La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’attentatone

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[Con Giovanni Falcone a Oslo qualche mese prima della strage.]

Il giorno di Capaci stavo a Mosca. Ricordo che fu uno choc anche per i russi: la notizia ebbe ampio risalto. Con Falcone avevo fatto appena in tempo ad avere un minimo di rapporto. Dopo averlo inutilmente inseguito a Palermo, me l’ero ritrovato faccia a faccia a Oslo. Era il principale relatore in un convegno sulla droga e non mi lasciai sfuggire l’occasione rara di intervistarlo. Mi colpì di lui la pacatezza. Parlava piano, guardandomi negli occhi, ma ogni parola era un macigno. In due minuti mi regalò un’analisi lucida e concreta sulla piovra. Aveva idee chiarissime e il coraggio per portarle avanti. Come hanno ricordato anche all’Fbi fu il primo a intuire, molto prima della globalizzazione, che la lotta al crimine doveva essere universale, senza confini. Era sicuramente un passo avanti tutti gli altri, forse perché veniva dalla Kalsa, un quartiere dove non era facile scegliere da che parte stare. Lo hanno spazzato via con quello che hanno chiamato l’”attentatone” perché per abbattere un monumento non bastava un attentato qualsiasi. [segue]

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[Oggi a Unomattina]

30 comments on “L’attentatone

  1. Alessandro
    22 May 2013

    Beato te che hai avuto l’onore di conoscerlo.

  2. Alessandro
    22 May 2013

    Domani ti seguo su UNomattina :)

  3. ceglieterrestre
    22 May 2013

    Aver conosciuto un grande uomo, il dolore è più grande .(

  4. Monique
    22 May 2013

    Fa venire le vertigini pensare allo spessore di questi uomini e alla fierezza del loro sacrificio confrontati con una situazione in cui sembra che abbia avuto la meglio chi li voleva eliminare…
    Sembra.

  5. ceglieterrestre
    22 May 2013

    Capaci

    Un maledetto giorno
    hanno strappato la tua vita.
    Altri innocenti hanno seguito
    il tuo corpo lacerato.
    Non sono riusciti a cancellare
    le tue orme, il tuo sorriso dolce.
    Quello che hai fatto
    resterà scritto nella nostra
    memoria per sempre.

    franca bassi

  6. Impossibile non piangere, nel ricordo di due veri Uomini.
    Impossibile non indignarsi per quelle giovani scorte, loro brevi compagni di viaggio; per i sopravvissuti abbandonati in corsia d’ospedale… e dopo lo shock anche l’abbandono e il sentirsi solo dei “numeri”. Tutto lascia prevalere l’angustia della non speranza, dell’inutilità, di un dolore senza via d’uscita.
    E invece NO. Ormai ho capito che il destino dell’umanità è proprio questo, lo spartiacque si farà sempre più netto, e per chi sceglie la via del bene e della legalità sacrifici sempre più grandi saranno richiesti. Il sacrificio di sè… a causa dello schifo che c’è in giro, corrotto fino al midollo, egoista fino alla deficienza, piccino fino al ritardo psichico, perverso come solo il Male infognato nella regressione della Bestia può diventare.
    Forza e Coraggio: se siete dei numeri per l’ingranaggio freddo delle istituzioni, non lo siete nel cuore delle persone. Per sempre con voi, e..io vi voglio bene.

  7. Giusepe Parisi
    23 May 2013

    Giovanni Falcone era un fuoriclasse, era un capace analista di organizzazione, interpretava i flussi, scovava i gangli e cercava di intervenire sugli snodi ove si coagulavano a matrice i team direzionali consegnatari temporanei del potere per perseguire singoli obiettivi erano questo le unità di business ad hoc. Tale evoluta organizzazione di base era ed è governata da una CUPOLA (Consiglio di Amministrazione) fluida diretta da un Direttorio (sic) con un controllo di gestione ed un scouting magistrale e furbissimo che poteva e potrà essere sconfitta quando sarà conosciuta…Giovanni Falcone non vi era ancora arrivato…ma stava predisponendo le metodiche…carissimi Riina, Provenzano erano, sono solo dei sergenti maggiori…per arrivarci, per questi motivi la Cupola lo ha platealmente macellato per dimostrare il suo immenso potere.
    Una chiosa, Falcone non ha scoperto la globalizzazione delle Mafie, già il Prefetto Mori, Carlo Alberto Dalla Chiesa, e qualsiasi modesto maresciallo in Sicilia quando Calogero Vizzini era ancora un bambino sapeva già tutto…stava solo zitto.
    Ho sessanta anni, facevo ancora UEEE nella culla che parlando:
    1) con semplici cittadini siciliani…mi dicevano con una punta di sarcasmo….LA MAFIA è A ROMA ed anche adesso un qualsiasi barbiere di città di provincia in Sicilia potrebbe raccontare più cose di Buscetta.
    2) con persone con qualche ruolo socio-economico di rilievo avevo ben descritta le architetture dei vari sistemi interconessi per gestire e soprattutto sviluppare il potere di alcune grandi famiglie che con estrema oculatezza operano gli inserimenti…giusti… per fortuna… non sono perfetti ma certamente bravi e spietatissimi…solo al momento…giusto.

