Quella grande paura di un golpe

Quasi lo stesso giorno: la strage di piazza della Loggia, a Brescia, il 28 maggio 1974; la bomba di via dei Georgofili, a Firenze, il 27 maggio 1993. Non ho conosciuto da testimone la prima, ma spesso sono tornato in quella piazza bresciana a riflettere. Ho seguito invece direttamente la tragedia fiorentina. Ricordo la polvere. E poi le macerie, la paura, il dolore. Ricordo il sole di piazza della Signoria, proprio dietro l’angolo. Ho ancora dentro l’angoscia di un futuro pieno di ombre. Vent’anni fa. E ancora non si conosce la verità, viviamo degli stessi interrogativi.

firenze

Si chiamano proprio “le bombe del ‘93” per identificare uno dei momenti più oscuri della storia italiana recente. L’Italia era ancora sotto choc per le stragi mafiose, quando un ordigno potentissimo esplose a Firenze, alla fine di maggio. Andai di corsa a Firenze e per giorni seguii da vicino quelli che poi ho chiamato “gli angeli della polvere”, i coraggiosi vigili del fuoco che dovevano rovistare fra cumuli di macerie. In via dei Georgofili le vittime furono cinque, compresa Caterina di appena sei mesi. Per quell’attentato, e poi per quelli successivi, si addossò l’intera colpa alla mafia, ma le ombre restano. Lo stesso procuratore Vigna parlò di servizi deviati. Se mi è permesso un giudizio personale, quella bomba ha tutte le caratteristiche dei servizi perché le vittime furono in un certo senso casuali, visto che nessuno sapeva che in quella torretta viveva la famiglia del custode. Certamente resta strana la circostanza: mettere un ordigno di notte in una viuzza laterale e non a mezzogiorno in piazza della Signoria, sempre affollatissima, che sta proprio all’angolo. La verità giornalistica contro la verità giudiziaria, come sempre. Lo stesso meccanismo si ripetè due mesi dopo, a luglio, quando fu messa una bomba all’una di notte nel parcheggio (ovviamente deserto) della basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma. Fui avvertito subito, corsi in redazione. Appena arrivato seppi di due altri attentati, in contemporanea: a Milano e in un’altra chiesa romana, San Giorgio al Velabro. Mi ricordo che c’era Angela Buttiglione che poi andò in studio. Ci guardammo sconcertati, con una gran paura: c’era tanto l’aria di un golpe. La stessa impressione che ebbe il presidente Ciampi, rivelò più tardi che anche lui aveva temuto un colpo di stato. Andammo avanti in diretta per giorni, poi la paura del golpe passò. Ma non le ombre. Che ancora restano.

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3 thoughts on “Quella grande paura di un golpe

  1. Esattamente: le ombre restano. E queste ombre fanno pensare a delle “menti raffinatissime” dietro questi attentati.

  2. Io non credo che il golpe sia una tentazione poi…ritirata…l’obiettivo era ed è di tenere la popolazione sempre sotto …alta tensione, è una tecnica si gestione come la ricerca della continua conflittualità.

    Questi noti sistemi di relazione usati spessissimo da chi a potere effettivo e tantissimo denaro SERVONO, per bloccare le azioni popolari, impaurirci e farci attaccare a modelli di vita (scusate lo scarso stile) decisamente conservatori, impediscono il cambiamento del pensiero eppoi il cambiamento organizzativo che strutturi nell’interesse di molti e non di pochi, il nostro sistema sociale

    Ecco che arriva il salvatore che non è il feroce saladino ma il papa anzi il papà anzi no il papi buono che ci protegge e si… noi italiani abbiamo proprio bisogno del padre, padrone, padrino.

    In questa situzione le responsabilità maggiore sono quelle degli intellettuali anche quelli di sinistra (sic) hanno la puzza sotto il naso e gli schizzi di ….volano…volano… e non traghettano con coraggio il popolo verso una certa emancipazione….vedete bene che la religione cattolica vecchia di 2.000 anni e super retrogada esprime intellettuali capaci di vere azioni positive e popolari da Don Bosco a Don Ciotti. La sinistra si balocca, ma è vera sinistra…non ci credo parola di repubblicano antico, anarchico-libertario ma amante delle reciproche regole sociali.

    Nel 2013 non si è ancora capito che si parte dai DOVERI GENERALI NON DAI DIRITTI NATURALI, solo con doveri chiari, ben organizzati ed impositivi…per tutti si ha DEMOCRAZIA FELICE… esiste forse una fabbrica in utile organizzata alla carlona…NOOO ed allora cosa preetendiamo dalla fabbrica Italia organzzata alla carlona.

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