggio, la cosciente sudditanza) delle autorità italiane. Il Viminale a disposizione di un dittatore straniero per deportare una donna e la figlia, la Farnesina complice (se inconsapevole è pure peggio) di un atto di rara disumanità. Un caso già stigmatizzato dall’Onu. Come al solito, ci sono di mezzo gli affari: e quelli con il ricchissimo Kazakistan sono giganteschi e antichi, fin dai tempi di Prodi e poi proseguiti sotto il governo Berlusconi, ma non giustificano certo una vergogna del genere. Naturalmente adesso dall’ex repubblica sovietica arrivano le accuse per Ablyazov, il dissidente marito di Alma, dicono che è solo un ladro, respingono le accuse di dittatura, ma per capire il Kazakistan e conoscere i contorni del regime basta leggere con attenzione il dossier che ho pubblicato su Professione Reporter.  La libertà di stampa, e dunque di dissenso, non esiste, tanto che il Paese è al 160 posto su 179 Paesi come libera informazione. 

23 comments on “L’affare kazako, una vergogna italiana

  1. pinoscaccia
    19 July 2013

    Ennio Remondino
    Italia-Kazakistan: non solo dissidenti ma anche armi.
    Lo denuncia l’osservatorio Permanente Armi Leggere di Brescia. Scopriamo che lo scorso anno il governo italiano ha autorizzato esportazioni di armi ad uso militare verso quel paese. 40 fucili d’assalto 7,62x39mm Nato e 40 lanciagranate cal. 40mm con 1000 granate dello stesso tipo, 3 pistole semiautomatiche PX4 Storm con silenziatori.
    Ci sono poi le cosiddette “armi civili” da Brescia verso il Kazakistan. Valore 600 mila euro nel 2011. Fucili a pompa per la polizia sono armi civili? Forse per la caccia al dissidente. Carina anche la fornitura di 1.119 fucili automatici mod. SCP 70/90 cal.5,56x45mm all’Egitto e 2.333 pistole mitragliatrici cal. 9x19mm all’India, in aggiunta ai due marò.

  2. carlenrico
    19 July 2013

    cosa imopedisce al governo italiano di andare a riprendere le due donne e riportarle in Italia?

    • pinoscaccia
      19 July 2013

      seee, adesso con il cavolo che le restituiscono: sono cittadine kazake

      • carlenrico
        19 July 2013

        E QUEL CHE IMMAGINAVO E CHE TEMEVO, QUINDI CHIEDO SOLO CHE IL GOVERNO SMETTA LE IPOCRISIE, DICA DI AVERE SBAGLIATO SENZA ARRAMPICARSI SUGLI SPECCHI CON COMPORTAMENTI FUORVIATI CHE DIMOSTRANO SOLO L’ INUTILITA’ DI QUESTO GOVERNO

  3. ceglieterrestre
    19 July 2013

    Ciao
    Gabbià, pe capicce quarcosa, me so letta tutte le scritte azzure. Mo ciò più confusione de prima. ‘Na cosa ho capito che sta cratura de sei anni co la madre so state portate via co la forza. Ma indove semo finiti drento un mare de cacca?

  4. paolo dinucci
    20 July 2013

    ha visto di cosa é capace il ministero degli esteri (e altri) cosa le avevo detto? quando il governo bulgaro ha fatto rapire mia figlia se avessi contato sul ministero degli esteri italiano sarebbe stata da tempo morta e sepolta. se vuole le posso far vedere le lettere che ho ricevuto perché si renda conto della totale inconsiderazione nella quale é tenuto il ministero degli affari esteri italiano da parte dei paesi stranieri.

  5. GiorgiusGam
    21 July 2013

    Petrolio e gas: preistoria di un’amicizia interessata (tra Italia e Kazakistan)

    Il “caso Shalabayeva” deve fare i conti con gli interessi economici e politici intricati e stratificati di quel “sistema Italia” che vede negli accordi per lo sfruttamento energetico nel Caspio la propria punta di diamante…

    MORE: http://tinyurl.com/mllfqta

  6. senzanord
    21 July 2013

    Questo paese è morto.
    Non siamo capaci di:
    – ottenere l’estradizione dei terroristi italiani che si trovano all’estero
    – ottenere il rimpatrio dei nostri militari ingiustamente reclusi all’estero
    – trattenere nei nostri confini persone che hanno diritto all’asilo politico
    Un Ministro della Repubblica che, di fronte a un danno così grave come quello del caso Shalabayeva, a prescindere dall’avvenuta comunicazione alla sua persona, non sente il dovere di dimettersi, come non si è dimesso il precedente Ministro della Difesa per il caso dei militari restituiti all’India come quarti di bue.
    L’Italia, privata di moneta, di capacità produttiva, di politica estera, in mano alla ndrangheta, alla camorra, alla mafia, è una scatola vuota.