    QUINDI IL PROBLEMA è IL NOSTRO SENSO CIVICO e la voluta ed istillata ignoranza di base… SIAMO EGOISTI, FURBI, ACCIDIOSI, SERVILI ED IPOCRITI FORSE UN POCO PIU’ DELLE ALTRE NAZIONI DEMOCRATICHE, PER FORTUNA FRA NOI C’e’ QUALCHE EROE, SANTO E NAVIGATORE MA NOI SIANO, ostinatamente, CHIUSI NEL NOSTRO CORTILE siamo ” i compagniucci della parrochietta” i vari Mario Pio e Conte Claro divinamente espressi da un grande sociologo ALBERTO SORDI.

  8. Rosaria
    23 May 2013

    buona sera P ho seguito il servizio questa mattina a me ha colpito la presenza della figlia di Che e il paragone che lei stessa aveva proposto Interessante anche per chi studia storia contemporanea non solo giornalismo grazie buon lavoro

  9. ceglieterrestre
    23 May 2013

    Sta matina er Gabbiano se arzato all’arba pe ri galacce sta bella l’immaggine in bianco e nero. M’aricorda er tempo che guardavo la tivvi. M’arincresce che nun t’ho potuto vedè er programma. Tra poco puro er picci m’ammolla, gni giorno je sorte quarche dolore de panza. Un caro saluto Cencia

  10. Pingback: La strage di Capaci, 21 anni fa | Il blog di Pino Scaccia

  11. senzanord
    23 May 2013

    Falcone, Borsellino, Livatino, Fava, Impastato e pochi altri sono stati eroici. E folli.
    Eroici perché sono morti per il coraggio di azioni giuste e chiaramente rischiose. Folli perché siciliani. Perché come ha ben spiegato Giuseppe Parisi, qualunque siciliano conosce la vera mafia meglio di Buscetta.
    Loro, in quanto siciliani, hanno sfidato il gigante sapendo di non poter vincere. Della loro morte non conoscevano solamente l’ora. La follia li ha guidati. Presumo che abbiano seriamente creduto in una possibile evoluzione culturale della gente, tale da isolare socialmente la mafia.
    Ma se oggi in Parlamento si discute di alleviare la pena per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, dopo aver depenalizzato, anni or sono, il reato di falso in bilancio, significa che dei nostri Eroi non è rimasto l’esempio, ma la follia.
    Noi italiani poco inclini alla follia e all’eroismo dall’esito scontato continueremo saggiamente ad evitare di denunciare cose che tutti già conoscono.
    Il resto è ipocrisia, retorica, al massimo ingenuità.

  12. Scusate ma non ho proprio capito: non ho capito quando dite “noi”, e quando si parla di italiani, a chi vi riferite, se al popolo quale gente comune o alle istituzioni. Perchè per quanto possano rispecchiarsi l’uno nell’altra che sicuramente niente è “a caso”, per me rimangono comunque due cose molto distinte: una cosa è pretendere coraggio dalle istituzioni (e lealtà..) un’altra dai comuni cittadini.

    Per quanto il lavoro cominci sempre “da casa nostra” (dal nostro cortile) quale il senso civico e un’evoluzione culturale, io non mi sento di biasimare chi non si sente di sporgere denuncia e di andare altrettanto incontro a morte sicura o sevizie violente; e anche per chi non riconosce questo… si può tranquillamente parlare di ipocrisia.
    O di imposizione, due sono le cose: un’imposizione che diventa una violenza – come tutte le imposizioni – perchè si pretende dalle persone che abbiano quella forza interiore che non tutti possono avere. Questa mania di “uniformare” sempre tutti e tutto, ‘perchè come lo faccio io lo fai anche tu’, senza voler riconoscere le differenze UMANE e caratteriali e d’inclinazione, di forze fisiche e psicologiche, nella DIVERSITA’ delle persone, diventa dittatura. E come sempre si elude tranquillamente quella famosa possibilità di Scelta…. personale, libera e individuale (come col testamento biologico e tante altre cose che riguardano solo ed esclusivamente la propria sfera PERSONALE) pretendendo di regolarla tramite legge ‘eteronoma’ anzichè morale e INDIVIDUALE.
    Specie quando dai comuni cittadini si pretende il sangue, mentre le istituzioni stanno sempre in cerca di auto”indulgenze” poi! Eh sì, e poi? una volta denunciato che succede? c’è uno Stato che ‘protegge’ o che manda al macello l'”eroe” di turno senza il quale la folla assetata di proiettare sempre su qualcun’altro il proprio immaginario di giustizia sembra non riuscire ad ‘esistere’ altrimenti?
    Come diceva Jim Morrison, il ruolo diventa a metà tra lo sciamano e il capro espiatorio……..

    …mentre come diceva lo stesso Falcone, “si può vincere non pretendendo eroismo dagli inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.
    Ma stranamente non l’ho ancora letto qui.

    P.s. rimane la convinzione di ciò che ho scritto sopra comunque, che è un altro pensiero ancora, e cioè che ormai (e arriveranno tempi in cui sarà sempre di più così), l’unica cosa certa è che a chi sceglie il Bene…sarà richiesto moltissimo in quanto a sacrificio di sè.
    E a volte è molto più semplice invece: mia madre, per esempio, è una che ha passato tutta la vita a fare il sughetto… per dire che non è che tutti in quanti siamo sul pianeta proprio non hanno altre occupazioni che sconfiggere il Male sulla terra eh. Appunto perchè ognuno è diverso e viene a contatto con alcune realtà piuttosto che con altre.

