Verso la terza guerra mondiale?

Non c’è solo un bilancio di morti e feriti spaventoso, con circa 93 mila persone che hanno perso la vita. Non c’è solo l’orrore di cui tutti i giorni ci arriva un’eco che percepiamo ancora lontana ma che è sempre più forte, più inquietante, più brutale. Perché quello che sta accadendo in Siria è ben più di una guerra civile o di una protesta di popolo. In Siria non è come è stato in Tunisia, o in Egitto, o in Iraq. Qui non si può più parlare di Primavera araba. Nel Paese si stanno concentrando decenni e decenni di scontri culturali, teologici, territoriali che sono alla base di tutte le pene storiche del Medio Oriente. Sunniti da una parte, sciiti dall’altra. Una spaccatura che si è aperta addirittura nel 632, con la morte di Maometto e che si è allargata nel 680, con l’uccisione del nipote di Ali, capo degli sciiti e a sua volta nipote del profeta. Da allora per il Medio Oriente non c’è stata più pace. La Siria in questo eterno conflitto rappresenta un terreno strategico. Perché se era tutto cominciato con delle proteste pacifiche contro il regime autoritario di Bashar al-Assad, appartenente alla setta sciita degli alawiti, adesso il fronte che chiede la destituzione del presidente si è molto infoltito. Nelle schiere dei sunniti oggi infatti combattono gruppi di fondamentalisti islamici, alcuni dei quali legati a doppio filo ad Al-Qaeda, e che negli ultimi tempi hanno alzato il tiro, compiendo atti efferati come decapitazioni ed esecuzioni pubbliche di soldati e persone vicine al regime. Come se non bastasse, a supportare Assad sono arrivati i libanesi di Hezbollah, il cui intervento probabilmente è stato cruciale nella rimonta, da parte del regime, nei confronti dei ribelli. Le cose, da quando Assad, spaventato dall’ondata della Primavera araba, ha deciso di rispondere alle proteste con i carri armati (come era solito fare suo padre Hafez, che dal 1970 al 2000 governò la Siria con il pugno di ferro), sono via via peggiorate. Una deriva che ha appunto spostato l’asse del conflitto, che adesso rischia di diventare di proporzioni globali. Con il coinvolgimento di Hezbollah nel conflitto anche Israele, nemico storico del gruppo terroristico, si è sentita chiamata in causa. E a questo punto, anche se Obama continua a dire di voler diminuire l’impegno in Medio Oriente, è molto difficile per Gli Stati Uniti restare fuori dalla disputa. E con l’annuncio odierno del rinvenimento di prove sull’utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito di Assad, la questione si fa ancora più complessa. Non solo perché la Siria ha ottimi rapporti con la Russia e la Cina, il che potrebbe sconvolgere delicatissimi equilibri geopolitici, ma perché prendere le parti dei ribelli oggi è sempre più pericoloso. Basti pensare che in Siria anche i cristiani (che rappresentano circa il 10 per cento della popolazione) se ne sono allontanati. Senza considerare che geograficamente la Siria è circondata da nazioni che al momento sono instabili come Iran, Iraq, Libano, Turchia e Giordania, in cui lo scontro fra sunniti e sciiti non si è mai del tutto placato.Il grande pericolo è perciò una possibile spaccatura della Siria in aree di influenza, definite da criteri religiosi. Il che potrebbe far sì che il conflitto scavalchi ben presto i confini del Paese per estendersi in tutto il Medio Oriente, e da lì in tutto il mondo. Non c’è proprio da stupirsi se sono sempre di più quelli che pensano che alla Primavera Siriana possa seguire una torrida estate globale. Dailymail

Il presidente Barack Obama ha firmato un ordine esecutivo che incarica la Cia di “coordinare l’invio di armi” ai ribelli siriani in lotta contro il regime di Bashar Assad. Il passo è stato compiuto poche ore dopo l’annuncio, da parte della Casa Bianca, che Damasco ha “varcato la linea rossa” usando i gas – e in particolare il sarin – in “molteplici occasioni” causando la morte di un numero di civili e oppositori stimato fra “100 e 150”.  La Russia si è schierata al fianco di Damasco. «Le informazioni sull’uso di armi chimiche da parte di Assad sono state costruite» dagli Usa come «le bugie sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein», ha scritto su Twitter il presidente della Commissione Esteri della Duma vicino al Cremlino, Alexiei Pushkov. «Obama sta prendendo la stessa strada di Bush», aggiunge.

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10 thoughts on “Verso la terza guerra mondiale?

  1. Bimbiminchia della rete: La cosiddetta terza guerra mondiale (fine 2014?) non sarà totalmente eseguita con armi conosciute, inizierà con anomalie elettroniche ambientali e Virus geneticamente modificati…

  2. no nessuno é intenzionato di fare la terza guerra mondiale. invece esiste lo schema per creare, attraverso queste “rivoluzioni”, una nuova suddivisione dei territori nazionali arabi che confluiranno in un unico califfato che dal marocco arrivera agli urali. per quanto riguarda “al qaeda” é soltanto una sigla che serve ad occultare l’organizzazione internazionale musulmana sotto la cui egemonia vivono tutti i musulmani del mondo.

  3. Ciao Gabbià, so appena tornata e “Verso la terza guerra mondiale?” nun me piace, nun te leggo, m’abbasta er titolo. Sinnò stanotte nun dormo ,c’aripasso dimani. Bona notte

  4. Grazzie pe ;))) avemme rassicurata, ma quanno c’è er fumo quarcosa principa abbruccià e li vecchi difficile che se sbajeno. Gabbià puro se ner titolo ce sta er “?” nun me piace quello che sta a succede a le tere accosto.

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