  7. senzanord
    21 July 2013

    …forse, e lo dico con tristezza, i vecchi democristiani, i vecchi Agnelli, i Cuccia, pur nell’esercizio del potere fatto di chissà quanti abusi e compromessi segreti, hanno saputo mostrare al mondo un paese con una propria identità, un paese con il quale, tutto sommato, bisognava fare i conti. Essi erano dotati almeno di una statura intellettuale degna di confronto con gli omologhi stranieri.
    E oggi? Tanti omini inferiori alla media. Tristezza. E vergogna.

    • Vero. Cuccia ancora se lo litigavano letteralmente a 80 anni.

    • Walter
      23 July 2013

      Già, solo che oggi ci ritroviamo a pagare i debiti creati dai “Signori” elencati sopra. E’ grazie alla loro spregiudicatezza e al loro cinismo che l’ Italia si ritrova con un debito pubblico che, per cancellarlo, ci vogliono le ruspe con le pale al diamante. Si concorda in pieno sulla morte del Belpaese. Una prece.

      • Twiggy (la rivoluzione estetica)
        24 July 2013

        se è per questo è da molto prima ancora!…
        Si potrebbe cambiare il titolo del post così: “Lo scandalo della banca romana, una vergogna italiana” : tanto la sostanza è sempre la stessa

        • Quella di senzanord (e di tanti altri) forse è nostalgia.
          Ma certo la pochezza è sempre esistita.
          Finchè Roma è stata una repubblica era ancora pulita forse, ma con l’avvento dell’impero è finita in decadenza, come tutti i grandi imperi. Del resto che altro aspettarsi se il fine comune è solo un benessere materiale di denaro e potere.
          Adriano col Pantheon passava per l’imperatore più democratico e aperto ad ogni culto… ma in realtà perchè?
          perchè liberi di adorare chi volevano tanto al di sopra di tutti gli dei c’era lui…. l’imperatore rivestito di divinità. E allora queste iniziazioni, ma senza essere pronti con un supporto morale, che li portavano alla pazzia. E la successiva decadenza.
          Già, si ripete sempre tutto, a ondate cicliche – ora pure c’è la calata dei barbari – ma soprattutto qualche bagliore tipo quel trentennio felice ’60/’80 finisce sempre. In regressione involuzione e decadenza, come se non fosse neanche esistito! Incredibile. Evidentemente…continuiamo a sbagliare strada, che altro pensare.

  8. ahahahah! :)))
    “La metà di ciò che scriviamo è dannosa, l’altra metà è inutile”.
    [Henry Becque]
    io la prendo proprio alla lettera, è esattamente così!!

  9. senzanord
    23 July 2013

    direi 5% e 95%

    • Twiggy (la rivoluzione estetica)
      23 July 2013

      :)) menomale

  10. ceglieterrestre
    23 July 2013

    Ciao Sissi e senzanord: “La metà di ciò che scriviamo è dannosa, l’altra metà è inutile”.
    Io pe sta frase der sor Henry la penzo così.
    Sta frase me pare troppo corta, eppoi nun me piace.
    Nisconne rabbia drento! Seconno me, pe avè scritto sta frase era incazzato co quarchiduno. Pe li tempi de allora st’omo rivoluzzionario, scriveva pe er pubbrico cio che nun voleva e nun era accettato. Allora er sor Henry se vennicava a scrive ste frasi. Sinnò epperché scriveva?

    • Twiggy (la rivoluzione estetica)
      23 July 2013

      ciao Ceglie, avevo letto anche te su facebook ;))

  11. ceglieterrestre
    23 July 2013

    Eppoi nun me pronuncio pe commento pe er caso “L’affare kazako…” troppo giro er ricconto. Ciè l’odore de le solite sorfe. Se scrive, se parla epppoi tutto finisce a tarallucci e vino. Tra quarche mese nun se sente nemmanco più l’odore de sta storiaccia.

  12. senzanord
    23 July 2013

    Comunque, rientrando nel tema, vorrei fare la classica operazione 2+2.

    1. Il funzionario del Ministero degli interni avvisa per tempo il Ministro. Chi ha pratica di queste cose sà che non può
    esserci stata omissione.
    2. Il Ministro, preoccupato, chiama subito il suo capo di partito e dice: che devo fare?
    3. Il capo fa mente locale, si sente col suo vecchio amico Scaroni, e questo gli dice: sei pazzo? in kazak ci siamo
    dentro fino al collo!
    4. Il capo richiama lo scagnozzo/Ministro e ordina: se non hai ricevuto un rapporto scritto fai finta di niente!
    5. L’ amico di sinistra(?) di sempre, D’Alema, conferma: “certo, se il ministro non lo sapeva…”
    6. Pragmatismo: manteniamo i rapporti commerciali di Eni(Banca Depositi e Prestiti, Ministero del Tesoro, etc…), al
    piccolo prezzo di un bravo funzionario silurato. E la credibilità nazionale no? No, per fortuna quella l’abbiamo
    perduta tanto tempo fa.