  13. Walter
    24 May 2013

    @ rivoluzione estetica. “io non mi sento di biasimare chi non si sente di sporgere denuncia e di andare altrettanto incontro a morte sicura o sevizie violente; e anche per chi non riconosce questo… si può tranquillamente parlare di ipocrisia.”

    La persona vigliacca (che è ben differente dalla persona debole) abbia almeno il buon gusto, se verrà a trovarsi in situazioni dove ha bisogno di aiuto, di non chiederlo. Scappare, trincerarsi in casa e zitti. In attesa della loro morte naturale, che gli va a sostituire quella sociale.
    Eroe è colui che va oltre il suo dovere.

  14. senzanord
    24 May 2013

    Oggi il sughetto, cara Twiggy, probabilmente tua mamma lo fa con il pomodoro comprato a 4 euro al k, perché la famiglia mafiosa che controlla il mercato ortofrutticolo all’ingrosso ha deciso così. Perciò anche lei è vittima. Consapevole o no.
    Quella citazione di Falcone è vera, come è vero che egli conosceva benissimo quali istituzioni gli erano contrarie. Falcone fu duramente calunniato durante il suo lavoro a Palermo e a Roma. I suoi detrattori, che oggi lo piangono, sono al potere in questo momento. A Palermo e a Roma. Basta ripassare gli ultimi 25 anni di storia per trovare i nomi. Falcone non era stupido, e sapeva che le forze migliori delle istituzioni non potevano vincere: ecco la follia.
    Quando parlavo della saggezza di noi italiani, che evitiamo di fare gli eroi, non ero affatto sarcastico!
    Sono d’accordo con te.
    Ho voluto dire, nel precedente commento, che, che le istituzioni sane (qualora ce ne fossero) non possono vincere, e dato che non possono essere richiesti eroismi alla gente comune, la mafia non può essere sconfitta, perché essa è l’intera classe politica, economica e delinquenziale del paese, da Milano a Siracusa, con le dovute divisioni in gruppi.
    Mentre molti romantici continuano a credere allo stereotipo del mafioso con la coppola, del meridionale omertoso, del bene che combatte il male.
    Non c’è nessun bene e nessun male. C’è invece un Sistema, che non cambia, se non per salvare se stesso.

  15. Twiggy (la rivoluzione estetica)
    24 May 2013

    Giusto, Senzanord. Esattamente.
    Come so bene che ‘siamo tutti coinvolti’, mia madre anche lo sa – è una casalinga ma mica è scema, e ha anche cercato tanto pure lei, di capirci qualcosa…nella vita – per esempio con i pomodori raccolti da immigrati sfruttati e caporalati confinanti..con certe realtà. Lungi da me era il voler fare il ‘presepio’ con l’elogio di un “perbenismo” che proprio non mi appartiene, anzi. Era solo per dire che poi esistono tante realtà di vita lontanissime da questa, da mia madre, una casalinga semplice, a Sharon Stone che magari si occupa di tutt’altro insomma. – sennò ci dicessero di arruolarci tutti per vivere la vita unicamente come una crociata contro il Male e tutte le mafie del mondo che facciamo prima (il sarcasmo non è certo riferito a te).

    Invece, Walter, è proprio qua….che volevo arrivare!
    Tu sprezzantemente definisci “vigliaccheria” scelte comunque difficilissime e delicate come queste (dai mafiosi alle donne vittime di violenza e così via), nonchè molto personali – sottolineato – che io invece posso COMPRENDERE senza alcuna necessità di mettermi a pontificare e a giudicare.

    E’ proprio questa durezza di giudizio, con allegata la presunzione di entrare con altrettanta violenza nella sfera delicata e personale altrui, che a me invece infastidisce e molto, perchè denota oltre che un animo duro la più totale mancanza di IMMEDESIMAZIONE nell’altro, che poi è solo lui che sta vivendo di fatto quella situazione – sottolineato – .
    Questo discorso l’ha fatto anche Travaglio proprio qualche sera fa parlando del processo Ruby, e non ho potuto fare altro che apprezzarne la schiettezza (al contrario dei proseliti di chi invoca sempre l'”eroe”….ma sulla pelle degli altri). Diceva che si può essere vittime in tanti modi, facendo l’esempio di come all’imprenditore cui dicono “che bei bambini che hai”…… bastasse questa frase per precipitarlo nel terrore per sè e per i suoi figli, e che probabilmente non denuncerà… o si troverà nella situazione di una scelta talmente atroce e difficilissima che proprio non ha bisogno delle tue “sentenze”, ok??
    Direi che è semplice da capire.
    Ma soprattutto vorrei sapere perchè spesso c’è tanta comprensione verso le malefatte di qualcuno SU QUALCUN’ALTRO, e non ve ne è altrettanta invece verso quella che, infine, resta solo e unicamente la sfera PRIVATA della vita di chiunque (qualora non commetta niente di illegale e non leda la libertà altrui), fatta di decisioni e scelte altrettanto individuali. Questo è un profondo mistero… che non capirò mai.

    E poi: “La persona vigliacca (che è ben differente dalla persona debole) abbia almeno il buon gusto, se verrà a trovarsi in situazioni dove ha bisogno di aiuto, di non chiederlo. Scappare, trincerarsi in casa e zitti. in attesa della morte naturale”.

