Lettera di Ilaria Cucchi a un Paese incapace di dare giustizia

Sentenza di primo grado per la morte di Stefano Cucchi, 31 anni, morto una settimana dopo il suo arresto per droga, nel 2009. Le condanne per omicidio colposo. Le urla dei familiari: “Dov’è la giustizia? Assassini”. La madre e la sorella: “Ce l’hanno ucciso due volte”. Proteste anche fuori dall’aula bunker. [La sentenza]

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“Chiedo scusa a nome di Stefano per il danno che la sua permanenza al Pertini e la sua morte hanno procurato al buon nome del dott. De Marchis e della dott.ssa Di Carlo. Chiedo scusa per il disturbo arrecato.
Infondo era un tossicodipendente, e non dimentichiamo che era lì perché aveva commesso un reato.
Cosa valeva la sua vita rispetto alla carriera e l’onorabilità di persone che ‘salvano la vita alla gente’?
E mi rendo conto sempre di più che la vita di mio fratello non era considerata tra quelle da salvare.
Stefano non ha più voce per dire che lavorava, che andava in palestra. Che le sue vene non erano massacrate dalla droga, della quale non c’era traccia dopo la sua morte…
E che immaginava un futuro come tutti noi.
Lui non c’è più. Quindi tanto vale che i loro avvocati lo massacrino pure da morto. Se si tratta di salvaguardare coloro che quasi sempre salvano la vita alla gente. Sempre che ‘la gente’ non sia un detenuto in attesa di giudizio tossicodipendente.
E cosa importa il dolore di un padre e di una madre, che per quella vita avrebbero dato l’anima, pur senza mai farne un santo, nel vederlo calpestato e spogliato di quello che era?
Diciamo che non è stato curato perché come tutti i tossicodipendenti non era collaborativo.
E dimentichiamo il giuramento d’Ippocrate.
Tanto era un tossicodipendente.
Ma si. Mettiamoci una pietra sopra e salviamo il salvabile. Tanto se l’è cercata.
E diffondiamo la sua foto nei centri di recupero. Così tutti sapranno che di droga si muore in quel modo, come ha avuto la brillante idea di affermare uno degli avvocati dei poveri medici”. Ilaria Cucchi

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12 thoughts on “Lettera di Ilaria Cucchi a un Paese incapace di dare giustizia

  1. Negli Stati Uniti esiste un corpo speciale di polizia chiamato Affari Interni. Credo che se esistesse anche in Italia certe cose non potrebbero accadere. Ma forse mi sbaglio, se è vero che un vecchio detto nazionale recita: “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sono esterrefatto.

  2. In tutta sincerità, i familiari, soprattutto la sorella, mi sono sempre sembrati un po’ troppo astiosi…
    Se ci sono responsabilità vanno cercate con onestà da entrambe le parti, come pure la collaborazione, Stefano meritava il rispetto dovuto ad ogni vita, ma da qui a “beatificarlo” mi sembra esagerato. Cosa volevano i familiari, che i medici fossero ghigliottinati in piazza??

    • forse non hai seguito
      stefano è stato pestato e gli agenti sono rimasti impuniti
      i medici, che pure hanno responsabilità pesanti visto che sono stati condannati, hanno loro reagito con astio alle accuse dei familari
      io sto dalla parte della famiglia, come il ministro severino

      • La vicenda la ricordo e ho letto anche un libro scritto da sua sorella sulla questione. Tendo a non schierarmi apertamente perchè sono questioni delicate e la verità non è certo intuibile da chi, al di fuori della vicenda, può dare solo un’opinione personale. Detto questo, pensavo proprio agli agenti: non capisco l’accanimento sui medici (le cui responsabilità è giusto che siano emerse e siano condannate), quando, forse, i primi responsabili erano da ricercarsi tra gli agenti.
        In generale, non credo che l’astio aiuti la ricerca della verità, ne il senso della giustizia e non può certo consolare la perdita di una vita umana.
        Grazie a te per il chiarimento e i toni pacati.

        • l’astio della famiglia è comprensibilissimo, si è allineata — ripeto – anche il ministro dela giustizia, pur senza entrare nel merito della sentenza

          • Allora, forse, si potrebbe partire da qui per una più ampia riflessione sul sistema della giustizia, che anche altre volte ha lasciato perplessi…

  3. Non è facile commentare questa lettera.
    ” Ma si. Mettiamoci una pietra sopra e salviamo il salvabile. Tanto se l’è cercata.
    E diffondiamo la sua foto nei centri di recupero. Così tutti sapranno che di droga si muore in quel modo, come ha avuto la brillante idea di affermare uno degli avvocati dei poveri medici”. Ilaria Cucchi”
    Leggere la lettera mi ha fatto soffrire e pensare che a tanti giovani può accadere quello che è successo a Stefano mi fa soffrire fortemente.

  4. “Sei stato tu, con il tuo ombrello!” Pansa, un nome che è già un programma. | Militantduquotidien

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