  13. senzanord
    23 July 2013

    Fonte: http://WWW.Altreconomia.it

    Quando, nell’agosto del 2007, il governo kazako ha avviato la rinegoziazione degli accordi di sfruttamento del mega giacimento di Kashagan (assegnato a un consorzio di giganti del petrolio guidato da Eni, i cui costi complessivi sono stati stimati lo scorso anno a 187 miliardi di dollari), si sono mossi tutti i livelli della diplomazia europea e nazionale per evitare che il giacimento passasse in mano russa o cinese. Dimenticando l’evidenza delle reali violazioni ambientali e dei diritti umani documentate da diverse organizzazioni della società civile internazionale recatesi nel paese (tra cui la Campagna per la riforma della Banca mondiale) il focus europeo e italiano è stato quello di tutelare gli interessi dell’azienda italiana (per l’appunto l’Eni).
    Nell’ottobre 2007, Romano Prodi e Emma Bonino (allora ministro del Commercio con l’Estero) hanno guidato una delegazione di oltre 200 industriali italiani, partecipando al Forum economico Italia-Kazakistan ad Astana, organizzato assieme ad Abi e Confindustria. A margine dell’evento hanno “visitato” assieme a Paolo Scaroni (anche allora ad Eni) il giacimento di Kashagan. L’Italia ha sostenuto l’entrata del Kazakistan nell’organizzazione mondiale del commercio e la candidatura del paese alla presidenza Osce, mentre, durante il governo Berlusconi, ha firmato in un sol colpo 14 accordi economici bilaterali con il paese. Il tutto in occasione della visita a Roma di Nazarbayev, che Berlusconi definì “un caro amico”.

  14. senzanord
    23 July 2013

    Fonte: http://www.informarexresistere.fr/

    Lo Spiegel International punta i riflettori sui rapporti tra i due, rivelando che l’ex premier è membro dell’Intenarnational Advisory Board del leader kazako. Risale invece al 23 maggio l’ultima visita dell’ex leader dell’Ulivo nel Paese, dove dal 2011 è tornato tre volte l’anno

    Kazakistan, “Prodi riceve uno stipendio milionario dal dittatore Nazarbayev”

    Silvio Berlusconi non è l’unico politico italiano ad avere rapporti con Nursultan Nazarbayev. Un articolo pubblicato a marzo da Spiegel International punta i riflettori sul legame tra l’ex premierRomano Prodi e il dittatore kazako. “Per essere un tiranno, il signore del Kazakistan ha a sua disposizione alcuni insoliti sostenitori: gli ex cancellieri tedesco e austriaco Gerhard Schröder e Alfred Gusenbauer, gli ex primi ministri britannico e italiano Tony Blair e Romano Prodi, così come l’ex presidente polacco Aleksander Kwaniewski e l’ex ministro degli interni tedesco Otto Schily”, afferma il quotidiano, ricordando che “tutti costoro sono membri nei loro Paesi di partiti socialdemocratici”.

    Gusenbauer, Kwaniewski e Prodi, prosegue lo Spiegel, “sono ufficialmente membri dell’Intenarnational Advisory Board di Nazarbayev. Si incontrano diverse volte ogni anno, nella più recente occasione due settimane fa (quindi all’inizio di marzo, ndr) nella capitale kazaka Astana, e ciascuno di loro percepisce onorari annuali che raggiungono le sette cifre”. Secondo la stampa britannica, l’ex primo ministro britannico Blair, pure lui advisor, “riceve ogni anno compensi che possono arrivare a 9 milioni di euro (11,7 milioni di dollari)”.

    Fonte: http://www.dagospia.com

    Vincenzo Nigro per “La Repubblica”
    Il nostro ministero degli Esteri venne avvisato il 31 maggio da una Ong della gravità del caso Shalabayeva. Emma Bonino lo ha detto: «Sono stata avvertita da una Ong e poi abbiamo fatto i nostri controlli ». Ma non ci fu solo quell’allerta indicata dal ministro degli Esteri: il 4 giugno un’altra organizzazione non governativa, il Consiglio italiano per i Rifugiati, scriveva una mail alla Farnesina per informare il ministero del caso e per scuotere la diplomazia italiana. Una mail circostanziata e pesante. A cui però nessuno dalla Farnesina ha mai risposto. Soltanto un mese e mezzo dopo il governo ha fatto il primo passo favorevole alla moglie del dissidente kazako: la revoca del decreto di espulsione.

  15. Pingback: Kazakistan |

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