    Bene, quindi non solo non v’è comprensione alcuna, ma ne fai addirittura un ricatto! “o segui certi canoni di comportamento – se poi diventi eroe ti diamo pure la stelletta, vivo o morto poco importa – o non sei degno di essere aiutato”! Nessuna messa in discussione poi su questo famoso “aiuto” e la sua effettiva efficacia, perchè figurarsi: si misura il coraggio altrui col misurino in mano ma in quanto a mettere in discussione se stessi…è terra di deserto.
    Dunque non faccio che aggiungere una tacca in più al senso dell’individualismo: da tempo ho capito che siamo tutti soli e che non ci si può aspettare niente dagli altri. Nemmeno la più semplice comprensione.

    • Scusate, mi sono riletta..e mi sono spiegata male: non è che mia madre ha cercato di capirci “con i pomodori raccolti dagli immigrati”, ma, intendevo, “sa”… che quel sughetto viene da quei pomodori dietro ai quali c’è tutto il resto, ecco. (parentesi così).

      • Twiggy (la rivoluzione estetica)
        24 May 2013

        E anzi condivido talmente Senzanord, che ha capito e lo ha spiegato benissimo, che ora me lo copio e incollo o io non sarei capace di spiegarlo altrettanto.

    • Walter
      24 May 2013

      Ma quali sentenze. Ma quali presunzioni, giudizi e pontificazioni. Ma rileggiti il mio commento (bene) e capirai che è scritto qualcosa di diverso di quel che hai capito e totalmente travisato. Statti bene.

      • L’ho riletto. E ci leggo sempre la stessa cosa.
        Dove la persona vigliacca è invitata a togliersi di torno senza pretese di aiuto, e dove la differenza tra persona vigliacca e debole sta soltanto nel termine, essendo il primo pieno di disprezzo.
        Se invece continuo a capir male sarò troppo stupida allora, sai ognuno ha i suoi limiti…

        (in ogni caso non vorrei farne una polemica anche perchè mi è sorto proprio spontaneo chiedere, non avendo capito a cosa vi riferivate, e poi era l’anniversario di Falcone…un Uomo che ci è nato con quel coraggio e quella follia nel sangue, proprio come una grande missione per tutti).

        • Walter
          24 May 2013

          Probabilmente ti sei sentita chiamata in causa dall’ espressione “la persona vigliacca”.
          Ecco alcune esposizioni da vocabolari della parola Omertà che te non biasimi. Ma sono fatti tuoi:

          omertà[o-mer-tà] s.f. inv.
          1 Regola della malavita organizzata e consuetudine culturale dei luoghi da essa dominati, che obbligano al silenzio sull’autore di un delitto e sulle circostanze di esso
          2 estens. Solidarietà interessata fra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale che coprono le colpe altrui per salvaguardare i propri interessi o evitare di essere coinvolti in indagini spiacevoli e pericolose
          Io di sicuro sto con chi combatte la mafia, non con gli omertosi. [Corriere della Sera]

          L’omertà è l’atteggiamento di ostinato silenzio atto a non denunciare infrazioni o reati più o meno gravi di cui si viene direttamente, o indirettamente a conoscenza e la si commette celando l’identità di chi ha commesso un reato o comunque tacendo circostanze utili al procedimento della pubblica amministrazione atto ad acclarare fatti e/o controllare gestioni, tra cui le indagini dell’autorità giudiziaria.
          Il termine omertà è di origine incerta, si trovano tracce del suo uso già a partire dal 1800. Alcune fra le teorie sulla sua origine la collegano alla parola latina humilitas (umiltà), che sarà poi adottata dai dialetti dell’Italia meridionale e modificata in umirtà. Dalla forma dialettale si potrebbe dunque essere arrivati alla forma italiana odierna.
          L’omertà è molto diffusa nei casi di reati gravi, soprattutto se commessi dalla criminalità organizzata, specialmente di stampo mafioso, come Sacra Corona Unita, camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e, in passato, Anonima Sequestri. L’utilizzo del termine omertà nell’ambito giornalistico porta a volte alla colpevolizzazione di intere cittadinanze che di fatto risultano mortificate sia dalle azioni criminali, sia dall’accusa di complicità. L’omertà è presente per la paura di ripercussioni personali.
          L’omertà può essere praticata anche da una comunità, più o meno estesa, governata da una autorità non riconosciuta. In questo caso i tentativi di autonomia ed indipendenza a carattere criminoso, come per esempio il terrorismo possono essere coperti dall’intera comunità. [wikipedia]

          omertà s. f. [variante napol. di umiltà, dalla «società dell’umiltà», nome con cui fu anche indicata la camorra per il fatto che i suoi affiliati dovevano sottostare a un capo e a determinate leggi]. – In origine, la consuetudine vigente nella malavita meridionale (mafia, camorra), detta anche legge del silenzio, per cui si doveva mantenere il silenzio sul nome dell’autore di un delitto affinché questi non fosse colpito dalle leggi dello stato, ma soltanto dalla vendetta dell’offeso. Più genericam., nell’uso odierno, la solidarietà diretta a celare l’identità dell’autore di un reato e, con senso ancora più estens., quella solidarietà che, dettata da interessi pratici o di consorteria (oppure imposta da timore di rappresaglie), consiste nell’astenersi volutamente da accuse, denunce, testimonianze, o anche da qualsiasi giudizio nei confronti di una determinata persona o situazione: tutti sapevano, ma nessuno osò infrangere il muro dell’omertà. [Treccani]

          Te non biasimi gli omertosi, io si, senza bisogno di giudicare o pontificare. E’ una semplice questione di scelte.

          • Ah così adesso prosegui dandomi pure della vigliacca??
            “Probabilmente ti sei sentita chiamata in causa dall’ espressione “la persona vigliacca”.
            Bene, letta anche la tua lezioncina Treccani, io invece sono costretta a ri-spiegarmi:

            NON mi sono proprio sentita “chiamata in causa” tanto per cominciare, nè da te nè da nessun’altro, in quanto non saprei proprio per che “cosa”. E’ un altro uso comune quello di argomentare sempre su ciò che riguarda da molto vicino – come quella di giudicare sempre e solo col proprio metro – ma personalmente sto al di fuori pure da questa, guarda un po’. Semplicemente, non capivo tutta quella serie di epiteti, da Giovanni Parisi a Senzanord, a “chi” fossero riferiti, e il dubbio NON era su di “me” personalmente, ma come ho appunto scritto, se al “popolo italiano inteso come gente comune o alle istituzioni”. Eppure mi pare di parlar chiaro l’italiano.

            E mentre so benissimo il significato di “omertà”, sto sottolineando come appunto c’è chi come te si sente di scaricare epiteti sulla “vigliaccheria” dei comuni cittadini minacciati – verso i quali lo stesso Falcone è stato clemente parlando invece di ISTITUZIONI che dovrebbero funzionare meglio – e io che invece ho comprensione per chi vive il dramma tra la scelta di un comportamento eroico e codificato e la vita dei propri figli!! Ti è chiaro??
            Allora a te lascio il campo libero a tutta una sequela di giudizi, dal “vigliacco” all'”omertoso”, io ancora preferisco antichi sentimenti come l’immedesimazione e la comprensione, con quello di NON GIUDICARE situazioni difficili e delicate messo per primo nella lista.
            Non a caso si SCELGONO strade differenti nella vita, come inclinazioni e come mestieri.
            Tu accomodati pure, tra un giudizio e l’altro, chissà che prima o poi vincerai una lavatrice. (dopo la treccani).

  16. Walter
    24 May 2013

    @ rivoluzione estetica.
    Io con questo commento chiudo, te continua a bla bla bla.
    La mia lavatrice si chiama dignità e non la da un vocabolario, ma l’ esserci tutti i giorni a affrontare la gentaglia che si chiama mafia. La tua … chissenefrega, cavoli tuoi.
    Vaglieli a fare ai familiari delle persone ammazzate dalla mafia questi discorsi, e se ti prendono a calcagnate non ti lamentare se chi assiste si volta dall’ altro lato. E chi te lo dice ci vive in Sicilia da tantissimo tempo. E non vive in un quartiere signoril-borghese, ma dove carogne mafiose appestano l’ aria con la loro presenza, aiutate dagli omertosi che te comprendi ma io commisero. Quindi parlo con cognizione di causa e a questo punto mi arrogo il diritto di giudicare le persone vigliacche e omertose. Se te ti senti tale, peggio per te. Saluti.

    • Twiggy (la rivoluzione estetica)
      24 May 2013

      Reciproco. anch’io sono stufa di parlare con la tua arroganza.
      Se vuoi capire capisci, comprese tutte le famiglie vittime a cui non ritengo proprio di aver mancato di rispetto soltanto perchè parlo di comprensione per la paura.
      Ma siccome ogni volta che dico la mia nasce una polemica, non posso neanche parlare di COMPRENSIONE PER LA PAURA DI GENTE MINACCIATA senza che venga accusata di tutto e di più – dalla vigliaccheria all’omertà e adesso pure di mancare di rispetto alle vittime – a me chi mi sta mancando di rispetto a questo punto sei te, e non ti permetto di continuare ad insultarmi ulteriormente.
      Saluti e statti bene.

  17. senzanord
    24 May 2013

    “Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra…”

    – Io non mi sento cornuto – disse il giovane
    -e nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo…

    Il giorno della civetta, Leonardo Sciascia

    Passatemi la citazione, amarissima, senza accusarmi di disprezzarlo, questo popolo al quale appartengo, essendo nato e cresciuto nella stessa Sicilia di Walter, e di Sciascia.
    Vorrei spiegarmi meglio. l’uomo comune (comune solo nel senso di colui che non lavora nella pubblica sicurezza, magistratura ecc..) non tanto spesso è testimone di un delitto per il quale si viene a trovare di fronte alla scelta di
    denunciare oppure no, con le implicazioni note. E’ un’eccezione, seppur importante, che non cambia il peso sociale del male. L’uomo comune va dal dentista, paga, e non riceve la fattura, in cambio di uno sconto; si accorge di un abuso edilizio nel suo condominio, ma non lo denuncia, se no riceve una querela dall’abusivo, che non ha senso, ma intanto si deve andare a pagare un avvocato; si vede recapitata una multa per divieto di sosta, 78 euro, che non ha fatto ma non ricorre al giudice di pace perché ne deve spendere 70, quindi paga; è indietro di un anno di rate del mutuo, l’ultimo anno da pagare, ma la banca gli mette la casa all’asta. Banca che ha un debito così enorme che chiede e ottiene i soldi dallo Stato.L’uomo comune elegge un sindaco che spende milioni di euro per realizzare un parcheggio sotterraneo, dove però improvvisamente nascono anche botteghe, il cui padrone gli ha pagato una tangente per stare li dove non potevano. L’uomo comune alle ultime elezioni regionali è andato in una locale sede di partito, prima del voto, ed ha ritirato due buste di supermercato piene, quindi è andato a votare.
    Lo sapete, potrei scrivere all’infinito. Non è cosa di guardie e ladri, eroi o vili, buoni o cattivi. Mi dite come si fa a combattere tutto questo con la Polizia?
    Falcone, incarcerando i boss, voleva dare un grande esempio all’uomo comune, senza pretendere di vincere da solo sulla Mafia, che sapeva non essere solo quella dei boss.
    Giù il cappello davanti al grande esempio. Ma non è bastato.
    Come ha spiegato Borsellino, dovremmo ricominciare dalla scuola, insegnando l’Etica.
    Alle elementari, in genere, c’è sempre un bimbo che rubacchia le matite. Il padre del bambino che torna a casa senza la matita ammonisce: – quando ti rubano qualcosa in classe, tu la devi rubare a qualcun altro. Io non te la compro, cosi impari.-
    Così un altro uomo comune è pronto per la società.

    Io non sono un eroe. Sono un uomo comune, caro Walter. Mi inchino di fronte agli eroi, ma ne riconosco l’impotenza di fronte al genitore del bambino delle elementari.

    • Walter
      24 May 2013

      Beh, allora forse è inutile commemorare Falcone, Borsellino e tutti gli altri poveri cristi che ci hanno lasciato le penne. Che senso ha? Ci fa stare a posto con la coscienza? Non so.
      Di sicuro gli sconfitti siamo noi, le persone comuni.
      Neanche io sono un eroe e non ci tengo a esserlo. Sono un uomo comune anche io. Ma cosa si intende per uomo comune? Quando ero bambino alle elementari rubavo le merendine ai miei compagnetti di scuola. Lo sapevo fare perché l’ ho visto fare. Poi mi accorsi che il sapore di quelle merendine non era buono. Non avevano il gusto di qualcosa di naturale. Sapevano di paura. La paura dei bambini a cui le toglievo. Mi accorsi che non mi rispettavano, ma che di me avevano solo paura. Un giorno ricomprai con la paghetta che mi davano i miei tutte le merendine tolte (per fortuna poche) e le diedi a chi le tolsi, anche se non mi ricordo proprio a chi. Quel bambino che rubava le merendine non c’ è più. Non c’ è più perché è cresciuto facendo delle scelte, anche da bambino. Oggi matite e merendine le divide se può, con “i compagnetti di oggi”.
      Ognuno sceglie. Sceglie di durare senza rischi per la busta della spesa, per il compromesso, nascondendo come può le merendine o rubandole. Oppure no, dice basta, non ci sta. Senza che si ritrovi a far salti mortali per questo. Pure il Giudice Falcone poteva scegliere se insabbiare tutto e crescere tanti figli con la sua compagna. Ma ha scelto altro. Scelte.
      Inserisco un tenerissimo commento di Franca Bassi (ceglieterrestre) in un altro post di Pino che, credo vada in parallelo a questo e dal titolo: “parlando di legalità in una scuola”:

      Ciao Gabbià è bello sta a scola co li regazzini, se riceve energia pura. Me piace Simona “Questa è la scuola che mi piace, la scuola senza barriere con il mondo, una scuola che apre le sue porte per insegnare a comprendere e vivere.” Raggione! ‘na scola co la porta aperta a tutti quelli che vojono imparà. Bona serata a tutti

  18. senzanord
    25 May 2013

    Umilmente mi sento di dirti che hai centrato il bersaglio. E’ questo il punto. Da piccolo hai superato degli esami, di vita, che ti hanno reso un adulto migliore. Il rimorso è affiorato perché sicuramente in famiglia c’era educazione. Non tutti i bambini ne ricevono altrettanta. La qualità della scuola, e della famiglia, sono assolutamente fondamentali.

    Veniamo da anni di governo il cui capo ha sistematicamente abbassato nelle coscienze della gente, attraverso il potere mediatico, il livello oltre il quale considerare un’azione come vergognosa. Questo allo scopo di rendere più presentabili le proprie, miserabili, azioni. Lo stesso metodo ha usato aprendo il Parlamento a personaggi assolutamente modesti, allo scopo di sembrare egli un gigante. Poi ci ha somministrato il Calcio, il gossip, i reality, estromettendo Montanelli, Biagi, Mentana, Lerner. Ha addormentato le coscienze. Tutto questo è più devastante di qualsiasi crisi economica. E’ la crisi delle coscienze, che porta all’apologia del compromesso, della truffa, del furto.

    Oggi viene proclamato Beato uno che di coscienza se ne intendeva, don Pino Puglisi, un autentico gigante.
    Che senso ha avuto anche la sua morte? Non so.
    Mi piace credere (ma senza certezze) che senza questi eroi la nostra generazione sarebbe un po’ più cinica, opportunista ed egoista di quanto non lo sia già, anche se, lo ripeto, complessivamente non cambia il peso sociale del male.

    E poi, nonostante il mio pessimismo, guardo a loro come alla Stella Polare (il Nord che spesso mi manca), per indicare a mio figlio adolescente, nonostante tutto, verso quale direzione procedere.

    P.S.: spero vi possiate chiarire con Twiggy, al di là dei fraintendimenti noi tre abbiamo molte opinioni in comune.

  19. Già, mi piace leggerti e condivido ogni cosa che dici. – anche quest’ultimo commento, così “pessimista” come tu dici, ma invece profondo e realista… e dolcemente malinconico. Con un’Interiorità, ecco. – .
    Vedi, tu riesci a cogliere le sfumature e a leggere tra le righe e, capendole, a sintetizzare i pensieri e le sensazioni di un altro (con me l’hai fatto, e anche con Walter), e Onestamente – cosa non da poco – non come quelle persone che fiutando quel che uno vorrebbe sentirsi dire li accontentano…per manipolarli meglio.
    Ti sembrerà strano, ma proprio ovunque è difficile trovare questo punto di equilibrio, di solito o non si può parlare perchè reazioni di logica ‘personale’ e di non-immedesimazione prendono il sopravvento, o c’è una gran superficialità e proprio incapacità…di approfondire. Io poi sono ipercritica e ormai insofferente quasi a tutto… e quindi di quella famosa pazienza nemmeno l’ombra.
    Comunque riconosco che neanch’io sono stata troppo simpatica, forse con ‘la lavatrice’, ma se non dico quello che penso è inutile che parlo. Direi molte più cose anche, di quelli che sono i miei veri pensieri, che ne ho abbastanza dell’ipocrisia che c’è in giro, ma non è possibile: ognuno capisce le cose a modo suo, reagisce… a modo suo, e soprattutto c’è sempre di mezzo il suo ego personale per poter Oggettivamente riconoscere perfino l’ovvio – non dico i problemi altrui, non dico addirittura l’immedesimazione, ma almeno l’oggettivamente ovvio – .
    Dunque io ormai mi sono chiusa, e sono più pessimista (nonchè realista) di te. Neanche potrò mai scordare quella volta che piangevo disperata…disperata, mi sembrava di precipitare all’inferno o nelle sabbie mobili, di una fragilità talmente impossibile da descrivere che so solo non la auguro nemmeno a un nemico, nessuno…poteva capirmi, ma mai mi sarei aspettata di venire addirittura aggredita con una violenza verbale…altrettanto indescrivibile , con “esempi”… – secondo loro – del “peggio”, perchè quello era il ‘senso’, ma nello stesso tempo completamente fuori da ogni paragone, da ogni logica, da ogni attinenza, completamente assurdi…perfino nell’ipotetico significato che gli attribuivano! C’è di meglio in giro, certo, lo so. Apposta sono fissata con i “livelli”…. non sociali, non del conto in banca, ma INTERIORI, di coscienza. Eppure, la tua intelligente pacatezza e comprensione… è una mosca bianca.
    Il novanta per cento delle volte o è piaggeria-ipocrisia, o è aggressività.
    Sono stufa.
    Scusa tutta la lunghezza, ma per l’ultima volta dovevo dire quello che penso.
    Non ho niente da chiarire con Walter, capisco. Capisco quel che voleva dire, quel che vive o ha vissuto per esperienza personale, indi le sue posizioni “in bianco e nero”. Anch’io capisco, che parlo di immedesimazione, non sono così cretina. Eppure sono stanca… di questa fatica, per cosa? la comunicabilità… questa comunicabilità che, ora mi torna in mente, come diceva qualcuno non ricordo chi, proprio in quest’epoca così ‘mediatica’, attrezzatissima per la comunicabilità…nessuno ha più niente da dirsi.

    Con l’occasione saluto tutti, non ce l’ho con nessuno, niente da chiarire, anzi chiedo scusa se parto in quarta con i miei pensieri le mie convinzioni – del resto, ognuno ha le sue. Ma da quando sto solo nella ‘testa’, e specialmente su internet, sono peggiorata. Preferisco riprendere la mia vita ‘scombinata’ di prima.
    Saluti a tutti. ( e a te, Senzanord, oltre i miei più sinceri complimenti, che non perda mai la tua Stella Polare… :)) che, ne sono sicura, anche tuo figlio grazie a te saprà riconoscere :)))
    Intanto, grazie anche da parte mia.

  20. Ah no, prima di andarmene, una storia a lieto fine. – che sennò tra un po’ riscriviamo il libro Cuore.
    … e invece questa è una favola… dell’Individualità – non individualismo – che trionfa, ma maiuscola :))
    no non va nella direzione di Don Gallo e Don Puglisi… ma in un’altra… :)) anch’essa MAIUSCOLA! ;)))

    A voi, a lieto fine

    Lei è Diana Jenkins, una ex rifugiata bosniaca diventata la moglie di un banchiere della City miliardario. emigrata di nuovo, stavolta con i soldi, i figli e il consenso del marito, a Malibù, la spiaggia più chic di tutta la California perché in Inghilterra si sentiva trattata dalle altre donne del suo ambiente come “una moglie comprata su catalogo”, insomma come una puttana. Lui è Ejup Ganic, ex presidente della Bosnia, arrestato una settimana fa all’aeroporto londinese di Heathrow e sbattuto in un tetro carcere di Londra in attesa che il tribunale valuti la richiesta di estradizione nei suoi confronti presentata dalla Serbia con l’accusa di crimini di guerra. Una corte inglese aveva rifiutato la libertà provvisoria, mettendo una cauzione di 300 mila sterline, circa 350 mila euro, nel timore che il carcerato, se rilasciato, sarebbe fuggito. Ma la moglie del banchiere ha pagato la cauzione di tasca sua e lo ha fatto tornare libero.

    Sembra una favola. “La bella e la bestia”, la riassumono furibondi i serbi. Ma di fiabe ce ne sono almeno due, in questa storia dall’ancora incerto lieto fine. La prima riguarda soltanto la protagonista femminile, Diana maritata con Roger Jenkins, nata 36 anni fa a Sarajevo col nome di Sanela Dijana Catic, fuggita a piedi dalle macerie e dalle stragi dell’ex Jugoslavia, approdata a Londra senza conoscere nessuno, senza sapere l’inglese, senza un lavoro e senza una sterlina. Nella capitale britannica ha fatto i mestieri più umili, si è messa a studiare e un giorno a una lezione in una scuola di business ha conosciuto un professore estemporaneo il cui vero lavoro è fare il banchiere, anzi, il superbanchiere, anzi, uno dei banchieri più ricchi della City. E’ amore a prima vista tra Diana e Roger, che si sposano e inziano a fare la bella vita nel jet-set londinese. Lei si rivela non solo affascinante e seducente come una top-model, ma anche intelligente e scaltra come un banchiere: durante una vacanza in Costa Smeralda diventa amica di un’altra musulmana, la moglie dello sceicco del Qatar, attraverso la quale suo marito conosce lo sceicco e ottiene un favoloso prestito da 7 miliardi di sterline con il quale salva dalla bancarotta la Barclays Bank. E il superbanchiere diventa ancora più ricco. Secondo capitolo della favola. Un bel giorno, o brutto dal suo punto di vista, Diana pianta tutti e se ne va. Dice che le feste e le cene a cui partecipa insieme al marito la fanno sentire “vuota, umiliata e perfino sporca”, per il modo in cui la trattano le altre donne, le altre mogli, facendola sentire come una “moglie ordinata su catalogo”, modo elegante di dire che la fanno sentire una bella puttana, “comprata” dal marito per la sua bellezza e basta. Così, stufa di sopportare, lei accusa Londra e l’Inghilterra di classismo, snobberia, discriminazione sessuale e razziale verso una ex-povera ma bellissima ragazza musulmana bosniaca, fa le valige e si trasferisce con i figli a Malibù, dove si vive un’atmosfera più democratica, dice lei. Il marito la viene a trovare quando può, ogni tanto fa un salto lei a Londra, e intanto si occupa di filantropia e cause nobili.

    Il terzo capitolo della fiaba è, per adesso, l’ultimo. Una settimana fa viene arrestato mentre cerca di partire dall’aeroporto di Heathrow un professore di ingegneria bosniaco. Si chiama Ejup Ganic, è stato vicepresidente e poi presidente della Bosnia negli anni Novanta, durante la guerra civile che mandò in frantumi la Jugoslavia e fece scorrere fiumi di sangue in conflitti inter-etnici. Indagato a suo tempo dal tribunale internazionale dell’Aja, Ganic non venne perseguito. Ma ora la Serbia ci riprova e ha presentato alla Gran Bretagna, dove Ganic risiede, richiesta di estradizione. Il crimine di cui è accusato risale a 18 anni fa. E’ un famoso incidente che risale ai giorni in cui le forze serbo-bosniache circondavano Sarajevo, all’inizio di un assedio che durò 44 mesi e in cui morirono 10 mila persone. L’allora leader bosniaco Alija Izetbegovic fu preso in ostaggio dalle forze serbe all’aeroporto di Sarajevo mentre rientrava da colloqui di pace in Portogallo. Come risposta, la principale caserma serba di Sarajevo fu circondata dalle truppe bosniache. Un negoziato ad alta tensione, mediato dall’Onu, produsse un accordo per la liberazione di Izetbegovic e simultaneamente dei soldati della caserma serba. Ganic, che era il vice di Izetbegovic, condusse la trattativa e comandava di fatto le truppe della Bosnia in quel delicato frangente. Sembrava che la crisi fosse risolta ma, mentre Izetbegovic veniva liberato, il convoglio su cui viaggiavano le truppe serbe, che stava lasciando la caserma circondata, fu attaccato. Nell’agguato morirono 40 soldati. I serbi accusano oggi Ganic di diretta responsabilità nella morte di 18 di essi. Frottole, protesta la bella Diana. “Che Ganic sia arrestato per un crimine che secondo il Tribuna dell’Aja non sussiste è uno scandalo”, dice. “Ora potrà contrastare queste accuse ridicole da uomo libero”. Lei non lo ha mai incontrato o conosciuto, precisa, ma non ha esitato a tirare fuori le 300 mila sterline per riparare “un’ingiustizia”. A Sarajevo, migliaia di persone protestano da giorni davanti all’ambasciata britannica. E l’attuale presidente della Bosnia, Haris Silajdzic, è appena stato a Londra dove ha incontrato il ministro degli Esteri David Miliband, chiedendo il rilascio di Ganic e protestanto per il trattamento “irriguardoso” che ha sofferto: “In carcere gli hanno tolto le sue medicine e non gli hanno lasciato usare il telefono”. Ma senza i soldi di Diana sarebbe rimasto in prigione. Il seguito alla prossima puntata.

    (Enrico Franceschini)

  21. senzanord
    26 May 2013

    Grazie, il fatto è che leggendo i commenti degli altri riordino meglio le mie idee, e poi cerco di esporle, tutto qui.

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